Nel 1888, una serie di omicidi sconvolse l'opinione pubblica nel quartiere londinese di Whitechapel, allora caratterizzato da una povertà estrema. La brutalità dei crimini, di cui furono vittime cinque donne tra il 31 agosto e il 9 novembre, diede origine a una copertura mediatica mondiale, che si estese persino agli angoli più remoti dell'Impero britannico.
Nel corso delle successive indagini, diverse persone furono sospettate, ma non fu possibile dimostrare la colpevolezza di nessuna di loro. Sia la polizia sia i giornali che riportavano le notizie ricevettero numerose lettere, alcune contenenti indizi più o meno utili, altre vere e proprie «lettere di confessione», delle quali, tuttavia, solo poche furono prese sul serio. La cosiddetta lettera «Dear Boss», giunta alla Central News Agency alla fine di settembre del 1888, fu considerata, almeno all'epoca, potenzialmente autentica e fu la prima a essere firmata «Jack the Ripper» («Jack lo Squartatore»), un nome passato alla storia.
Il caso rimase irrisolto ed è considerato uno dei più grandi enigmi della storia criminale di tutti i tempi, capace ancora oggi di affascinare moltissime persone. In realtà, già durante le indagini e negli anni successivi si speculava su personaggi potenzialmente famosi che avrebbero potuto essere l'assassino, ma fu soltanto a partire dalla metà del XX secolo che le teorie (complottiste) su Jack lo Squartatore iniziarono davvero a prendere piede. Tra gli obiettivi degli investigatori amatoriali finirono, per esempio, il principe Albert Victor, nipote della regina Vittoria dalla reputazione discutibile, il serial killer americano H. H. Holmes e persino lo scrittore di libri per bambini Lewis Carroll. Poi fu la volta del pittore Walter Sickert.
Leggi anche: Dalí e il viaggio psichedelico nella Tana del Bianconiglio

Walter Sickert nacque a Monaco di Baviera nel 1860. Quando aveva otto anni, la sua famiglia si trasferì in Inghilterra. Sebbene fosse un pittore, il padre di Sickert desiderava per il figlio un percorso professionale diverso, forse proprio perché conosceva bene le difficoltà di quella carriera. Alla fine, però, il talentuoso rampollo riuscì a imporsi e divenne assistente nello studio di James McNeill Whistler. Durante un soggiorno in Francia, Walter Sickert riuscì inoltre a conquistare Edgar Degas che divenne suo mentore.
Sickert, che fu sposato tre volte (tutte le mogli morirono per cause naturali), appartenne a diversi gruppi di artisti postimpressionisti e fu annoverato tra i più importanti pittori nel percorso verso la modernità nel Regno Unito. Traeva i suoi soggetti soprattutto dai teatri e dai music hall, ma anche da semplici ambienti interni.
Nel 1941, un anno prima della sua morte, fu celebrato con una grande mostra personale alla National Gallery. Al momento degli omicidi del 1888, si trovava forse in Francia.
Fin qui, tutto bene. Ma perché Sickert venne sospettato di essere Jack lo Squartatore? Il primo a formulare questa tesi – seppur solo marginalmente – fu Donald McCormick, nel 1959, nel suo libro The Identity of Jack the Ripper. Le sue argomentazioni erano la presunta personalità morbosa di Sickert e la frustrazione dovuta a una disfunzione sessuale, il suo interesse per soggetti appartenenti agli strati più poveri della società e i suoi soggiorni temporanei nell'East London, non lontano dai luoghi dei delitti a Whitechapel. Ma soprattutto, McCormick portò come indizi il particolare interesse di Sickert per la serie di omicidi e alcuni dei suoi dipinti.
In effetti, Walter Sickert era interessato agli omicidi di Jack lo Squartatore. Tuttavia, sembra che questo interesse sia nato soltanto intorno al 1906, presumibilmente dopo che la sua padrona di casa dell’epoca gli raccontò di sospettare che un precedente inquilino fosse stato proprio Jack lo Squartatore. Secondo il racconto, si trattava di un giovane i cui comportamenti notturni avevano insospettito la donna. Se questo aneddoto sia vero, è comunque tutto da dimostrare. In ogni caso, nel 1907 Sickert dipinse il cupo quadro Jack the Ripper’s Bedroom, che ha proprio quella stanza come soggetto.

Nel 1976 uscì il libro di Stephen Knight Jack the Ripper: The Final Solution, che indicava Sickert non come l'assassino, bensì come un complice a conoscenza di una cospirazione legata al già citato principe Albert Victor. Nel 1990, Jean Overton Fuller riprese nel suo libro Sickert and the Ripper Crimes i sospetti di McCormick, soffermandosi maggiormente sulla serie di opere di Sickert The Camden Town Murders del 1908/09. Il titolo della serie si riferiva all'omicidio di Emily Elizabeth Dimmock, avvenuto nel 1907 nel quartiere londinese di Camden Town.
I quattro dipinti di Sickert raffigurano un uomo vestito e una donna nuda distesa su un letto. In realtà, i singoli dipinti hanno titoli di carattere sociale, come What Shall We Do for the Rent? («Come faremo a pagare l’affitto?»), oppure titoli del tutto neutrali, come Summer Afternoon («Pomeriggio d'estate»), e non presentano alcun elemento violento. Tuttavia, Sickert scelse ben presto il titolo più controverso The Camden Town Murder («L'omicidio di Camden Town»), che gli procurò effettivamente maggiore attenzione, ma suscitò anche discussioni e polemiche.
Per Overton Fuller, i dipinti di Sickert costituivano una prova della sua colpevolezza sia negli omicidi di Jack lo Squartatore sia in quello di Camden Town.
Potrebbe interessarti anche: I 10 dipinti più spaventosi della storia dell'arte

Per il suo libro pubblicato nel 2002, Portrait of a Killer: Jack the Ripper, Case Closed, la scrittrice americana di romanzi gialli Patricia Cornwell non badò né a spese né a fatiche pur di fare di Walter Sickert il principale sospettato. Cornwell acquistò dipinti e lettere di Sickert, nonché alcune delle cosiddette «lettere di confessione» dell'epoca degli omicidi di Jack lo Squartatore, e finanziò test del DNA e analisi comparative della grafia. Tuttavia, le sue argomentazioni conclusive incontrarono altrettanto poco consenso tra gli storici seri quanto quelle dei suoi predecessori.
Anche se i misteriosi dipinti di Walter Sickert possono renderlo un candidato decisamente più plausibile per la vera identità di Jack lo Squartatore rispetto ad altri già sospettati, gli indizi non reggono a un esame approfondito. L’enorme numero di persone che, nel corso degli anni, sono state indicate come potenziali Jack lo Squartatore è una conseguenza dell’enigma, tuttora irrisolto, che circonda l’identità dell’assassino, di cui, ancora oggi, a quasi 140 anni dai suoi crimini, non si sa assolutamente nulla. E così, chiunque lo desideri può proiettare su di lui le proprie idee e fantasie personali.
Jack lo Squartatore è come una tela bianca che aspetta di essere dipinta, ora con minuziosa attenzione ai dettagli, ora in modo completamente astratto.
Scopri tanti altri articoli interessanti sul Barnebys Magazine!




