Lee Alexander McQueen è nato a Londra nel 1969 in una famiglia modesta: la madre era un'insegnante e il padre un tassista. Era il più giovane di sei figli e scoprì molto presto la passione per i vestiti, vestendo le sue tre sorelle. Lee aveva uno spirito ribelle e non aveva paura di credere nei suoi progetti. All'età di 16 anni iniziò a lavorare come apprendista sarto presso Anderson & Sheppard, una delle famose sartorie di Saville Row a Mayfair. Con loro, McQueen ha imparato a confezionare abiti impeccabili, tra cui una giacca per il futuro re del Regno Unito, Carlo. Ha poi lavorato da Gieves & Hawkes come tagliatore di modelli, e poi da Angels & Bermans, specializzato in costumi teatrali, esperienza che gli ha conferito un forte gusto per la teatralità, riflessa nei suoi abiti e nelle sue sfilate.

Il suo talento e la sua determinazione vengono notati e all'età di 20 anni McQueen inizia a lavorare come tagliatore di modelli per lo stilista giapponese Koji Tatsuno. A 21 anni fa domanda per diventare insegnante alla prestigiosa Central Saint Martins School of Design and Fashion. La direttrice del programma di master pensava che fosse troppo giovane per insegnare, ma colpita dal suo talento gli offrì un posto come studente. La sua collezione di laurea, ispirata a Jack lo Squartatore, ricevette un'ampia copertura mediatica e fu acquistata dalla fashion editor Isabella Blow. La stilista fu determinante nel lancio della sua carriera, suggerendogli anche di cambiare il suo nome in Alexander McQueen.
Nel marzo 1995, la sua prima collezione Highland Rape, "The Rape of Scotland", segna anche il suo primo scandalo: le sue modelle indossano abiti strappati e lacerati, un modo per McQueen di riappropriarsi delle sue origini scozzesi e denunciare la politica britannica. Nonostante le forti reazioni suscitate da questa prima campagna, McQueen viene acclamato e nel 1996 riceve il premio British Designer of the Year ed entra a far parte di Givenchy come direttore artistico.

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Anche i cinque anni trascorsi da Givenchy sono stati molto controversi: lo stesso McQueen ha dichiarato che non si sentiva in sintonia con le idee della maison e che per lui era più un lavoro che una vocazione. Allo stesso tempo, però, continuò a lavorare al proprio marchio che, a differenza delle sue collezioni per la casa di moda francese, riscosse un grande successo. Sebbene si sentisse vincolato da Givenchy, con il suo marchio lo stilista ha dato sfogo alla sua immaginazione. Il suo stile è riconoscibile in pezzi forti come pantaloni scollati, cappotti, pelle tagliata e pizzo strappato. Tutti i suoi capi sono realizzati con precisione, uno stile influenzato dal periodo trascorso a Savile Row, con drappeggi eleganti e capi scultorei.
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Lo stilista è particolarmente noto per le sue sfilate teatrali e sempre meravigliosamente eseguite. Molte delle sue sfilate sono passate alla storia della moda, tra cui Joan, nel 1998, in cui una modella finì in mezzo a un anello di fuoco, o la sfilata N°13, nel 1999, che fu assolutamente rivoluzionaria nel mondo della moda. McQueen è stato infatti il primo a utilizzare le macchine in passerella e a creare un pezzo davanti agli occhi stupiti del pubblico.

Per chiudere la sfilata N°13, Shalom Harlow ha indossato un abito bianco immacolato ed è rimasta in piedi su una piattaforma girevole, dove due bracci robotici (solitamente utilizzati per verniciare le carrozzerie delle auto) l'hanno spruzzata di vernice, creando una scena unica e inquietante. Questo elemento spettacolare ha indubbiamente ispirato più di un designer. Nel 2022, Coperni ha fatto scalpore con un concetto simile: un abito è stato creato direttamente sul corpo di Bella Hadid utilizzando un liquido in cui sono state incorporate fibre non tessute, che si induriscono a contatto con l'aria e si trasformano in un materiale simile al tessuto.

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Nel 2001, anche la sfilata di Voss ha lasciato il segno: le modelle camminavano in una scatola trasparente fatta di specchi unidirezionali che riflettevano la loro immagine. L'ambientazione ricordava un manicomio vittoriano e le modelle, non potendo vedere ciò che le circondava, assumevano un contegno angosciato. Anche la musica ricorda il battito di un cuore, aggiungendo angoscia all'ambientazione. Nel 2005, lo spettacolo It's only a game ha collocato le modelle su una scacchiera, come pedine. Tutti i suoi spettacoli sono nitidi e sofisticati, e hanno sempre un significato speciale.
Tutta la teatralità che caratterizza i suoi modelli e le sue sfilate deriva anche dal suo amore per il cinema. Nel 1993-1994, appena laureato alla Central Saint Martins, lo stilista rivisita il personaggio di Travis Bickle in Taxi Driver, in particolare la scena in cui si rade la testa. L'anno successivo si è immerso nel thriller di Hitchcock Gli uccelli, nel 1996 in The Hunger di Tony Scott e nel 1999 in Shining di Stanley Kubrick.
Non sorprende nemmeno che abbia disegnato i costumi di scena per David Bowie e Björk, due artisti famosi per la loro stravaganza, il loro gusto per la messa in scena e il loro stile unico.

Nel corso della sua carriera, tuttavia, è stato criticato e afflitto da numerosi stereotipi, in particolare quello di non amare le donne, a causa di alcuni capi di abbigliamento ritenuti degradanti, e la rappresentazione dello stupro e della follia in passerella, ma è sempre stato in grado di rispondere ad essi: per lui, è tutta una questione di messa in scena.
Se si dice che ritraggo le donne in modo degradante, è perché voglio ritrarre il modo in cui la società percepisce ancora le donne, non il modo in cui le vedo io.
Alexander McQueen ha alternato il volgare all'ostentato. L'ultima collezione da lui disegnata, "Ange et démon", ha segnato la fine di un'epoca. La sfilata, tuttavia, non ebbe luogo, poiché Alexander McQueen si suicidò nella sua casa di Mayfair l'11 febbraio 2010.

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In 18 anni di carriera, ha creato opere oniriche e romantiche, intrise di riferimenti alla storia, all'arte, alla letteratura e al cinema, che lo rendono un artista completo.










