Pensando al primo Rinascimento italiano, l'artista che ci viene subito in mente come pioniere del movimento è sicuramente Giotto. In realtà, una figura chiave spesso sottovalutata è quella del suo maestro, Cimabue.
Il pittore e mosaicista noto come Cimabue, vero nome Cenni (Bencivieni) di Pepe, nacque da una nobile famiglia a Firenze nel 1240. Nel Medioevo, l'arte era fortemente influenzata dallo stile bizantino e focalizzata sull'iconografia religiosa che tendeva a rappresentazioni piatte e bidimensionali di scene bibliche. Fu proprio Cimabue a mettere in moto l'inizio di un cambiamento stilistico che avrebbe trasformato il mondo dell'arte e oltre.
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Non si conosce molto degli anni formativi di Cimabue e non esiste praticamente alcuna documentazione ufficiale del suo lavoro. I dettagli biografici variano, ma la maggior parte può essere fatta risalire al Vasari, considerato il primo storico dell'arte al mondo, che nel 1550 pubblicò Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori.
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Secondo Vasari, il giovane Cimabue mostrò grande talento mentre era allievo della scuola del convento di Santa Maria Novella. Invece di leggere diligentemente i suoi libri di testo, sembra che Cimabue preferisse disegnare figure e animali sulle pagine; al punto tale che, quando alcuni artisti greci arrivarono a Firenze per decorare la chiesa del convento, i suoi genitori gli concessero del tempo lontano da scuola per studiare il loro lavoro. Tale esperienza potrebbe aver iniziato a modellare la sua consapevolezza artistica.
Vasari era un grande ammiratore del lavoro di Cimabue: scrisse infatti che le sue capacità artistiche "superavano di gran lunga quei pittori greci".

In netto distacco dai metodi schematici dei suoi contemporanei, i dipinti di Cimabue ritraggono forme umane naturalistiche, con tratti del viso più realistici e accenni di muscolatura. Queste qualità possono essere viste molto chiaramente nel Crocifisso della Basilica di Santa Croce, Firenze (ca. 1287-88). Il crollo realistico del corpo di Cristo, insieme alla tensione delle sue braccia distese, raffigura graficamente la sofferenza umana, molto lontana dall'iconografia stilizzata e inespressiva dell'epoca. Inoltre, le pieghe del tessuto e il modo in cui mani e piedi sporgono oltre la croce forniscono un effetto tridimensionale.
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Allo stesso modo, nella Maestà di Santa Trìnità (1290 ca.), Cimabue offre allo spettatore l'abbondanza di stoffa increspata per creare profondità e un'illusione di prospettiva che funziona particolarmente bene al centro dell'immagine. Durante tutta la sua carriera, il lavoro di Cimabue lo portò a viaggiare per l'Italia, ma fu nella sua città natale Firenze che scoprì il suo protetto, Giotto di Bondone.
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Secondo Vasari, Giotto era un giovane pastore i cui disegni realistici di pecore, realizzati su una roccia, furono notati da Cimabue. Colpito dall'abilità artistica del giovane, assunse Giotto come suo apprendista. Un'altra storia racconta che un giorno Cimabue lasciò il suo laboratorio per qualche ora e che nel frattempo il giovane Giotto dipinse una mosca su un ritratto del maestro. La mosca era così realistica che, quando Cimabue tornò, cercò di spazzarla via dal dipinto.
Molte storie del Vasari sono aneddotiche e le sue date contraddittorie: per esempio, in una si afferma che Cimabue morì nel 1300, ma in seguito i documenti mostrano che nel 1302 era ancora vivo e lavorava a Pisa.

Incongruenze a parte, Vasari era sicuramente un grande ammiratore dell'arte rinascimentale. Ugualmente fiorentino e, in quanto tale, sostenitore spudorato degli artisti fiorentini, contribuì alla creazione dello status di superstar di alcuni artisti, come Michelangelo e Leonardo da Vinci.
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Per quanto riguarda la personalità di Cimabue, è noto per aver avuto un'indole spinosa e orgogliosa: se qualcuno criticava il suo lavoro, o se lui stesso vi trovava dei difetti, spesso distruggeva l'opera. Questo si adatta al suo soprannome, in quanto "Cimabue" deriva da "cimare" o "smussare" ma può anche essere letto come "testa di bue" o "testa di toro".
È così con tutti i grandi uomini: si elevano alla grandezza su pietre miliari sconosciute
In termini di eredità, è un peccato che Cimabue tenda a essere ricordato più per essere stato il maestro di Giotto che un artista a sé stante. Nonostante Vasari affermi che Cimabue ha dato "la prima luce all'arte della pittura", ha successivamente concluso che Giotto "ha eclissato la fama di Cimabue proprio come una grande luce ne eclissa una molto più piccola".
Anche Dante, nel Canto XI del Purgatorio, scrisse: Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura.
D'altra parte, il critico d'arte vittoriano John Ruskin riteneva che Cimabue fosse il miglior pittore di Firenze, con un talento pari a quello di Tintoretto e Michelangelo. Suggerì che la ragione per la quale il suo talento venne eclissato dai suoi successori, era da ricercare nell'anticipo che ebbe rispetto agli altri nel gettare le basi della pittura rinascimentale.
Ruskin aggiunse: "È così con tutti i grandi uomini: si elevano alla grandezza su pietre miliari sconosciute".

Il nome di Cimabue è tornato alla ribalta nell'ottobre 2019, quando un'opera d'arte a lui attribuita è stata venduta ad un prezzo record di 24 milioni di euro. Il Cristo Deriso, un piccolo dipinto non firmato che raffigura le fasi finali della vita di Gesù, ha realizzato 4 volte di più rispetto alla stima originale di 4-6 milioni di euro. L'opera si è rivelata parte di un polittico, una raccolta di scene dipinte su più pannelli, risalente al 1280 e raffigurante la passione e la crocifissione di Cristo.
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Il pannello era in ottime condizioni, nonostante fosse rimasto appeso a una parete della cucina, sopra una piastra di cottura. È stato scoperto per caso, grazie a un esperto che si trovava in una casa di Compiègne, in Francia, per valutare dei mobili.
Altre due scene della stessa serie di Cimabue si trovano in collezioni pubbliche: La Madonna col Bambino in trono circondata da due angeli alla National Gallery di Londra e La Flagellazione di Cristo alla Frick Collection di New York.
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Articolo di Kay Carson. Versione aggiornata dell'articolo, precedentemente pubblicato nel 2019.



