La mattina del 19 ottobre, alcuni ladri hanno fatto irruzione nella Galerie d'Apollon del Louvre, portando via gioielli storici per un valore stimato di 88 milioni di euro. L’azione, quasi degna di un film, è stata resa possibile grazie a un montacarichi appoggiato alla parete esterna del museo, che ha permesso ai malviventi di raggiungere il piano superiore. La rottura di una finestra ha fatto scattare l’allarme, ma il personale di sicurezza, arrivato immediatamente, non ha potuto fare altro che assistere alla distruzione di due vetrine e al furto di numerosi oggetti preziosi.
In appena sette minuti i ladri avevano completato il colpo. Tra gli oggetti sottratti ci sono il diadema, la collana e gli orecchini della parure di zaffiri delle regine Marie-Amélie e Hortense, una collana e degli orecchini della parure di smeraldi dell’imperatrice Marie-Louise, e il diadema di perle con due grandi spille di diamanti dell’imperatrice Eugénie. Anche la corona di Eugénie è stata rubata, ma è stata persa durante la fuga su scooter e poi ritrovata in una strada laterale vicina.
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Nonostante l’eco mediatica, questo furto non è un caso isolato.
Molti hanno subito ricordato il colpo del 25 novembre 2019 nella Camera Verde di Dresda, dove furono rubati diversi tesori storici. Alcuni oggetti sono stati restituiti in seguito, spesso danneggiati, mentre altri sono ancora dispersi. Un altro episodio misterioso risale ad aprile 2017, al Museo Statale di Baden a Karlsruhe, dove i ladri hanno preso di mira il diadema dell’ultima Granduchessa di Baden, tempestato di 367 diamanti e valutato 1,2 milioni di euro. La sua assenza non fu subito notata, quindi la data esatta del furto resta sconosciuta. L’indagine si è conclusa nel 2020 per mancanza di indizi, ipotizzando che il diadema fosse stato smontato e venduto.
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L’audacia dei ladri è emersa ancora il 28 giugno 2022 al TEFAF di Maastricht. In presenza dei visitatori, i rapinatori hanno sfondato una vetrina con delle asce e rubato gioielli di grande valore, minacciando chiunque si trovasse nelle vicinanze. Scioccati, visitatori e personale hanno assistito anche a due furti avvenuti il 20 e il 21 novembre 2024: al Musée Cognacq-Jay di Parigi furono rubate sette tabacchiere tempestate di gioielli, mentre il giorno successivo al Musée du Hiéron di Paray-le-Monial i ladri portarono via Via Vitae, una scultura religiosa in marmo con figure in oro e avorio. Due diamanti rubati alla TEFAF e cinque delle tabacchiere furono poi recuperati.
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I ladri sono generalmente attratti dal valore materiale dei beni. Nella maggior parte dei casi, i gioielli vengono smontati, il metallo fuso e le pietre preziose vendute singolarmente. Talvolta le pietre vengono ritagliate per nascondere la loro origine. Nel caso di pezzi storici come i gioielli della corona del Louvre, il rischio è maggiore: le pietre antiche hanno tagli distintivi che le rendono facilmente identificabili, quindi per venderle bisogna modificarle, con conseguente riduzione del valore e aumento dei costi. Tuttavia, poiché il rischio del furto è spesso basso, l’operazione rimane comunque redditizia.
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Altri casi tra il 2017 e il 2022 dimostrano quanto sia importante il valore materiale. La notte del 27 marzo 2017 fu rubata dal Bode Museum di Berlino la moneta d’oro Big Maple Leaf da 100 chilogrammi, stimata 3,8 milioni di euro. Il 14 settembre 2019, l’opera America di Maurizio Cattelan, un WC funzionante in oro 18 carati installato in un bagno pubblico del Blenheim Palace, fu smontata e portata via, con un valore stimato di 5,4 milioni di euro. Infine, il 23 novembre 2022, al Museo celtico-romano di Manching fu rubato un grande tesoro celtico in oro, composto da 483 monete e un lingotto di ghisa. Sebbene i responsabili siano stati identificati e condannati in tutti e tre i casi, solo una parte del tesoro di Manching è stata recuperata, ormai fusa e irriconoscibile. La sorte della Big Maple Leaf e del WC d’oro di Cattelan resta sconosciuta.
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Molti di questi crimini conducono gli investigatori nel mondo della criminalità organizzata. Le effrazioni alla Camera Verde di Dresda e al Museo Bode sono state ricondotte a membri dello stesso clan criminale. Di solito i ladri rubano la merce per rivenderla a pezzi, ma in alcuni casi certi collezionisti potrebbero voler un oggetto intero e persino commissionarne il furto. Non è ancora chiaro se la rapina al Louvre rientri in questa categoria o se i gioielli della corona siano già stati smontati e pronti per la vendita. Sabato scorso sono stati arrestati due sospetti, che hanno parzialmente confessato; mercoledì sera altri cinque uomini ritenuti coinvolti sono stati fermati. Gli oggetti rubati non sono ancora stati ritrovati.
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Il furto al Louvre mette in evidenza quanto sia urgente rafforzare la sicurezza dei musei, per proteggere collezioni sempre più esposte a ladri audaci e spietati.




