Il 27 gennaio 1908, nonostante il freddo pungente, una folla si accalcava davanti alla Cornelius Vanderbilt II House, all’angolo tra la Fifth Avenue e la 57ª strada. Era la più grande dimora privata di New York, e quella sera l’alta società cittadina si era data appuntamento lì per l’evento mondano dell’anno: il matrimonio di Gladys Moore Vanderbilt, figlia di Cornelius Vanderbilt II e di Alice Claypoole Vanderbilt, con il conte ungherese László Széchenyi, esponente di una delle famiglie più antiche e illustri dell’Impero austro-ungarico.

A partire dalla metà dell’Ottocento, matrimoni come questo erano diventati quasi un rituale: aristocratici europei appartenenti a casate prestigiose ma in difficoltà economiche cercavano spose ricche oltreoceano. Le figlie dei grandi industriali americani — soprannominate “principesse del dollaro” — portavano in dote fortune immense in cambio di titoli nobiliari e prestigio. Nessuno rappresentava meglio questo mondo dei Vanderbilt, dinastia olandese trapiantata a New York e divenuta, grazie al genio imprenditoriale di Cornelius Vanderbilt, una delle famiglie più ricche e potenti d’America.
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Nata nel 1886, Gladys crebbe tra il palazzo di famiglia a Manhattan e la residenza estiva The Breakers, a Newport, nel Rhode Island. Educata da tutori privati e in scuole d’élite, visse un’infanzia dorata, immersa in un mondo di lusso e rigore sociale.
Sua cugina Consuelo Vanderbilt era già entrata nella leggenda nel 1895, sposando il futuro duca di Marlborough, Charles Spencer-Churchill. Nel 1908 toccò a Gladys seguire le sue orme.
Conobbe il conte Széchenyi durante un ballo all’ambasciata americana di Berlino, nell’estate del 1907. Poco dopo, alla vigilia del suo ventunesimo compleanno, ereditò circa 25 milioni di dollari, l’equivalente di un miliardo di oggi, dal padre scomparso. Un patrimonio che fece di lei una delle ereditiere più ambite del suo tempo. Il fidanzamento con László fu rapido, e le nozze si celebrarono a gennaio a New York.
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Dopo il matrimonio, la coppia si divise tra le tenute di campagna e il Palazzo Széchenyi di Budapest, e mise al mondo cinque figlie. Ma la vita coniugale non fu serena: già nel 1913 circolavano voci di crisi, alimentate dai debiti di gioco del conte. Durante la Prima guerra mondiale, Gladys si dedicò alla beneficenza, offrendo il proprio palazzo all’esercito ungherese. Dopo il conflitto visse tra Europa e Stati Uniti, mentre il marito servì come ambasciatore d’Ungheria a Washington e Londra fino alla sua morte, nel 1938. Negli ultimi anni, Gladys tornò a The Breakers, dove morì nel 1965 per un infarto.
Un episodio curioso risale al 1912, quando gioielli del valore di 200.000 dollari (circa 8 milioni di oggi) furono rubati dalla loro residenza, per poi essere recuperati. Alcuni dei pezzi più straordinari della sua collezione sono sopravvissuti e saranno battuti all’asta da Phillips a Ginevra il 10 novembre.

Tra i gioielli di Gladys figura un dono di nozze della madre: una tiara Cartier in stile Belle Époque, realizzata con ametiste a goccia e diamanti smontabili da indossare anche come spille, che Gladys indossò anche all’incoronazione dell’imperatore Carlo I d’Austria nel 1916.
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Una di queste spille, ricavata dalla tiara smontata e incastonata con un diamante antico a goccia da 4,55 carati, sarà messa in vendita con una stima di 80.000–120.000 franchi svizzeri (100.000–150.000 dollari).

Altro protagonista dell’asta è il celebre Zaffiro Vanderbilt, un magnifico zaffiro del Kashmir da 42,68 carati, tagliato a cupola e montato in una spilla di diamanti firmata Tiffany & Co., anch’essa dono materno. La sua stima è tra 800.000 e 1.200.000 franchi svizzeri (1–1,5 milioni di dollari).
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In catalogo figurano anche un orologio da viaggio in oro, un orologio da polso, un cofanetto da toletta in oro, rubini e diamanti con il monogramma di Gladys e firmati Cartier.
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Ci sono anche molti altri accessori d’epoca: spille di diamanti, pettini decorativi, borsette gioiello, cipriere e orologi da tavolo in smalto e argento.
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Benoît Repellin, Direttore Mondiale della Divisione Gioielli di Phillips, ha dichiarato: “I gioielli della famiglia Vanderbilt rappresentano la più autentica espressione dell’eleganza dell’Età dorata – creazioni di straordinaria bellezza, dal profondo valore storico e dalla provenienza affascinante. Siamo immensamente onorati di poter presentare queste opere iconiche alla nostra asta di gioielli di Ginevra, che promette di catturare l’immaginazione dei collezionisti di tutto il mondo. Questo avviene in un momento in cui il mercato mostra un entusiasmo particolare per i gioielli d’epoca – i capolavori della Belle Époque e dei primi anni del Novecento sono oggi tra i più ricercati – riflettendo un interesse sempre più ampio per i pezzi rari, firmati e ricchi di storia.”

A riaccendere l’interesse per questo periodo ha contribuito anche la serie televisiva The Gilded Age, creata da Julian Fellowes, l’autore di Downton Abbey. L’attuale stagione è dedicata proprio alle “principesse del dollaro”, come Gladys Vanderbilt, le cui vite, spesso più complesse che fiabesche, continuano a ispirare romanzieri e sceneggiatori.
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L’asta “Geneva Jewels Auction: V” di Phillips si terrà il 10 novembre all’Hotel President Wilson di Ginevra, dopo un tour internazionale con tappe a Hong Kong, New York, Singapore, Taipei, Londra e infine Ginevra.




