Il Carnevale di Venezia, insieme a quello di Rio in Brasile, si distingue come una delle celebrazioni carnevalesche più rinomate al mondo, catturando l'immaginazione di visitatori provenienti da ogni angolo del pianeta. Oltre a essere una festa dalle origini antichissime, con la prima testimonianza scritta risalente addirittura al 1094 nel documento del Doge Vitale Faliero Dodoni, il Carnevale di Venezia è intriso di fascino e mistero, strettamente intrecciati con la ricca storia, la peculiare architettura e la poetica bellezza della città lagunare. Questa celebrazione unica – in cui attori e spettatori diventano una cosa sola su un grande palcoscenico di maschere e colori – attira ogni anno milioni di appassionati da tutto il mondo. Nel nostro articolo, esploreremo alcune piccole curiosità su questo evento così straordinario e originale.
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1. L'origine del nome
Secondo molti la parola Carnevale deriva dall'espressione latina carnem levare, ovvero "togliere la carne". Questa festa culmina infatti nel Martedì Grasso, il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri e l'inizio della Quaresima. Durante i successivi 40 giorni, secondo la tradizione cristiana è proibito mangiare carne in osservanza del digiuno quaresimale. Un'ipotesi alternativa fa derivare la parola da carrus navalis, che si riferisce a un carro navale o nave allegorica su ruote che inaugurava la festa, immagine che richiama in qualche modo l'idea dei carri allegorici moderni.

2. La festa di tutti
Grazie all'anonimato concesso dalle maschere, il Carnevale era considerato anche l'occasione in cui nobili e membri del popolo si mescolavano per le calli di Venezia, un momento di festa in cui cadevano le distinzioni di ceto, oltre a qualunque altro tipo di differenza sociale. La finzione permetteva a chiunque di avvicinarsi persino al Doge, creando un'atmosfera di uguaglianza, in cui era consuetudine per le misteriose maschere inchinarsi reciprocamente quando si incontravano.
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3. Gli ovi odoriferi
Fra le usanze di moda nel Carnevale c'era quella che coinvolgeva i cosiddetti ovi odoriferi (uova profumate). Non si trattava di semplici uova, ma di gusci riempiti di profumo, spesso acqua di rose. I giovani mascherati li lanciavano l'uno all'altro o, in alcuni casi, verso le donne che trovavano attraenti. Tuttavia, la situazione poteva prendere una svolta interessante, poiché alcune di queste uova venivano a volte riempite di inchiostro o altre sostanze poco piacevoli, causando sgradite sorprese.
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4. La Baùta e Casanova
Una delle maschere più diffuse nel Carnevale antico e ancora amata in quello moderno, è la Baùta o Bautta. Il travestimento, indossato sia da uomini che da donne, comprende un tricorno nero, una maschera bianca chiamata larva e un avvolgente mantello scuro, noto come tabarro. La Baùta era molto usata nelle situazioni in cui si voleva corteggiare o essere corteggiati liberamente, mantenendo l'anonimato. Copriva gli occhi e il naso, ma si allargava all'altezza della bocca, permettendo di mangiare, bere... e baciare. Pare inoltre che l'ampio tabarro consentisse di nascondere bene il corpo e di abbandonarsi a licenziosità varie fra le calli veneziane. Forse anche per questo motivo si dice che fosse la maschera preferita dal noto tombeur de femmes Giacomo Casanova.

5. La Moretta, maschera muta della seduzione
La Moretta era una piccola maschera ovale di velluto nero indossata dalle nobili, di moda tra il XVII e il XVIII secolo. Era priva di apertura all'altezza della bocca, cosa che le valse il soprannome di muta, e assumeva il ruolo simbolico della femminilità e della seduzione. Il suo nome sembra derivare dalla parola dialettale veneziana moro, che significa scuro o nero. Tale tonalità metteva in risalto la pelle bianca e i capelli delle donne veneziane, spesso tinti di un colore biondo-ramato. Questa maschera diventò iconica per il suo aspetto misterioso ed era amata dalle donne che potevano con essa nascondere la loro identità, mettendo tuttavia in risalto il generoso scollo degli abiti dell'epoca. Enigma e sensualità erano così unite insieme in un piccolo oggetto da porre sul viso.
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6. Il Medico della Peste non nasce come maschera carnascialesca
Il Medico della Peste è tra le maschere veneziane più stravaganti e riconoscibili, ma non ha avuto origine come maschera carnevalesca. Inizialmente, era un dispositivo ideato per prevenire la diffusione di malattie. Si racconta che Charles de Lorme, un medico francese del XVII secolo, adottò questa maschera insieme ad altri accorgimenti durante l'epidemia di peste. La maschera, spesso di colore bianco, presenta due fori al posto degli occhi e un lungo becco cavo. Durante l'epidemia, questo becco veniva utilizzato per contenere fiori e altre essenze profumate. Secondo la teoria miasmatica predominante in quel periodo, si credeva che gli odori nocivi (di materiale putrefatto e altre particelle dannose) diffondessero l'infezione, e quindi si cercava di contrastarli con sostanze aromatiche.
Interessante notare che, durante la pandemia di COVID-19, il costume del Medico della Peste ha ottenuto una rinnovata popolarità.
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