La tela, punto d’inizio di ogni opera d’arte. Supporto e fondo intatto per la creazione artistica, che sia un dipinto a olio, un acrilico o una tempera. O almeno, così fu fino al 1949, l’anno in cui Lucio Fontana bucò la prima tela, trasformandola in qualcosa di nuovo: un concetto, quello dell'infinito, che andava ben oltre il semplice intervallo di tessuto tenuto teso dalla struttura in legno.
Con la sua piccola, grande rivoluzione, Lucio Fontana ha cambiato in maniera irreversibile la storia dell’arte, influenzando ogni generazione di artisti venuta dopo di lui. La tela non è più l’oggetto su cui dipingere, ma diventa protagonista dell’opera.
In occasione dell'asta di Martini Studio d'Arte dedicata all'Arte Moderna e Contemporanea italiana e internazionale, scopriamo alcuni degli artisti che hanno seguito le orme di Lucio Fontana nella creazione di opere d'arte partendo dalla tela come soggetto.
Pino Pascali, Dalla serie Lettere (N), 1964

Tra i grandi protagonisti dell’Arte Povera, Pino Pascali fu profondamente influenzato dallo Spazialismo: coniugò abilmente le ricerche di Fontana con il suo personale immaginario di origine mediterranea, dando vita al suo linguaggio fatto di forme semplici e arcaiche, strutture essenziali e icone della cultura di massa. Realizzò le sue “false sculture”, con materiali effimeri e fragili come tela, legno, smalti, lana d’acciaio e paglia. Pascali morì giovanissimo, a soli 33 anni, nel 1968 - lo stesso anno in cui scomparve anche Lucio Fontana.
Alighiero Boetti, Segno e disegno, 1979

Altro esponente dell’Arte Povera italiana, Boetti iniziò ad interessarsi alle tecniche artistiche artigianali negli anni Settanta, allontanandosi dalla corrente poverista. Nel 1971, in Afghanistan, commissionò ad alcune donne diversi tipi di manufatti da ricamare sulla base dei suoi disegni: con il primo lavoro della celebre serie delle “Mappe”, Boetti diede una svolta totale alla sua ricerca. Si concentrò quindi sul progetto e sull’elaborazione mentale, sui testi e sui suoi eleganti codici di lettura. La tela diventò così telaio, i pennelli dei fili da ricamo; Boetti diede vita a quelle combinazioni di lettere e parole che ogni volta ci incuriosiscono e stupiscono.
Maria Lai, Senza titolo,1984

A proposito di tele e telai, nessun’altra artista si è dedicata al ricamo quanto Maria Lai, tra i nomi femminili più influenti dell’arte italiana. Il suo avvicinamento al ricamo come forma d’arte iniziò negli Settanta con i cosiddetti Telai, opere in cui pittura e scultura s’incontrano, fondendosi tra loro in materia, colore e gesto. Il lavoro di Maria Lai evoca la narrazione ma anche la meditazione, concepita come riflessione sul senso della storia e della tradizione. L’opera presentata da Martini Studio d’Arte è un assemblaggio di tessuto e xerografie ricamate, a formare un libro aperto.
Giorgio Griffa, Senza titolo, 1974

Griffa è tra i principali esponenti della ricerca pittorica contemporanea a livello internazionale dagli anni Sessanta. Nell’anno cruciale del ‘68 abbandonò definitivamente la pittura figurativa, dedicandosi a quei segni semplici ed elementari che sono tutt’oggi elemento chiave del suo lavoro. La tela, nel caso di Griffa, è usata nella sua totale semplicità: grezza, non preparata, non montata sul telaio, viene poi fissata alla parete con una serie di chiodi disposti sul bordo superiore. Peculiare anche la scelta di come riporre le tele, quando non sono esposte: ripiegate e impilate a formare delle pieghe che creano una sorta di griglia che soggiace alla pittura.
Henk Peeters, 62-10, 1962

Tra i membri più attivi del gruppo ZERO (Nul), Peeters partecipò attivamente all’organizzazione delle mostre allo Stedelijk Museum di Amsterdam e diverse esposizioni con il gruppo Azimuth, con Yves Klein, Lucio Fontana e Yayoi Kusama. Le sue opere hanno spesso un fascino quasi tattile, attraverso il quale cerca di rendere lo spettatore consapevole del proprio ambiente. La tela viene quindi lavorata, ricamata, distrutta in parti o bruciata. Legato anche al Nouveau Réalisme, Henk lavorò con materiali di scarto e ready made.
L’asta n. 47 di Martini Studio d'Arte raccoglie oltre 160 lotti con nomi di spicco dell’arte moderna e contemporanea: tra i Top Lots compaiono anche Gunther Uecker, con Poesy of destruction, 1984 - Chiodi e pittura spray su cartoni intagliati sovrapposti, Jean Tinguely con Maschinenbild Haus Lange, 1960 - una tavola dipinta con 5 elementi metallici dipinti, pulegge in legno, cinghie in gomma, staffe metalliche e motore elettrico e Petite chouette, una bellissima brocca in ceramica di Pablo Picasso.
Appuntamento per il prossimo 26 maggio alle 17: per tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, visitare il sito di Martini Studio d’Arte.



