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Magazine/Orologi/Patek Philippe: Un investimento che dura nel tempo

Patek Philippe: Un investimento che dura nel tempo

Ormai l’orologio non è un accessorio strettamente necessario: per sapere l’ora basta tirare fuori di tasca lo smartphone. Indossarne uno non è più indicativo della sua funzione: denota invece uno stile. E quando quel che si indossa è un Patek Philippe non si tratta solo di stile, ma anche di un grande investimento.

29 luglio 2020
Patek Philippe, ref. 4856, orologio da polso in oro giallo con fasi lunari, c. 1997, cinturino in pelle blu. Foto © Sotheby’s

Patek Philippe, ref. 4856, orologio da polso in oro giallo con fasi lunari, c. 1997, cinturino in pelle blu. Foto © Sotheby’s

Cosa rende questi orologi tanto preziosi? Da un punto di vista strettamente finanziario, il valore di un Patek Philippe non fa che aumentare con il tempo, e non possiamo dire lo stesso di nessun altro marchio: persino l’acquisto di un Rolex può rivelarsi un flop.

Quel che davvero distingue questo brand è che, per quanto un Patek Philippe possa aumentare di valore, probabilmente non ve ne vorrete mai separare: proprio per questo si dice che non è possibile possederne davvero uno, ma che ne si è solo i custodi per un tempo limitato, fino al passaggio alla generazione successiva.

La storia del brand Patek Philippe

Patek & Czapek, raro orologio a cilindro in oro 18 carati, diamanti, smeraldi e rubini, 1841. Foto © Christie’s

L’azienda Patek Philippe venne fondata nel 1851, quando un uomo d’affari con l’animo di un artista incontrò un talentuoso orologiaio. Antoni Patek iniziò ad interessarsi agli orologi negli anni ‘20: ne era affascinato dal meccanismo, ma aveva anche notato che nessuno una delle aziende allora esistenti creava dei prodotti pregiati ed eleganti.

Patek iniziò a produrre orologi nel 1839 con il suo primo partner, Franciszek Czapek, ma la collaborazione durò solo pochi anni. Nel 1844, infatti, l’imprenditore incontrò Adrien Philippe, ingegnere che aveva appena vinto la Medaglia d’oro all’Esposizione Industriale Francese di quell’anno. Una volta conosciuto il suo genio e compreso che quel premio era solo l’inizio di una brillante carriera, Patek chiuse i rapporti con Czapek per collaborare a tempo pieno con Philippe.

Antoni Patek. Foto via Wiki Commons

Nei 26 anni che seguirono, Patek e Philippe introdussero nei loro orologi un’innovazione dopo l’altra, inclusi un cronografo rattrappante, un tourbillon e il primo calendario perpetuo al mondo. I due, tecnologia a parte, si concentrarono sulla bellezza dei loro prodotti, basandola sull’utilizzo di materiali preziosi e sulla fattura artigianale. Tutt’ora, Patek Philippe vanta gli standard di lusso più alti del settore, ed ogni componente dei loro orologi è realizzata internamente.

Leggi anche: I 10 brand di orologi più cercati su Barnebys

Quando l’innovazione incontra la tradizione

Sono state solo due le occasioni in cui Patek Philippe ha rischiato il fallimento. La prima durante la crisi finanziaria degli anni ‘30: l’azienda era conosciuta per i suoi raffinati orologi da taschino, ma i più abbienti erano in ristrettezze economiche e gli orologi da polso stavano diventando sempre più popolari tra il grande pubblico. L’unica alternativa al fallimento era l’innovazione.

Patek Philippe, raro e importante orologio in platino con fasi lunari, indicazione dell'anno bisestile e numeri Breguet, 1994. Foto © Christie’s

Nel 1932, Patek Philippe lanciò il famoso Calatrava. Elegante e moderno, il modello Calatrava era accessibile al grande pubblico, pur mantenendo gli alti standard di manifattura artigianale. Il suo design divenne così popolare da essere ancora adesso uno dei modelli più venduti dell’azienda. Oggi, un Cataltrava vintage può avere un valore superiore ai 5.000 euro; il prezzo al dettaglio per un Calatrava nuovo si aggira intorno ai 20.000 euro per il modello base, ma può lievitare fino a 94.140 euro per la versione Haute Joaillerie, che, tra zaffiri e diamanti, è composto di ben 702 pietre preziose.

Leggi anche: Breve storia dell'orologio da polso

La seconda volta che la Patek Philippe fu sull’orlo della bancarotta era il 1970: sul mercato si erano appena introdotti i primi orologi al quarzo, che ne avevano stabilizzato l’industria intera. La compagnia rispose con un modello dal design nuovo e innovativo, il Nautilus, un orologio meccanico il cui quadrante ricorda l’oblò di un transatlantico. Venduto a un prezzo di 2.500 euro, il Nautilus costava il triplo di un classico Rolex, ma fu un successo. Oggi, quello stesso Nautilus da 2.500 euro sarebbe facilmente battuto all’asta per 25.000, mentre il Nautilus più costoso attualmente in vendita ( il  #7021/1G-001) ne vale 286.590.

Bellezza, Complessità, Valore

La bellezza è un marchio di fabbrica tale che gli orologi Patek Philippe sono stati indossati dalle famiglie reali di tutto il mondo, dalla Regina Vittoria al Principe Alberto, fino al Sultano d’Egitto. Gli storici modelli dell’azienda sono persino esposti in modo permanente al Patek Philippe Museum di Ginevra, dove i visitatori, insieme a degli storici orologi meccanici che risalgono al XVI secolo, possono ammirare la collezione più ampia di Patek Philippe al mondo.

Patek Philippe, ref. 989, movimento n. 844000, n. 2839425, iniziato nel 1980 e completato nel 1989 per commemorare il 150° anniversario di Patek Philippe. Foto © Sotheby’s

E la bellezza non è tutto: questi accessori di lusso sono anche famosi per la complessità dei loro meccanismi. Ogni funzione aggiuntiva di un orologio che vada oltre quella primaria di tenere il tempo è, a livello progettuale, una complicazione. Ma neppure questo scoraggiò lo spirito imprenditoriale di Patek Philippe: nel 1933 creò l’orologio da taschino più complesso al mondo - l’Henry Graves Supercomplication - che comprendeva  ben 24 funzioni diverse. Nel 1989, per il 150° anniversario dell’azienda, venne invece presentato il Calibre 89, l’orologio da polso più complesso del tempo, che comprendeva 30 funzioni.

Patek Philippe, ref. 4856, orologio da polso in oro giallo con fasi lunari, circa 1997, cinturino in pelle blu. Foto © Sotheby’s

Innovazione, artigianato, bellezza e complessità sono i valori aggiunti che permettono al marchio di battere un record d’asta dopo l’altro. Nel 2016, un Patek Philippe (ref. 1518) del 1943 triplicò la stima e venne aggiudicato al miglior offerente per la somma di 10,2 milioni di euro, stabilendo così il record mondiale d’asta per la vendita di un orologio da polso. Ma questo record è solo uno dei più recenti: nel 2014, l’Henry Graves Supercomplication venne venduto per 20 milioni di euro; nella stessa sessione d’asta, altri 6 Patek superarono il milione.

Leggi anche: Rolex, 8 cose che non sapevate

Nonostante i record, il valore finanziario è solo uno degli aspetti che rendono un Patek Philippe un orologio così speciale: coloro che possiedono un prezioso orologio di questo brand, difficilmente se ne vogliono separare. Al guadagno, preferiscono tramandarlo di generazione in generazione.

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