A differenza di gran parte delle opere d'arte sul mercato oggi, quelle di Oli Epp, artista sulla cresta dell'onda che vive e lavora a Londra, sono decisamente accessibili - ed è anche per questo motivo, tra molti altri, che i suoi lavori sono diversi dagli altri. Non osiamo dirvi la sua età (è così giovane che potremmo gettarvi nello sconforto), ma state tranquilli che c'è un motivo per il quale ha ottenuto così tanto successo in così breve tempo. La sua arte attraversa il disordine e gestisce la combinazione di volumi parlanti, pur rimanendo concentrati e convincenti, sia nello stile che nel tema.
Anche i suoi pezzi sono decisi, ma senza essere sfrontati: Epp è un osservatore, non un controllore, non crea arte per motivare un pubblico o influenzare un'opinione. Piuttosto, il suo lavoro è una risposta a tutto ciò che accade intorno a lui, che sia il buco nero della tecnologia, le icone, gli "dei" della nostra società consumistica o l'estetica.

Dal 19 maggio al 16 giugno, Epp parteciperà a Malmö Sessions, una mostra presentata dalla Carl Kostyál Gallery che riunisce più di cinquanta artisti con particolare attenzione alla creazione di immagini e alla rappresentazione nell'era digitale. Per molti degli artisti, incluso Epp, è la prima esposizione in Svezia (anche se Epp ha già esposto in Danimarca, a Copenaghen). Ciò che unisce questi giovani artisti è la ricerca di un metodo radicale ed espressivo per ritrarre persone, oggetti e soggetti nella nostra cultura contemporanea.
Davanti a Malmö Sessions, Barnebys ha incontrato Oli Epp: abbiamo parlato della mostra ma anche di cosa significa creare arte in una società estremamente brandizzata e digitalizzata.

Barnebys: hai ben 18.000 follower su Instagram. Che legame ha l'essere 'Instagram friendly' con il successo di un artista oggi?
Oli Epp: Non si tratta di essere "Instagram friendly", ma di fare un lavoro onesto. Sono un Millenal che vive in questa veloce cultura consumistica. I miei quadri mi rappresentano in maniera autentica, creo opere in risposta alla mia vita quotidiana e alle mie esperienze. Penso che dovremmo rimanere fedeli alle nostre idee e non arrenderci all'algoritmo. Anche se [le mie opere] hanno un'estetica pop, brillante, sotto la loro superficie si trova spesso una poetica più oscura che non sempre si adatta all'etica di Instagram: alcune mie foto sono state rimosse perché presentavano dei nudi o temi non proprio politicamente corretti.
Hai detto che i tuoi dipinti riguardano le tue esperienze quotidiane e che sono autobiografiche. C'è qualcosa in particolare che ti ispira o cattura il tuo sguardo?
La mia ultima serie ha risposto in maniera diretta al nostro rapporto con la tecnologia e il consumo, così come le battaglie riguardo questi temi. Tendo a gravitare tra tragedia e ironia, ma mi dedico anche a personaggi e situazioni che sono stati meno rappresentati nella storia dell'arte, che siano ad esempio i germofobici, i troll di Internet o gli atleti paraolimpici.

Spesso citi il consumismo: le tue opere sono piene di loghi e marchi conosciuti. Qual è la tua visione del capitalismo o quale tipo di messaggio stai cercando di trasmettere attraverso le tue opere?
Capisco che c'è un precedente per questo tipo di lavoro, ma a differenza di [William] Hogarth e altri artisti satirici, non creo opere d'arte per fare un discorso moralista al pubblico. Come artista, sono più interessato a rappresentare la cultura e la società di oggi senza aggiungere il mio punto di vista. Sono un osservatore passivo, ritraggo il momento presente. I miei quadri trattano questioni socio-politiche ma sono, per così dire, privi di attitudine.
Consideri i tuoi lavori come iconoclasti?
Ha! Ci ho pensato solo quando il Los Angeles Times li presentò come tali in un articolo davvero ben pensato (Icons in the tech of tech). I miei dipinti sono iconoclasti nel senso che sfidano le credenze care alla società e alla pittura tradizionale. Rappresento spesso i miei personaggi più grandi delle persone reali, simili a quelli delle icone religiose, ma sovvertiti dalle nostre relazioni con schermi e tecnologia.

Stavo ascoltando un podcast l'altro giorno e lo speaker raccontava di come i romanzi, o comunque molte forme di narrazione, tendono a funzionare meglio quando sono divertenti. C'è sicuramente un tocco di umorismo nella tua opera. Quanto pensi sia importante avere un elemento come l'umorismo nell'arte?
Molte delle mie prime battaglie con l'arte erano legate al fatto di trovarla spesso troppo seria e inaccessibile. Mi sentivo ostracizzato dal mondo dell'arte e dal linguaggio che lo circondava. Uso l'umorismo come un modo per far sentire le persone legate all'opera, sia attraverso un'esperienza irriverente condivisa che attraverso una risata.
Ci sono particolari artisti o opere d'arte "divertenti" o "umoristiche" che ti hanno ispirato? O, al contrario, qualcuno o qualcosa decisamente non umoristico a cui ti sei ispirato?
Ho sempre amato i pittori del periodo Rococò, in particolare [Jean-Honoré] Fragonard e [François] Boucher. Vivo per Peter Saul, Tala Madani, Dana Schutz e Andreas Schulze - la sua serie Traffic Jam è forse una delle mie preferite.
Parlando di cose divertenti, hai creato e fondato PLOP, una residenza artistica nel centro di Londra. Da dove viene il nome?
Ha! PLOP è la parola del gioco in scatola Scrabble con il punteggio più alto usando le lettere nel mio nome OLI EPP. Mi ha sempre fatto ridere e ho pensato spesso che avrei potuto usarlo per qualcosa: sembrava perfetto per la residenza. È pop, è divertente, è senza pretese e descrive la situazione in cui qualcuno o qualcosa che viene lasciato cadere all'improvviso in un nuovo ambiente.
La residenza è una grande idea. Cosa ti ha fatto decidere di aprirla? E la realizzazione è stata più difficile (o più semplice) di quanto avessi inizialmente previsto?
È qualcosa che ho sempre pensato di voler fare. Ho la fortuna di aver guadagnato la fiducia e il rispetto di alcuni grandi benefattori che stanno generosamente finanziando il progetto. Lo sto seguendo con Aindrea Emelife, mia co-host e amica speciale, insieme ci abbiamo messo un sacco di impegno per realizzarlo.
Scopri di più sul progetto PLOP

Hai una mostra collettiva in apertura a Carl Kostyál - Malmö. Cosa ci puoi raccontare?
Sto realizzando due opere in grande formato per quella mostra. Voglio tenerli come sorpresa, ma sono entusiasta del modo in cui si stanno sviluppando.
Hai altri progetti in mente per quest'anno?
Sto lavorando per una mostra alla DUVE Gallery di Berlino con la ceramica punk di Roxanne Jackson a settembre, seguita da una mostra personale da Carl Kostyál - Londra a dicembre. Ho alcune grandi novità per il 2020... ma ve le lascerò scoprire!
-
Oli Epp esporrà nella collettiva Malmö Sessions, presentata alla Carl Kostyál Gallery di Malmö, Svezia, dal 19 maggio al 16 giugno 2019.
Immagine di copertina: Oli Epp nel suo studio. Foto: Hannah Burton, per gentile concessione dell'artista e Richard Heller Gallery


![Gustave Caillebotte, "Rue de Paris, temps de pluie (Via Parigi; giorno di pioggia)" [particolare], 1877, olio su tela, Art Institute of Chicago. Foto via Wikicommons](https://images.prismic.io/barnebys/191bfd0c-b0d9-466c-8600-e7b64164b33a_Cover.jpg?auto=compress,format)
