L’atmosfera che si respira nell’Italia del secondo dopoguerra è quella della rinascita e dell’entusiasmo: gli Stati Uniti dominano il mercato mondiale e lo stile di vita americano diventa il punto di riferimento per l’Europa, che si trova impegnata nel rilancio economico e sociale.

Nel 1946, lo stesso anno in cui Corradino D'Ascanio brevetta la prima vespa, che diventerà uno dei grandi simboli del design italiano nel mondo, alla Triennale di Milano viene organizzata la mostra RIMA (Riunione italiana per le mostre di arredamento) dove, tra i giovani architetti chiamati alla progettazione di arredi e interni ci sono Vico Magistretti, Ignazio Gardella, Gabriele Mucchi e Carlo De Carli, ovvero il gruppo BBPR.

Nel frattempo, le due riviste di settore più influenti dell’epoca, Domus - di cui Gio Ponti fu fondatore nel 1928 ma tornò alla direzione solo nel 1948 - e Lo stile nella casa e nell’arredamento, fondata dallo stesso architetto durante gli anni di allontanamento da Domus, si mobilitarono contro la cultura architettonica e il “mobile in stile”, ovvero l’arredo con rimandi ottocenteschi.

Il design italiano di quegli anni è fluido, carico di suggestioni, impiega materiale di scarto e reinventa oggetti con una forte carica umana.
L’anno dopo è quello dell’ottava edizione della Triennale, dove la sezione arredamento è diretta da Franco Albini e Luciano Canella con Anna Castelli Ferrieri e Ettore Sottsass: da quel momento in poi, il design Made in Italy inizia a essere conosciuto a livello internazionale. Tra il 1951 e il 1961, l’esportazione di prodotti italiani all’estero aumentò del 259%.
Mario Bellini affermò che durante gli anni Sessanta l’Italia infranse il predominio del design scandinavo, più legato all'artigianalità che alla funzionalità e all’ironia: il design italiano di quegli anni è fluido, carico di suggestioni, impiega materiale di scarto e reinventa oggetti con una forte carica umana. È un design "emozionale".

Nella seconda metà degli anni cinquanta il design italiano viene celebrato con due esposizioni a Londra e una a Chicago, all’Illinois Institute of Technology. Nel 1954, in occasione della X edizione della Triennale. Viene istituito il premio Compasso d’Oro, promosso dalla Rinascente. Durante la manifestazione, Lucio Fontana introduce il giovane industriale Dino Gavina al mondo del design, presentandolo ad Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Carlo Scarpa e Luigi Caccia Dominioni, con i quali poi produrrà alcuni dei pezzi più importanti della storia del design.

A metà degli anni Sessanta si raggiunge il culmine della sperimentazione e l’evoluzione tecnologica contribuisce allo sviluppo di nuovi metodi progettuali. Il Bel Design italiano è caratterizzato proprio dalle innovazioni tecniche e formali, come l’uso e la modellazione della plastica o del plexiglass.

Nascono i primi movimenti ispirati alle contestazioni e alle avanguardie artistiche, gli oggetti vengono estraniati dai loro contesti originari per avere una nuova vita estetica e una nuova funzione: nel 1972 il MoMa ospita la mostra “Italy: the new domestic landscape”, che celebra l’apice del successo del Bel Design Italiano e sancisce l’importanza del made in Italy a livello internazionale. Verranno poi gli anni Ottanta, il gruppo Memphis, il post-modernismo e il design eclettico di Mendini, Enzo Mari e dello Studio 65. Ma questa è un'altra storia.
Intanto, il catalogo dell’asta Design Lab di Cambi in calendario per il prossimo martedì 19 maggio, propone alcuni dei pezzi più belli e iconici del design italiano e internazionale: oltre 400 lotti che ripercorrono un secolo di storia e creatività, dall'inizio del 1900 a oggi.



