Pennellate pastello arancioni, gialle e indaco che ritraggono un locale notturno e un uomo dalla barba rossiccia seduto a un tavolo davanti a un bicchiere. Non ci sarebbe nulla di speciale, se non fosse che l’autore del dipinto era nientemeno che Henri de Toulouse-Lautrec e il barbuto personaggio ritratto... Vincent van Gogh. Il prezioso liquido contenuto nel bicchiere era invece quell’assenzio tanto amato da entrambi gli artisti.

Oltre a un'intensa amicizia, i due pittori condividevano la passione per la fée verte (la fata verde), che usavano come ispirazione e per affrontare le loro lotte interiori. Secondo alcuni l'influenza dell'assenzio su Van Gogh è evidente nei tratti turbolenti che caratterizzano molte sue opere. Per quanto riguarda Lautrec, pare che creò addirittura un cocktail, dal nome Tremblement de Terre (Terremoto), a base di assenzio e cognac. Si dice persino che nascondesse dell'assenzio nel manico del suo bastone da passeggio, per averlo sempre a portata di mano.
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L'assenzio è un distillato dalla gradazione alcolica molto alta derivato da numerose sostanze botaniche, tra cui l'Artemisia absinthium (assenzio maggiore), l'anice e la melissa. Creato in Svizzera da un medico francese alla fine del XVIII secolo, questa bevanda ha presto guadagnato popolarità in tutta Europa, in particolare in Francia. Spesso associato a un affascinante e complesso rituale di preparazione, in passato l'assenzio era associato alla creatività e all'ispirazione e apprezzato da innumerevoli artisti durante il XIX e agli inizi del XX secolo.
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Una delle rappresentazioni più iconiche dell'assenzio nell'arte è probabilmente il dipinto di Edgar Degas, L'Absinthe del 1876. L'opera raffigura un uomo e una donna seduti in un caffè, ma è sicuramente la figura femminile, con il suo sguardo perso nel vuoto, a catturare maggiormente l'attenzione. Davanti a sé ha un bicchiere di assenzio, nel quale si potrebbe immaginare stia annegando la propria malinconia.
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L'assenzio non fu solo la musa verde dei pittori, ma anche di numerosi poeti e scrittori. Tra i più famosi estimatori del distillato annoveriamo il francese Charles Baudelaire, del quale ricordiamo il noto invito a "inebriarsi", per sfuggire al fardello della realtà: Se non volete sentire l'orribile peso del Tempo […], dovete ubriacarvi sempre. Ma di cosa? Di vino, di poesia o di virtù, come volete. Ma ubriacatevi.
Altro artista bohémien innamorato dell'assenzio fu Paul Verlaine, la cui tumultuosa relazione con Arthur Rimbaud fu segnata dalla passione per questo distillato.
In Italia, invece, pare che alcuni esponenti della Scapigliatura facessero un uso smodato dell'assenzio per "liberare la mente".
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Fra i giganti della Letteratura che subirono il fascino edonistico e decadente della pozione verde figura anche Oscar Wilde, famoso per questo commento: Dopo il primo bicchiere, vedi le cose come vorresti che fossero. Dopo il secondo, vedi le cose come non sono. Infine, vedi le cose come sono realmente, che è la cosa più orribile al mondo.

L'assenzio divenne oggetto di accese critiche, soprattutto quando si diffuse la notizia che alcuni crimini efferati sarebbero stati commessi sotto l'influenza della bevanda. Il distillato fu additato come causa principale della diffusa degenerazione morale e fu messo al bando in molti paesi all'inizio del XX secolo. La scienza moderna ha tuttavia sfatato questi miti e l'assenzio è stato successivamente riabilitato e legalizzato in molti Paesi.

Ancora oggi, l'assenzio resta un simbolo dello spirito bohémien e affascina per il suo colore acceso e il suo aroma particolare. La Fata verde continua ad ammaliare con lo sguardo dei soggetti di Degas, i vorticosi cieli di Van Gogh e le parole poetiche di altri innumerevoli artisti.




