Avrete sicuramente già visto i due angeli della nostra immagine di copertina. In realtà costituiscono il bordo inferiore della “Madonna Sistina” di Raffaello (1512/13; Gemäldegalerie Alte Meister-Pinacoteca degli Antichi Maestri, Dresda), ma dal 1800 circa sono stati ripetutamente ripresi separatamente dall’opera originale e sono ormai considerati una delle immagini più riprodotte in assoluto. Per questo motivo, in questo articolo non devono passare inosservate. Tuttavia, sono altre opere di pittori italiani ad essere diventate vere e proprie icone.
Leonardo da Vinci, Monna Lisa

Il primo dipinto di questa lista non è solo un'icona della pittura italiana, ma probabilmente il quadro più famoso al mondo: la misteriosa Monna Lisa di Leonardo da Vinci. È l'unica opera tra quelle qui elencate a non trovarsi in Italia, ma in Francia.
Contrariamente a una convinzione molto diffusa, però, non fu portata oltre le Alpi da Napoleone: fu invece Leonardo stesso a portarla con sé quando, nell'autunno del 1516, accettò l'invito di Francesco I di Francia a trascorrere gli ultimi anni della sua vita nel suo regno.
Il motivo per cui Leonardo decise di separarsi dalla Monna Lisa solo poco prima della sua morte (vendendo infine il dipinto a Francesco I) è ancora oggi uno dei tanti misteri che circondano l'opera. Oltre al suo enigmatico sorriso, è soprattutto l'identità della donna ritratta con la tecnica dello sfumato a suscitare numerose ipotesi. La teoria più accreditata è che si tratti di Lisa del Giocondo, moglie di un mercante fiorentino.
La vera fama mondiale della Monna Lisa arrivò però solo dopo il suo furto nel 1911, un episodio durante il quale venne persino sospettato, per un periodo, anche Pablo Picasso.
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Michelangelo Buonarroti, La creazione di Adamo

Portare via dall’Italia il dipinto che segue sarebbe un’impresa praticamente impossibile. Si trova infatti a 20,7 metri d’altezza, direttamente sul soffitto della Cappella Sistina, in Vaticano. A rendere l’operazione ancora più complicata ci sono le dimensioni dell’affresco: 280 × 570 centimetri.
Nel 1508 Michelangelo ricevette l’incarico di dipingere il soffitto della Cappella Sistina, completata nel 1483. Terminò il lavoro nel 1512, lasciando al centro della composizione una delle immagini più celebri della storia dell’arte: La creazione di Adamo.
Nel dipinto, Adamo appare ancora privo di forze, mentre sta per ricevere da Dio il soffio della vita. Le dita dei due si sfiorano, creando uno dei gesti più riconoscibili dell’arte occidentale.
Il soffitto, però, non fu l’unica parte della Cappella Sistina a cui Michelangelo lavorò. Vent’anni dopo, l’artista fu richiamato per dipingere la grande parete sopra l’altare. Dopo aver raccontato, sul soffitto, alcuni episodi della Genesi, questa volta si rivolse idealmente all’altro estremo della Bibbia, realizzando il Giudizio universale.
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Sandro Botticelli, La nascita di Venere

Tra i capolavori degli Uffizi di Firenze, il più famoso e amato dal pubblico è probabilmente il celebre dipinto di Sandro Botticelli: La nascita di Venere, realizzato intorno al 1485-1486.
A quell’epoca Botticelli lavorava già da una decina d’anni per la potente famiglia Medici, tra i suoi principali committenti. Si ritiene che a commissionare La nascita di Venere sia stato Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, che avrebbe destinato l’opera alla sua residenza di campagna, la Villa di Castello, nei dintorni di Firenze.
La scena raffigura la dea Venere mentre approda sulla riva del mare, in piedi all’interno di una grande conchiglia. Il soggetto richiama innanzitutto il nome greco della dea, Afrodite, che significa «nata dalla schiuma», ma potrebbe anche ispirarsi a un dipinto dell’antichità conosciuto soltanto attraverso le fonti scritte: la Venere Anadiomene («Venere che emerge dal mare») del pittore greco Apelle.
Come modello per il volto di Venere sarebbe stata utilizzata, dopo la sua morte, Simonetta Vespucci, considerata la donna più bella di Firenze. Morta nel 1476, potrebbe essere stata anche l’amante di Giuliano di Piero de’ Medici, assassinato nel 1478 durante la congiura dei Pazzi.
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Leonardo da Vinci, L'ultima cena

Essendo l’artista italiano più famoso al mondo, Leonardo da Vinci compare due volte in questa lista. La seconda opera è un esempio di pittura a secco, una tecnica che, a differenza dell’affresco, viene eseguita sull’intonaco asciutto.
Il Cenacolo, conosciuto anche come L’ultima cena, si trova nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, a Milano. Leonardo lo completò nel 1497, dopo circa due anni di lavoro. Probabilmente si trattava di un’altra commissione di Ludovico Sforza, duca di Milano, alla cui corte Leonardo viveva e lavorava ormai da oltre dieci anni.
L’opera raffigura il momento dell’Ultima Cena in cui Cristo annuncia che uno dei suoi discepoli lo tradirà, provocando una forte reazione tra gli apostoli. Ognuno sembra reagire alla notizia in modo diverso, dando vita a una scena carica di tensione e movimento.
Anche Francesco I di Francia, grande ammiratore di Leonardo, avrebbe voluto portare l’opera nel proprio Paese. Il re pensò persino di far staccare il dipinto dalla parete per trasferirlo in Francia, ma alla fine dovette accontentarsi di una versione su arazzo.
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Raffaello, La scuola di Atene

Torniamo in Vaticano con un altro grande affresco. Quando nel 1508 Michelangelo iniziò a dipingere il soffitto della Cappella Sistina, il suo collega e rivale Raffaello Sanzio ricevette da papa Giulio II l’incarico di decorare le pareti degli appartamenti papali, le cosiddette Stanze, nel Palazzo Apostolico.
Le Stanze di Raffaello sono quattro ambienti, decorati dall’artista e dai suoi collaboratori con grandi affreschi. Il più famoso si trova nella Stanza della Segnatura: La scuola di Atene.
L’opera, larga 7,7 metri, raffigura i grandi pensatori dell’antichità, con Platone e Aristotele al centro della scena. Raffaello raffigurò alcuni di loro con le sembianze di personaggi contemporanei, inserendo anche se stesso sul lato destro del dipinto, mentre guarda verso lo spettatore.
Tra i personaggi raffigurati ci sono Leonardo da Vinci, che prestò il volto a Platone e che Raffaello ammirava profondamente, e Michelangelo Buonarroti, rappresentato come Eraclito, noto anche lui per il suo carattere piuttosto singolare.
I lavori nella Stanza della Segnatura terminarono nel 1511 e Giulio II ne rimase entusiasta. Dopo la sua morte, nel 1513, il successore Leone X decise di portare avanti il progetto delle Stanze. Quando Raffaello morì nel 1520, furono i suoi collaboratori a completare i lavori.
Tiziano, Venere di Urbino

Con l’ultimo dipinto torniamo ancora una volta agli Uffizi di Firenze, dove la Nascita di Venere di Botticelli non è l’unica Venere capace di attirare l’attenzione dei visitatori. Anche se, in questo caso, il nome «Venere» è stato attribuito all’opera solo in un secondo momento.
L'autore di questa figura femminile nuda, distesa sul letto, mentre sullo sfondo alcune ancelle frugano nei bauli alla ricerca dei suoi abiti, è Tiziano. Per realizzarla, l’artista si ispirò alla Venere dormiente del suo maestro Giorgione, dipinta nel 1510 e oggi conservata alla Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda. Dopo la morte di Giorgione, fu proprio Tiziano a completare il dipinto.
Non è sicuro che il committente della nuova Venere fosse Guidobaldo II della Rovere, duca di Urbino dal 1538. Di certo fu il primo proprietario dell’opera, che acquistò direttamente dall’artista. Fu proprio da lui che il dipinto prese in seguito il nome di Venere di Urbino.
La donna raffigurata potrebbe essere stata Angela Zaffetta, una cortigiana veneziana che posò per Tiziano anche in altre occasioni, tra cui La Bella (1536), oggi a Palazzo Pitti a Firenze, e Giovane donna con cappello piumato (circa 1536), conservata all’Ermitage di San Pietroburgo.
Nel 1863 Édouard Manet si ispirò alla Venere di Tiziano per realizzare la sua celebre e scandalosa Olympia.




