Peggy Guggenheim è un personaggio leggendario. Una di quelle di figure che non smettono mai di far parlare di sé e che con il tempo si trasformano in vere e proprie icone.
Ecco, Peggy Guggenheim è una grande icona dell’arte, una donna di carattere, rivoluzionaria ed eccentrica, ma soprattutto, come le piaceva definirsi, un’art addict, totalmente dipendente dall’arte. La sua vita stessa è stata completamente fuori dall’ordinario, un susseguirsi di eventi, tragedie e passioni che proveremo a raccontarvi in sette punti.
1. Il padre morì nel naufragio del Titanic
Peggy nasce nel 1898, figlia di Benjamin Guggenheim e Florette Seligman. Il fratello del padre era Solomon R. Guggenheim, grande collezionista d’arte e proprietario dell’omonimo museo di New York. All’età di 14 anni Peggy rimane orfana di padre: nel 1912 infatti, il signor Guggenheim, che si trovava a Parigi in compagnia della sua amante, decise di tornare in America. La nave su cui avrebbe dovuto viaggiare ebbe un guasto e optò quindi per attraversare l’Atlantico sul Titanic. Il 15 aprile perse la vita durante il naufragio, ma in modo comunque leggendario, tanto che i suoi ultimi minuti di vita sono citati anche nella pellicola di James Cameron: lasciò il suo posto sulla scialuppa di salvataggio a donne e bambini, attendendo il momento della sua morte in smoking fumando sigari e bevendo cognac.

2. Peggy è sempre stata la pecora nera della famiglia
Fin dall’adolescenza, Peggy manifestò la necessità di sentirsi libera e svincolarsi dalle imposizioni della propria famiglia. Con l’eredità lasciata dal padre in seguito alla sua morte, 2,5 milioni di $ (l’equivalente di 30 milioni di oggi) intraprese un viaggio che la portò dalle Cascate del Niagara alla frontiera messicana. Sembra inoltre che, durante gli anni della scuola superiore, Peggy si rasò a zero le sopracciglia in un atto di ribellione e ricerca della propria identità. Un gesto considerato molto avant-garde che fece addirittura tendenza.

La vita di Peggy Guggenheim è costellata da alcune tragedie famigliari, a partire dalla perdita prematura del padre.
3. Peggy ebbe una vita familiare e sentimentale molto travagliata
La vita di Peggy Guggenheim è costellata da alcune tragedie famigliari, a partire dalla perdita prematura del padre. Non ebbe mai un buon rapporto con la madre, probabilmente a causa delle sue scelte sentimentali. Peggy inizia a lavorare, appena ventenne, in una libreria di New York, dove si avvicina al circolo intellettuale della città. Sposa Laurance Vail, pittore dadaista squattrinato, e diventerà madre di due figli. Grazie a lui si avvicina agli artisti dell'avanguardia europea, come Man Ray, Brâncusi e Duchamp. Il matrimonio finisce e Peggy si trasferisce con i figli in Europa, dove incontra nel 1928 il grande amore, lo scrittore John Holms, che morirà tragicamente sei anni dopo durante un intervento. Peggy ebbe poi moltissimi uomini, pare che lei stessa si sia definita in alcuni occasioni “ninfomane”. Nel 1941 sposa l’artista Max Ernst, da cui divorzierà solo due anni dopo. Oltre alle relazioni, Peggy fu estremamente sfortunata anche con i legami familiari: una delle due sorelle, Benita, morì di parto, mentre l’altra, Hazel, perse due figli in un incidente. Infine, la figlia di Peggy avuta con Laurance Vail morirà per overdose di farmaci a soli 42 anni.

4. La sua prima mostra fu ispirata dalla figlia
Fu proprio l’amore verso l’arte della figlia Pegeen Vail Guggenheim ad ispirare la prima mostra alla Guggenheim Jeune Gallery di Londra, nel 1938. Pegeen divenne poi artista, mentre Peggy diede così inizio alla sua grande carriera. L’apporto di Peggy Guggenheim all’arte del dopoguerra fu fondamentale e determinante per la diffusione di nuovi movimenti e tendenze. Tra i vari artisti all'epoca ancora sconosciuti che esposero a Londra si ricordano, tra gli altri: Vasilij Kandinskji, Yves Tanguy (altro amante di Peggy), Henri Moore, Alexander Calder, Jean Arp, Max Ernst, Picasso e Constantin Brâncusi. Nel 1939 Peggy acquista un grande numero di opere d’arte: vuole creare il suo museo, ma la guerra porta le sue conseguenze.
5. Il Louvre giudicò la sua collezione “senza valore”
Durante la guerra Peggy si trova a Parigi, dove continua ad acquistare opere d’arte per il suo museo. Con l’avanzata dell’esercito tedesco verso Parigi però, si trova costretta a tornare a New York. Chiede così aiuto al Louvre per poter lasciare le sue opere in Francia, protette, per tutta la durata della guerra. Il museo declina però l’offerta, dichiarando che non valeva la pena salvarle. Fu un uomo ad aiutarla, spendendo l’intera collezione negli Stati Uniti indicandola come “oggetti domestici”.

6. La scelta di Venezia per aprire il suo museo fu un caso del destino
Nel 1942 Peggy apre la galleria Art of This Century a New York e nel 1948 ha un suo padiglione alla Biennale di Venezia. Grazie a Peggy, l’arte americana del dopoguerra arriva in Europa, e tutti possono ammirare le opere di Jackson Pollock, Arshile Gorky e Mark Rothko. Una volta terminata la Biennale, Peggy è ancora indecisa su cosa fare della sua collezione, importata temporaneamente in occasione della manifestazione. Ecco che le si palesa l'opportunità di acquistare Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande: dal 1949 apre al pubblico come Collezione Peggy Guggenheim

7. Peggy amava moltissimo i cani
La sua vita è stata piena di amori: uomini, arte, e… cani! Peggy li adorava e diede loro nomi particolari: Cappuccino, Hong Kong, Gipsy, Emily e Baby. La Guggenheim morì il 23 dicembre del 1979, sola, all’ospedale di Camposampiero dov’era ricoverata per le conseguenze di una frattura al piede. Peggy è sepolta nel giardino del suo amato Palazzo Vernier, accanto ai suoi amati cani.




