Penso a tutti gli alberi del mondo, agli uccelli che volano, ai loro nidi con le uova, ai nidi abbandonati. E, in quel momento, anch'io divento un albero, un uccello, un uovo in un nido e un nido abbandonato.
Le opere dell'artista slovacca Mária Bartuszová, decisamente innovative, hanno una forza illusionistica e al contempo tattile. Sanno essere carnali ed eteree al tempo stesso. Nata il 24 aprile del 1936 a Praga e morta il 22 dicembre 1996 a Košice, Bartuszová fu membro del Club dei concretisti (Klub konkrétistů), un'organizzazione di Arte Concreta. I suoi lavori, inclusi in musei e gallerie importanti come il Centre Pompidou di Parigi e la Galleria Nazionale Slovacca di Bratislava, danno corpo all’ansia e alla fragilità umana, risultando decisamente attuali per lo spettatore che vive nella società odierna, avvolta nell’incertezza.

Attratta dalla spiritualità, l'artista amava la cultura cinese e giapponese, la filosofia orientale e la psicologia sociale. Nonostante sia vissuta sotto un regime totalitario e in un periodo in cui esistevano poche opportunità per le donne, fu comunque in grado di lasciare un’eredità di circa 500 sculture, molte delle quali partono da semplici forme curve ritrovate in natura, come semi, germogli, gocce d'acqua, gusci d'uovo. Il contatto con la Natura in genere aveva sulla scultrice un effetto terapeutico, che lei cercava a sua volta di trasmettere allo spettatore tramite le sue opere. Famoso è il ciclo Melting Snow, in cui l'artista ha inserito elementi naturali, come pietre e rami d'albero, nella massa di gesso in via di solidificazione.
Nonostante si sia cimentata anche con bronzo e alluminio, i suoi lavori sono realizzati prevalentemente in gesso, un materiale facilmente modellabile, delicato e impermanente. Ne deriva una sensazione di fragilità, transitorietà e incompiutezza, che sembra imitare la condizione effimera dell'esistenza umana.

Bartuszová amava le forme curve, a suo parere più “organiche”, capaci di dare un senso di calore al tatto, simile alla sensazione di una carezza o di un abbraccio. Era inoltre interessata a esplorare le relazioni tra gli oggetti e gli spazi circostanti. Lei stessa affermò, in relazione alla propria Arte: Penso a tutti gli alberi del mondo, agli uccelli che volano, ai loro nidi con le uova, ai nidi abbandonati. E, in quel momento, anch'io divento un albero, un uccello, un uovo in un nido e un nido abbandonato.
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All'inizio degli anni '60, mentre giocava a palla con la figlia piccola, ebbe un momento di ispirazione che la spinse a usare palloncini di gomma unitamente alla forza di gravità per creare forme completamente nuove, organiche, irregolari e naturali. Questa tecnica venne chiamata "gravistimolazione" e rappresenta un momento chiave nella sua esperienza creativa.
A partire dagli anni Ottanta, il lavoro dell'artista slovacca fu dominato invece dall'impiego della tecnica di "modellazione pneumatica". Questa consisteva nel soffiare aria nei palloncini per poi versare del gesso sulla loro superficie. Ciò creava forme organiche e ovoidali, come uova e conchiglie scavate, che l'artista descrisse come "un piccolo vuoto pieno di un piccolo universo infinito".
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Le creazioni della Bartuszová camminano talvolta lungo il confine tra scultura e installazione e inducono lo spettatore a confrontarsi con ogni pezzo in modo sensoriale. Sono spesso progettate per essere prese e toccate con mano. Consapevole del fatto che negli ipovedenti la vista è sostituita da un senso del tatto estremamente potenziato, la Bartuszová cercò di evocare comportamenti emotivi attraverso le sue sculture, creando anche oggetti formati da più parti da toccare e assemblare come un puzzle. Tali oggetti vennero anche utilizzati in modo innovativo, nel 1976 e nel 1983, in laboratori espressivi per bambini ciechi e ipovedenti gestiti dall'artista insieme allo storico dell'arte Gabriel Kladek. In questo contesto, le sue sculture funsero da stimolo per sviluppare l'immaginazione e permisero ai ragazzi con difficoltà visive di conoscere differenti forme e superfici, sfruttando il valore "tattile" delle sculture.
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L'artista affermò di apprezzare alcuni grandi del XX secolo, fra cui: Constantin Brancusi per la perfezione della forma e la filosofia del lavoro, Alberto Giacometti per il senso del Tempo e della transitorietà dell’essere umano, Giorgio De Chirico per la concezione di immobilismo temporale e Lucio Fontana per la semplicità del metodo e l’elegante giocosità. Tutte queste caratteristiche sono riscontrabili anche nelle opere della Bartuszová, la quale nel biomorfismo dei suoi lavori raggiunge un rapporto con la Natura che in alcuni casi sorpassa lo stile impiegato dai Maestri.
Questa straordinaria artista non ha ricevuto in vita il riconoscimento che meritava. Oggi, invece, le sue creazioni vengono conosciute e apprezzate da un numero sempre maggiore di persone, sono molto ricercate dai collezionisti e sono presenti nelle collezioni dei principali musei di tutto il mondo.




