La passione collezionistica nasce in Umberto Gori, pur impegnato in una luminosa carriera accademica e di consulente delle istituzioni, dall’incontro con il noto studioso Gian Carlo Bojani, direttore del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza: un incontro destinato a trasformarsi in una solida amicizia. Il grande interesse per la maiolica del collezionista sarà appoggiato e stimolato anche dalla moglie Adelaide e da quella che diventerà una continua frequentazione con studiosi e ricercatori della ceramica sia in Italia che all’estero.
Il 14 dicembre Wannenes disperderà parte della sua collezione di maiolioche, che costituiscono una vera sfida alla connoisseurship e alle ricerche degli specialisti.

Si va da opere di Venezia, Pesaro e Urbino, Deruta, fino a Casteldurante, Rimini e Roma. Bello e numeroso il nucleo delle maioliche araldiche, spesso compendiarie, diverse alzate e crespine. Presente anche la produzione ligure, e qui vale la pena citare un'alzata uscita dalle fornaci savonesi dei Guidobono, databile al 1690 e probabilmente eseguita in occasione del matrimonio tra Pier Antonio Filippo Franceschi e Maria Maddalena Alamanni nel 1688. La scena che decora la nostra alzata raffigura il noto episodio della Genesi della moglie di Putifarre e Giuseppe (Genesi 39,7-20), considerata una Allegoria della Castità: un soggetto che avrà un'immensa fortuna, soprattutto nella formula pittorica raffaellesca.

Ci colpisce in modo particolare anche questo piatto decorato con la scena della Strage degli Innocenti da Raffaello Sanzio attraverso Marcantonio Raimondi. Databile intorno al 1561-1565, la maiolica costituisce un'importante testimonianza della nascita dello stile compendiario nelle fornaci di Castelli d'Abruzzo. La movimentata rappresentazione non perde né immediatezza né espressione, pur nel passaggio tra la colorazione vivace del periodo precedente e la bicromia rarefatta ed elegante, caratteristica, appunto, del nuovo stile.

La figura di San Gerolamo che decora questa coppa deriva da un dipinto del Pinturicchio (conservato nella Walters Art Gallery di Baltimore): dipinta in monocromia blu di cobalto e ampiamente lumeggiata con il lustro dorato costituisce un soggetto più volte utilizzato, non di rado con la stessa bicromia, nelle fornaci derutesi. Questa versione, per la quale è stata avanzata anche l'attribuzione a Giacomo Mancini, mostra nel volto e nel corpo dell'uomo un insolito accento di crudezza realistica, che accentua l'espressività della scena.

I calamai costituiscono certamente una delle tipologie produttive più intriganti della maiolica rinascimentale, e urbinate in particolare: i modelli sono molteplici e fantasiosi, come quelli in forma di tempio o altri accompagnati da figure a tutto tondo. Ma tra le molte varianti, quella a scomparti resta tra le più felici. Nel nostro caso l'elegante struttura plastica è decorata all'esterno a raffaellesche e all'interno con un fantasioso motivo ondato di montagne, che si accompagna a un minuscolo trompe l'oeil di strumenti di scrittura e all'elegante vivacità delle parti modellate.

Le fornaci di Montelupo produssero bacili araldici decorativi ed eleganti a partire dal pieno Cinquecento, e per tutto il secolo successivo, variandone sempre le decorazioni e con risultati assai felici, come nel caso di questa coppa in maiolica policroma, dove l'arma araldica è quella dei Medici di Firenze.

Questo bel vaso biansato con presa a mascherone e decorato con il Trionfo di Galatea su un fondo a trofei, viene attribuito all'attività dei Lanfranco (attiva agli albori del Cinquecento). Appartiene alla nota serie decorata con l'Allegoria della Fortuna Marina (o Galatea), esempi della quale si trovano in varie collezioni pubbliche e private.
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