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Magazine/Design/La Grande Bellezza di Villa Necchi Campiglio

La Grande Bellezza di Villa Necchi Campiglio

Progettata e realizzata senza vincoli di budget, Villa Necchi Campiglio testimonia l'alto tenore di vita dei Necchi Campiglio. Il suo nascente stile architettonico (razionalismo italiano), con ampi e luminosi saloni e raffinati arredi, testimonia la notorietà della casa nel panorama architettonico italiano.

28 giugno 2021
Villa Necchi Campiglio (dettaglio). Foto © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Villa Necchi Campiglio (dettaglio). Foto © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Cenni storici

Villa Necchi Campiglio è una residenza storica e casa museo che dal 2008 ha costituito il circuito "Case Museo di Milano". Uno dei tesori nascosti più importanti di Milano, la casa è un esempio meravigliosamente compiuto e lussuoso dell'architettura del periodo italiano tra le due guerre. Forte, imponente e circondata da un vasto giardino, la casa ospita anche un campo da tennis e la prima piscina privata di Milano. Un tempo dimora dell'illustre famiglia Necchi Campiglio - esponenti di spicco della borghesia industriale lombarda - fu ideata dall'architetto milanese Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1935, con successivi restauri a opera di Tomaso Buzzi. Segna l'introduzione del Razionalismo nell'architettura italiana moderna. Concepita come una sorta di casa di campagna nel vivace centro di Milano, la scelta della location di villa Necchi Campiglio non è stata casuale. Alla fine dell'Ottocento i dintorni della villa erano ancora in gran parte occupati da giardini nonostante la loro adiacenza al centro cittadino. La zona, centrale ma tranquilla e boscosa, appariva attraente ad Angelo Campiglio e alle sorelle Necchi, che, originarie di Pavia, cercavano una casa a Milano per intrattenere la loro cerchia di parenti d'élite. Esponenti della colta borghesia industriale lombarda, le sorelle Necchi, Gigina (1901-2001) e Nedda (1900-1993) hanno ereditato una fortuna dall'azienda di macchine per cucire del fratello (le famose macchine per cucire marca Necchi) e dalla fonderia di ghisa del padre, in cui Angelo Campigio (1891-1984) iniziò a lavorare dopo aver sposato Gigina.

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Quando il terreno fu acquistato intorno al 1930, il progetto della casa fu affidato all'architetto Piero Portaluppi, uno dei più famosi architetti italiani del suo tempo, e la costruzione seguì tra il 1932 e il 1935, per gentile concessione della ditta Gadola. Portaluppi è stato assunto per progettare Villa Necchi Campiglio come un'opera d'arte totale, che riflette lo stile di vita dell'alta società milanese e le tendenze moderne dell'epoca: razionalismo italiano, architettura fascista e art déco.

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Tutti i dettagli della villa sono stati progettati personalmente da Portaluppi, dalle maniglie delle porte agli infissi. La casa è stata concepita come una residenza elegante ma funzionale ed è moderna sia nello stile che negli impianti e nelle dotazioni. È dotata di una miriade di moderne apparecchiature: porte scorrevoli a scomparsa, tapparelle elettriche, ascensore, montavivande, riscaldamento centralizzato e un ampio sistema di citofono per il personale di casa. Durante la seconda guerra mondiale, la famiglia fuggì nella città di Barasso nel varesotto e la casa di Milano fu requisita, divenendo residenza e quartier generale dello statista fascista italiano Alessandro Pavolini. Dopo la caduta della Repubblica di Salò, fu occupata dagli inglesi prima di essere trasformata in sede del console olandese. La famiglia tornò dalla propria casa di campagna nei primi anni '50 e riuscì a rientrare in possesso della villa.

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Quando i Necchi Campiglio recuperarono la casa dopo la guerra, decisero di ristrutturare gli interni della villa per adeguarli al più classico design settecentesco dei palazzi italiani. L'architetto Tomaso Buzzi (noto per l'ideazione di Villa Volpi) fu incaricato di ristrutturare l'esterno e poi rimodellare alcune stanze in uno stile più morbido e ornamentale rispetto a quello di Portaluppi. Angelo Campiglio è morto nel 1984, seguito da Nedda Necchi nel 1993 e sua sorella Gigina nel 2001. La mancanza di figli delle sorelle le spinse a lasciarlo in eredità al FAI (Fondo Nazionale Italiano). La villa è stata successivamente restaurata sotto la direzione dell'architetto Piero Castellini. La ristrutturazione è stata condotta in tre anni, per un importo di circa 6 milioni di euro di spese. La casa è stata finalmente aperta al pubblico nel maggio 2008.

Disposizione

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Villa Necchi Campiglio si distingue dalle altre Case Museo di Milano per il suo status di abitazione unifamiliare indipendente, piuttosto che essere un palazzo come il Museo Poldi Pezzoli e il Museo Bagatti Valsecchi, o un appartamento come la casa-museo Boschi DiStefano (progettata anche da Portaluppi).

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La villa si trova nel centro di Milano (nella zona storica di Monforte), a pochi minuti a piedi dal Duomo di Milano. Presiede un pacifico blocco soprannominato "il Blocco del Silenzio" noto per la sua concentrazione in residenze aristocratiche. La casa stessa è posizionata dietro la strada ed è protetta da un imponente muro, garantendo la tranquillità e la privacy dei suoi ospiti e abitanti. Il suo ingresso su strada è caratterizzato da un piccolo edificio separato, adibito a portineria e garage e collegato alla villa da un passaggio sotterraneo. La casa è circondata da giardini lussureggianti ed estesi completi di un campo da tennis e la prima piscina privata riscaldata di Milano. All'epoca queste caratteristiche si trovavano solo nelle case di campagna o negli chalet di montagna. Oggi il giardino ospita anche una caffetteria e un campo da tennis con cupola in vetro donata da Giorgio Armani nel 2015.

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

L'esterno dell'edificio è tipico dello stile austero dell'allora nascente razionalismo, con ogni piano decorato in un diverso materiale (granito e marmo) e colore, mentre i suoi interni sono caratterizzati da elementi di Art Deco. L'ingresso è sigillato da un'imponente porta in vetro e ferro che immette nell'atrio. Progettata per ospitare, nel suo periodo di massimo splendore la villa Necchi Campiglio ospitò a rotazione ospiti illustri come la principessa Marie-Gabrielle di Savoia, i Visconti e il re e la regina di Spagna.

Seminterrato

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Il piano interrato è costituito in gran parte dai locali della servitù e dai locali di servizio. Tuttavia, fedele allo spirito di intrattenimento della casa, comprende anche una sala da biliardo. Oggi un'altra sala di questo piano è occupata da una mostra fotografica permanente sulla storia della villa.

Mezzanino

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

L'ingresso principale immette in un ampio atrio pavimentato in noce e palissandro; l'effetto generale è di imponente splendore e opulenza. È facile immaginare lo stuolo di ospiti eleganti che affollano i suoi interni. A sinistra c'è una biblioteca resa intima dai suoi soffitti in stucco con motivi a rombi e dalle librerie in palissandro da parete a parete. I tavoli da gioco Guglielmo Ulrich completano l'interno, assicurando che gli ospiti possano concedersi qualcosa di più della semplice riflessione. Oltre la biblioteca si trova la caratteristica più "instagrammabile" della casa: una veranda d'inverno. Alte finestre con doppi vetri si affacciano sullo splendido giardino e pavimenti in travertino e marmo verde avvolgono elegantemente la piccola serra.

Il soggiorno ridecorato da Tomaso Buzzi è arredato in uno stile ricco e ornamentale di ispirazione settecentesca. Dall'atrio di destra si accede al fumoir, un salottino anch'esso ristrutturato da Buzzi, accentuato da un grande camino in stile rinascimentale. Adiacente al salone si trova la sala da pranzo, le cui pareti sono rivestite di pergamena. Il soffitto in stucco sovrastante è ricoperto di motivi astrologici. Anche in questa stanza è protagonista il tocco di Buzzi: le pareti sono vestite con arazzi belgi dal XVI al XVII secolo. L'atrio conduce anche all'ufficio rivestito in legno di Angelo Campiglio, dove una scrivania ovale meccanica prodotta dall'ebanista toscano Giovanni Socci domina il suo centro.

Primo Piano

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Una grande scalinata in marmo incorniciata da una doppia balaustra greca decorata in oro conduce dall'atrio al primo piano. Due appartamenti padronali sono disposti simmetricamente su entrambi i lati di un corridoio con volta a botte rivestito da armadi a muro. Gli armadi da parete a parete mostrano l'impressionante collezione di alta moda delle sorelle Necchi, con una sorprendente gamma di Gucci, Dior ed Hermes personalizzati. Dal corridoio centrale si accede alle due camere dotate di bagno. La più piccola era soprannominata la stanza del principe dal nome del suo occupante abituale, il principe Heinrich d'Assia-Kassel. La seconda camera da letto, nell'angolo sud-ovest dell'edificio, prende il nome di camera della Principessa dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia; oggi ospita la collezione Micheli. Adiacente alla camera della Principessa si trova una stanza guardaroba e stireria, occupata, secondo le usanze dell'epoca, dall'unico servitore autorizzato a stare al piano dei padroni.

Collezioni

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Magnifica opera d'arte di per sé, la villa è arricchita da numerosi dipinti, sculture, arredi e altri oggetti di pregio. La collezione fu in parte acquistata dai Necchi-Campiglio durante la loro occupazione e in parte donata al FAI, che li collocò nella casa. Tra le donazioni al FAI vi sono la collezione del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari e la collezione di dipinti e arti decorative del Settecento di Alighiero ed Emilietta De Micheli. Il pezzo più notevole della collezione è la scultura L'Amante Morta di Arturo Matini, che riposa nell'alcova ai piedi della tromba delle scale. La collezione di opere d'arte del Novecento di Nedda Necchi - contenente, tra l'altro, opere di Jean Arp, Gianni Dova, Lucio Fontana, Roberto Crippa, Mario Sironi, René Magritte - è stata sciolta con la decisione di vendere le opere per finanziare la ricerca presso l'Istituto Umberto Veronesi. Tuttavia, ha mantenuto l'unica opera esistente del pittore Giuseppe Amisani, intitolata Il Cardinale Richelieu, che è appesa nella sua camera da letto.  

La collezione Claudia Gian Ferrari

La collezione, lasciata permanentemente al FAI dalla gallerista e storica dell'arte Claudia Gian Ferrari, comprende 44 dipinti, disegni e sculture di artisti italiani del primo Novecento, tra cui Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà (Natura morta con libri), Giorgio de Chirico (Oreste ed Elettra, Ritratto di Alfredo Casella), Filippo de Pisis (Natura morta con la lepre), Arturo Martini (L'amante morto, Busto di fanciulla), Giorgio Morandi (Natura morta, Due esemplari), Mario Sironi (La famiglia del pastore), e Adolfo Wildt (Il puro stolto). Tutte le opere sono collocate in locali al piano rialzato.

La collezione Alighiero e Emilietta De Micheli

Villa Necchi Campiglio. © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Industriale tessile e banchiere, la collezione di Alighiero de Micheli (1904-1995) comprende oltre 130 capolavori settecenteschi, tra dipinti (Canaletto, Tiepolo e Rosalba Carriera), mobili francesi, ceramiche lombarde, porcellane cinesi e rare miniature di Jean Baptiste Isabey. La collezione è conservata nella stanza della Principessa, in una mostra curata dall'architetto Filippo Perego che riflette il gusto dei proprietari originari della casa.

Set cinematografico

La casa è stata descritta nel capolavoro di Luca Guadagnino del 2009, acclamato dalla critica, I Am Love. Il regista ha dichiarato di essere stato attratto dalla "sensibilità contenuta" della villa, affermando che "mostra l'ossessione per la perfezione e i dettagli che hanno la borghesia milanese".

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Articolo di Noor de Falco

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