Il 12 giugno, le telecamere di sorveglianza di Palazzo Maffei a Verona hanno ripreso un uomo mentre si accasciava su una sedia-scultura ingioiellata dell’artista italiano Nicola Bolla, distruggendola nel tentativo di scattare una foto. L’opera, ispirata alla celebre “Sedia” di Van Gogh, è andata in frantumi sotto il peso dell’uomo, che è poi fuggito insieme alla compagna prima dell’intervento del personale.

Appena una settimana dopo, alla Galleria degli Uffizi di Firenze, un visitatore che cercava di scattarsi un selfie è caduto all’indietro contro un dipinto settecentesco di Ferdinando de’ Medici firmato Anton Domenico Gabbiani, danneggiandolo. “Il problema dei visitatori che vengono nei musei solo per farsi selfie sta sfuggendo di mano”, ha commentato il direttore Simone Verde all’agenzia ANSA.
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Due episodi così ravvicinati sollevano interrogativi sul rapporto tra fotografia e fruizione museale. Chi frequenta regolarmente i musei riconosce quanto l’uso pervasivo degli smartphone possa interferire con l’esperienza delle opere: tra pose studiate e attenzione rivolta più allo scatto che al contenuto. Gli incidenti recenti riaprono così il dibattito, mai del tutto sopito, sull’opportunità di regolamentare più severamente la fotografia nei musei.

Un esempio in controtendenza arriva dalla Frick Collection di New York, dove da tempo la fotografia è vietata. Le sale, recentemente rinnovate, offrono un’esperienza più intima e silenziosa. Le opere, non protette da vetrine o barriere, sono accessibili in modo più diretto, senza lo schermo di mille telefoni. Il divieto nasce sia da esigenze conservative sia dalla volontà di preservare l’atmosfera del luogo.
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Un tempo questa era la norma: fino a poco più di dieci anni fa, istituzioni come il Musée d'Orsay di Parigi o la National Gallery di Londra vietavano le foto. Oggi, quasi tutte hanno invertito la rotta. Tra le poche eccezioni rimangono il Museo del Prado di Madrid e pochi altri, che ancora difendono l’assenza di smartphone come valore.
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Ma non esiste una risposta semplice. I musei devono riuscire a coinvolgere il pubblico e rendere l’esperienza accessibile, senza compromettere la sicurezza delle opere. È un equilibrio sempre più difficile da mantenere, in un’epoca in cui l’esperienza culturale è spesso filtrata da uno schermo e modellata per i social.
Dopo l’episodio fiorentino, il direttore degli Uffizi ha annunciato misure più severe: “Stabiliremo regole chiare per evitare comportamenti incompatibili con la missione dei musei e con il rispetto per il patrimonio culturale”, ha dichiarato. Oltre a rivedere i regolamenti, potrebbe essere utile anche formare meglio il personale per gestire situazioni a rischio e promuovere un comportamento più consapevole da parte del pubblico. È possibile che altri musei scelgano di seguirne l’esempio?




