Considerato uno dei grandi capolavori dell’arte fiamminga, Il Ritratto dei Coniugi Arnolfini, realizzato nel 1434 da Jan Van Eyck, non ha mai smesso di incuriosire e appassionare storici e amanti dell’arte grazie al suo intenso realismo, all'illusionismo pittorico e soprattutto all’infinità di elementi simbolici che lo hanno reso una delle opere più enigmatiche della storia dell’arte.
L’opera ritrae il mercante di Lucca Giovanni Arnolfini con la prima moglie, Costanza Trenta: i due rimasero sposati dal 1426 al 1433, anno della prematura morte di lei. Gli Arnolfini erano una ricca famiglia italiana residente a Bruges che commerciava beni di lusso, in particolare tessuti preziosi, in tutta Europa.

La coppia, in primo piano all'interno di una stanza da letto riccamente arredata, spicca per la compostezza dei due protagonisti, che si tengono per mano (o meglio, la donna appoggia la sua mano destra sulla sinistra dell'uomo). Vestiti di abiti pesanti e drappeggiati, sicuramente preziosi, i due fissano lo spettatore: Giovanni Arnolfini fa un gesto che può essere interpretato in vari modi - dalla benedizione, al saluto, al giuramento- mentre la moglie poggia la sinistra sul proprio ventre, con un gesto che ha fatto pensare, nel corso della storia, a un'allusione a una gravidanza.
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La loro stanza è rappresentata con grande minuziosità e popolata di numerosi oggetti che nel tempo sono stati oggetto d'indagine dei vari significati attribuiti dallo stesso Van Eyck e dai tanti storici dell'arte che hanno preso parte allo studio del dipinto. Tra questi oggetti spicca lo specchio convesso, il dettaglio più celebre ed enigmatico dell'intera opera.

Lo specchio, che misura 5.5 cm, è adornato con dieci episodi della Passione di Cristo. La sua presenza nell'opera e la decorazione della cornice, suggeriscono il risvolto religioso del dipinto: il vetro allude anche alla verginità di Maria (speculum sine macula) e, di riflesso, alla purezza della sposa.
Alcune analisi effettuate dalla National Gallery dimostrano che la maggior parte degli oggetti simbolici fu dipinta dopo aver realizzato la scena principale e che si tratta, in ogni caso, di piccoli tesori costosissimi, a testimonianza dalla posizione sociale della famiglia. Ogni dettaglio quindi, non è stato pensato con finalità estetica, bensì concepito per letture più approfondite. Il dipinto non è altro che un'allegoria sociale del matrimonio, unione all'epoca volta a generare prosperità e ricchezza.
L’interesse di Fernando Botero verso l’opera di altri artisti, antichi maestri o pittori moderni, è evidente nelle sue numerose citazioni, realizzate nel corso di tutta la sua carriera

L’interesse di Fernando Botero verso l’opera di altri artisti, antichi maestri o pittori moderni, è evidente nelle sue numerose citazioni, realizzate nel corso di tutta la sua carriera. Appassionato studente, devoto alla storia dell’arte e alla cultura visiva, all’età di vent’anni, nel 1952 - dopo aver vinto il secondo premio al Salón Nacional de Artistas di Bogotà - Botero salpò dalla Colombia verso l’Europa; durante il suo primo anno a Madrid trascorse le giornate copiando le opere dei grandi maestri del passato esposte al Prado, per poi spostarsi a Parigi e in seguito a Firenze, per studiare il Rinascimento Italiano.

Il suo particolare interesse nei confronti dell’opera di Van Eyck arriva qualche tempo più tardi, quando è già rientrato in Colombia, alla fine degli anni Cinquanta. Questa passione, così come quella nei confronti delle opere di Diego Velázquez o di Pieter Paul Rubens, continuò per gran parte della sua carriera. Botero visiterà molte volte la National Gallery di Londra - dove il capolavoro fiammingo è conservato - realizzando diverse versioni dell’opera con il suo inconfondibile stile e le sue forme voluminose. In ogni diversa versione Botero ha modificato la composizione, concentrandosi soprattutto sul rapporto tra lo spettatore e gli spazi.
Dagli anni Ottanta in poi infatti, nelle opere di Fernando Botero si assiste ad un maggiore interesse nei confronti dell’ambiente circostante piuttosto che solo sui suoi corpulenti personaggi. Nonostante le figure dei coniugi rimangano comunque le principali protagoniste dell’opera, l’attenzione di Botero si concentra, così come nel caso dell’originale di Van Eyck, sugli spazi e sul mondo in cui la coppia vive. Le linee ortogonali, la prospettiva e la profondità sono costruite sul centro della composizione: il gesto delle mani unite.

I dettagli simbolici utilizzati da Van Eyck vengono replicati dall’artista colombiano: il cagnolino - simbolo di fedeltà e nobiltà; le pantofole - che rappresentano i diversi ruoli dell'uomo e della donna; la frutta sul davanzale e sul tavolo, sotto alla finestra - il peccato originale; il baldacchino e il tappeto persiano - rappresentazione della posizione economica e sociale dei coniugi e infine, lo specchio, nel cui riflesso si legge l’intero significato del dipinto: si può notare che oltre ai due coniugi, sono presenti altre due figure riflesse, di cui una si pensa essere il pittore stesso. La presenza dei testimoni serve anche a suggellare la legittimità del matrimonio, sottolineando la fede cristiana dei due coniugi.

Ciò che rende davvero unica la versione dell'artista colombiano, però, non è la replica di un celebre dipinto fiammingo in versione "boteriana", bensì il modo in cui utilizza l'illusionismo pittorico per affermare e allo stesso tempo compromettere il concetto di realismo nella pittura. Se Van Eyck ha minuziosamente costruito una scena quasi fotografica, Botero si concentra sulla costruzione di un mondo visivo artificiale, con rapporti incongrui tra le figure dei coniugi e l'ambiente circostante. La finestra, che nella versione di Van Eyck assume un ruolo quasi architettonico, è invece un elemento fondamentale nell'opera di Botero: ciò che appare è un paesaggio surreale, ispirato al surrealismo di René Magritte e simbolo dei limiti tra la realtà e la finzione.

Due curiosità: in entrambe le opere, Costanza Trenta tiene la mano sulla pancia, in un gesto che sembra voler evidenziare una gravidanza. Guardando attentamente, si scorge però - nella versione di Van Eyck - che la posa è in realtà quella di una persona intenta a reggere un tessuto pesante: il vestito che indossa era molto di moda in epoca fiamminga, e secondo il critico d'arte inglese Waldemar Januszczak si tratta di un abito in lana adornato di pelliccia di scoiattolo rosso. Botero invece, la rappresenta con la mano semplicemente posata sulla pancia, in un gesto tipicamente associato ad una gravidanza già in corso.

Esistono numerose versioni dell'opera originale di Van Eyck: tra le più divertenti, c'è “The Marriage of Froggo Amphibini and Giopiggi Porculini” (Jim Henson Productions, 1993), con i due protagonisti sostituiti dai famosi personaggi dei Muppets.
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