...così si è formata la mia arte, come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo.
Il 10 dicembre 1927 fu una data importantissima per il mondo della cultura in Italia: Grazia Deledda divenne la prima donna italiana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.
Un mese prima era arrivata la comunicazione ufficiale. Un momento importante, il più importante nella carriera di chi dedica una vita intera alla scrittura, giunto dopo diverse candidature a partire già dal 1913, su prima segnalazione di Luigi Luzzati, giurista, economista e presidente del Consiglio, a cui si unì negli anni seguenti Ferdinando Martini, docente di letteratura alla Normale di Pisa. A testimonianza della reputazione della Deledda a livello internazionale già dai primi anni del ‘900, anche il Barone Carl Bildt, membro dell’Accademia di Svezia, sponsorizzò la candidatura per nove anni, fino al 1924.

Grazia Deledda nacque in Sardegna, a Nuoro, nel settembre del 1871. La sua era una famiglia benestante e lei era la quinta di sette figli. Il padre era laureato in Legge, imprenditore e possidente, la madre era una persona severa e dedita all’educazione dei figli. La Deledda dopo la quarta elementare venne seguita privatamente da un professore, per poi proseguire gli studi come autodidatta.
La prima novella venne pubblicata nel 1886 e, in seguito, l'autrice scrisse per piccoli giornali locali e alcune testate romane. Nel frattempo, dei gravi lutti e una serie di disgrazie colpiscono la sua famiglia: il padre manca a causa di una crisi cardiaca, gettando la famiglia in serie difficoltà economiche. Due fratelli prendono brutte strade, mentre una sorella morirà pochi anni più tardi.

Potrebbe interessarti: Il romanzo più venduto di tutti i tempi
Nel 1899 la Deledda si trasferisce a Cagliari, dove conosce Palmiro Madesani, un funzionario del Ministero delle Finanze che sposa l’anno successivo e con il quale si trasferisce a Roma, conducendo per i 36 anni successivi una vita tranquilla e appartata. "Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruii una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani", dichiarerà un giorno, esprimendo l'affetto nei confronti della capitale.
A Palmiro Madesani la Deledda dedica tutta la sua vita, sia sul piano affettivo che professionale. Un’incredibile testimonianza di questo amore, o meglio ancora dell’intimità di Grazia Deledda, si trova in oltre 500 lettere inviate al marito e ad alcuni familiari, che la casa d'aste Finarte ha offerto in occasione della vendita dedicata a Libri, Autografi e Stampe nel dicembre 2019.

Questa raccolta rappresenta a tutti gli effetti il più vasto insieme di documenti e testimonianze di e su Grazia Deledda, un vero e proprio archivio di documenti, lettere, fotografie e manoscritti autografi datati dal 1890 fino alla scomparsa della scrittrice.
Le testimonianze su quest'autrice affascinante rivelano anche un approccio metodico alla scrittura: la sua giornata cominciava con una colazione in tarda mattinata, seguita da una lettura intensa, dal pranzo, da un breve pisolino e da qualche altra ora di scrittura prima di cena.
Potrebbe interessarti anche: Perle di inchiostro: 7 grandi e le loro penne stilografiche preferite
Grazia Deledda è stata la seconda donna, dopo la svedese Selma Lagerlöf, a vincere il Nobel per la Letteratura e, ad oggi, l’unica donna italiana (insieme a lei, Rita Levi Montalcini e stata l'unica italiana a ricevere il prestigioso riconoscimento, nel campo della Medicina). Questa donna “piccina piccina, ma ardita e coraggiosa come un gigante” scompare nel 1936 a causa di un tumore al seno. La sua casa natale nel centro storico di Nuoro è stata adibita a museo.
Versione aggiornata di un articolo originariamente pubblicato nel 2019.



