Se vostro figlio vuole fare lo scrittore o il poeta sconsigliatelo fermamente. Se continua, minacciatelo di diseredarlo. Oltre queste prove, se resiste, cominciate a ringraziare Dio di avervi dato un figlio ispirato, diverso dagli altri.
Il premio Nobel è un'onorificenza di valore mondiale attribuita annualmente a personalità che si sono distinte in un determinato campo dello scibile umano, dando un contributo significativo all'umanità. Finora, oltre il 90% dei premiati sono stati uomini; in Italia, sono solo due le donne a cui è stato riconosciuto il Nobel: Grazia Deledda e Rita Levi-Montalcini, rispettivamente per la Letteratura e la Medicina. In questo articolo abbiamo scelto di parlare proprio della Deledda e di altre sue illustri "colleghe".
1. Grazia Deledda

Seconda donna in assoluto a vincere un Nobel dopo la svedese Selma Lagerlöf, seconda italiana a vincere il Nobel per la Letteratura dopo Carducci e tuttora unica donna italiana a vincere il prestigioso premio in questa categoria, Grazia Deledda ottenne l'ambito riconoscimento con la seguente motivazione: per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.
Nata nel 1871 a Nuoro, in Sardegna, in una famiglia benestante, la sua giovinezza sarà in seguito tormentata da gravi lutti e disgrazie. Autodidatta e dalla poetica unica e originale, non fu accolta subito favorevolmente dalla comunità letteraria, che la criticava per il fatto di concentrarsi su un mondo arcaico, troppo nascosto e lontano. In realtà proprio in quell'aspetto "arcaico" si racchiude la magia dei suoi libri, della sua arte formatasi come una canzone, o un motivo che sgorga spontaneo dalle labbra di un poeta primitivo. In un’intervista la Deledda affermò di essere riuscita ad apprendere delle verità essenziali proprio dalla bocca di certi pastori sardi, dalla loro semplicità pura e atavica.
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Spesso criticata e osteggiata, la Deledda ha il merito di essere stata una figura molto moderna, in grado di mostrare che una donna poteva scrivere e avere successo come e più di un uomo. Il marito Palmiro Madesani, col quale la scrittrice si trasferì a Roma, arrivò a licenziarsi per dedicarsi esclusivamente al lavoro di agente letterario della moglie, dimostrando una devozione e una modernità inconsueti per l'epoca. Oggi, i manoscritti dell'autrice, in particolare le sue lettere, riscuotono successo quando vengono messe all'asta, a dimostrazione di un amore destinato a crescere. Questa donna "piccina piccina", come ella stessa si definì, "ma ardita e coraggiosa come un gigante" figura ora, a pieno diritto, nell'Olimpo dei maggiori scrittori italiani di tutti i tempi.
2. Gabriela Mistral

Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga, in arte Gabriela Mistral, nacque nel 1889 a Vicuña, in Cile. Nonostante avesse abbandonato la scuola all'età di quindici anni, divenne lei stessa insegnante da giovanissima e, in seguito, professoressa universitaria di lingua spagnola, ministro della cultura e diplomatica. Assunse lo pseudonimo Gabriela Mistral prendendo in prestito i nomi dei suoi autori preferiti, l’italiano Gabriele D'Annunzio e il francese Frédéric Mistral. Tre eventi chiave influenzarono inizialmente la sua scrittura: alcuni versi scritti dal padre, ritrovati per caso, che risvegliarono la sua "passione poetica"; le lezioni private della sorella maggiore, che le trasmise l'amore per l'insegnamento e per la Bibbia (temi ricorrenti nelle sue opere); il suicidio di un suo innamorato, a causa del quale la tematica del Dolore, già ampiamente presente nella sua poetica, assumerà una consistenza ancor più ampia.
Gabriela Mistral viaggiò molto e venne coinvolta nell'attività diplomatica in numerose nazioni. Essendo cresciuta in povertà, si sentiva particolarmente solidale con le persone vulnerabili e usò la sua poesia per dare voce ai "senzavoce", difendendo la libertà della democrazia e schierandosi dalla parte di chi veniva maltrattato dalla società (donne, bambini, ebrei, nativi americani, poveri e vittime di guerra). Nel 1945 divenne la quinta donna, la prima di origine latinoamericana, a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura in virtù della sua poesia lirica che, ispirata da forti emozioni, ha fatto del suo nome un simbolo delle aspirazioni idealistiche di tutto il mondo latinoamericano.
La Mistral morì nel 1957 a 67 anni per un cancro al pancreas, assistita fino alla fine dalla scrittrice statunitense Doris Dana, con la quale si vociferava avesse una relazione sentimentale.
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3. Doris Lessing

Doris Lessing è stata una scrittrice zimbabwese di origine britannica, le cui opere vengono comunemente divise in tre periodi: la fase comunista (1944-1956) quando scrisse prevalentemente su temi sociali, il periodo psicologico (1956-1969), influenzato dalle teorie dello psichiatra radicale britannico R.D. Laing e la fase sufista, esplorata in concomitanza con la scrittura fantascientifica nella serie di Canopus. Il suo romanzo The Golden Notebook (Il taccuino d'oro) viene da molti considerato un classico della letteratura femminista, ma l'autrice ha sempre rinnegato questa etichetta. Oltre a impegnarsi in politica e in questioni sociali e a battersi attivamente contro le armi nucleari, è stata anche un'attiva oppositrice dell'apartheid, cosa che l'ha portata a essere bandita dal Sudafrica e dalla Rhodesia per molti anni.
Nel 2007 la Lessing ha ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, divenendo allora l'undicesima e la più anziana donna a riceverlo. Nella motivazione la scrittrice è stata definita cantrice dell'esperienza femminile, che con scetticismo, fuoco e forza visionaria ha messo sotto esame una civiltà divisa. Nel 2017, a distanza di soli 10 anni, la sua medaglia del Nobel è stata messa all'asta da Christie's nella vendita Valuable Books and Manuscripts. L'autrice era deceduta a Londra quattro anni prima, il 17 novembre 2013 all'età di 94 anni, dopo aver pubblicato oltre 50 libri, alcuni sotto pseudonimo.
Una curiosità “gattara”: Doris Lessing adorava i gatti, da lei considerati esseri speciali. Nel romanzo breve Gatti molto speciali (1967), descrive gusti e temperamento dei gatti che hanno fatto parte della sua vita con la stessa lucidità con cui analizza la società umana, in una narrazione a tratti malinconica e a tratti divertente, ricca di aneddoti.
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4. Wisława Szymborska

Seppur non conosciutissima dal grande pubblico, la poesia di Wisława Szymborska riesce ad arrivare al cuore di tutti, una volta scoperta, poiché con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà, come recita la motivazione del Premio Nobel assegnatole nel 1996. Lei stessa scrisse, con l'ironia che l'ha sempre contraddistinta, che in genere la Poesia piace a non più di due persone su mille, eppure, nella nativa Polonia, i suoi libri hanno raggiunto vendite che rivaleggiano con importanti autori di prosa. La raccolta poetica più recente, Due punti, apparsa per la prima volta nel 2005, ha riscosso uno strepitoso successo, vendendo oltre quarantamila copie in meno di due mesi, cosa decisamente inconsueta per un libro di poesie, solitamente tutt'altro che commerciale. Le sue opere sono state trasposte in musica, inserite all'interno di film e tradotte in inglese e in molte lingue europee, oltre che in arabo, ebraico, giapponese, persiano e cinese.
Szymborska prediligeva il verso libero e le sue poesie, contraddistinte da una grande semplicità, illustrano temi filosofici universali e argomenti esistenziali di ampio respiro etico in modo ironico e diretto. La profonda introspezione intellettuale si affianca a una succinta scelta di parole, i componimenti sono spesso molto brevi e talvolta mostrano il mondo in un'ottica inusuale o da punti di vista insoliti, come nel caso della tenerissima poesia Il gatto in un appartamento vuoto, in cui è appunto un gatto a parlare, lasciato solo dopo la morte dell'amico a due zampe.
La sua opera omnia si basa su un corpus relativamente piccolo, con meno di 350 componimenti poetici. Quando le è stato chiesto perché avesse pubblicato così poche poesie, l'autrice ha risposto ironicamente che era colpa del cestino per la cartastraccia che aveva in casa.
Fumatrice accanita, dopo diversi mesi di malattia a causa di un cancro ai polmoni, Szymborska è morta nel sonno nella sua casa di Cracovia l'1 febbraio del 2012. Non c’è vita/che almeno per un attimo/non sia immortale recita una delle sue poesie. Di sicuro la sua vita, e la sua poesia, saranno immortali per sempre.
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5. Nadine Gordimer

Scrittrice sudafricana, nata e morta a Johannesburg, Nadine Gordimer pubblicò romanzi e saggi e vinse il Booker Prize nel 1974 e il Premio Nobel per la Letteratura nel 1991 per la sua scrittura di grandissimo beneficio per l'umanità. Nata da immigranti ebrei, si accorse fin da giovanissima del razzismo che permeava l'ambiente circostante e delle barriere esistenti fra gli studenti bianchi e quelli neri anche nell'istruzione universitaria. Iniziò ben presto la sua lotta contro la discriminazione razziale e, negli anni '60 e '70, insegnò in alcune università americane, battendosi affinché il Sudafrica ritrattasse la politica di apartheid. Le sue opere furono spesso incentrate sulle tensioni etiche dovute alla segregazione razziale nella sua patria e per il suo impegno venne premiata con vari titoli onorifici.
Nel 1954 coronò il suo sogno d'amore con Reinhold Cassirer, un commerciante d'arte che aveva fondato la sede sudafricana di Sotheby's e quel meraviglioso matrimonio, come la scrittrice stessa lo definì, durò fino alla morte di lui, nel 2001.
Questa straordinaria autrice ci ha lasciato il 13 luglio 2014, a causa di un cancro al pancreas che negli ultimi mesi di vita le aveva tolto anche le energie per scrivere, ma la sua battaglia contro il razzismo continua a vivere attraverso le sue parole.
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6. Toni Morrison

L'autrice americana Toni Morrison conquistava il pubblico con le sue parole e con la sua voce calma e calda. Prima afroamericana a vincere il Nobel per la Letteratura, i suoi scritti sono stati la sua "arma bianca" contro il razzismo, lo strumento con il quale ha scandagliato la verità, mettendola nero su bianco, per quanto dolorosa fosse. I suoi racconti dei neri in America sono difficili, dolorosi, ma veri e concreti, la sua narrazione intensa e avvolgente.
Nata Chloe Ardelia Wofford, cambiò il primo nome in Toni quando era al college, come omaggio a Sant'Antonio da Padova, e prese il cognome del marito Harold quando si sposò nel 1958. Dopo aver vinto il Premio Pulitzer nel 1988 per il romanzo Beloved, ricevette il premio Nobel nel 1993 per la sua narrativa che, con i suoi romanzi caratterizzati da forza visionaria e impatto poetico, dà vita a un aspetto essenziale della realtà americana. In seguito, nel 2012, il Presidente Barack Obama le ha conferito la Medaglia Presidenziale della Libertà, mentre nel 2016 ha ricevuto il PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction ed è stata inserita nella National Women's Hall of Fame nel 2020.
Toni Morrison è morta a 88 anni, nel 2019, dopo una breve malattia, ma ci ha lasciato un insegnamento importantissimo, rivendicando la valenza politica della Letteratura e trasformando i suoi romanzi in una lucida analisi sulla condizione dell’essere umano in generale. L'autrice era solita dire: “Quando ottenete quei lavori per cui siete stati brillantemente formati, ricordatevi che il vostro vero lavoro è che, se siete liberi, dovete liberare qualcun altro. Se avete un po’ di potere, allora il vostro compito è dare più potere a qualcun altro”. Dare voce all'oppresso, conquistare la propria libertà e aiutare gli altri a raggiungerla: ecco quello che ha realizzato egregiamente Toni Morrison attraverso la sua scrittura, ecco il succo delle sue parole, il suo testamento e il suo inestimabile regalo al Mondo.
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