Nel 1600, la città di Bologna visse un periodo fiorente sotto l'aspetto delle opportunità di carriera dedicate alle artiste donne: Elisabetta Sirani nacque in questa vivida atmosfera l'8 gennaio 1638. Il padre Giovanni Andrea Sirani era un pittore di successo che aveva studiato e collaborato con Guido Reni e formò le tre figlie Elisabetta, Barbara e Anna Maria nel suo atelier.

La formazione delle tre sorelle non si limitò alla pittura, ma anche alle materie umanistiche e musicali, insegnamenti di cui Elisabetta avrebbe ampiamente beneficiato in seguito. Intanto, il suo grande talento divenne presto evidente, tanto che a 17 anni ottenne il suo primo lavoro. Poco dopo assunse anche la direzione del laboratorio del padre dopo che Andrea Sirani si ammalò di gotta.
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I primi clienti di Elisabetta appartenevano alla classe borghese medio-alta. In seguito però, arrivarono le prime commissioni da personalità nobiliari di spicco, tra i quali Cosimo III de' Medici. La situazione economica di Elisabetta Sirani era molto buona, ma capitava spesso che i proventi delle commissioni andassero a finire direttamente nelle casse dello studio del padre e per questo motivo, la giovane artista accettò alcuni lavori in gran segreto.
Le opere della Sirani erano basate stilisticamente su Guido Reni e Caravaggio e raggiungevano risultati di elevatissima qualità. Qualcuno però dubitava che quella fosse effettivamente la sua mano e per questo Elisabetta iniziò a dipingere in uno studio aperto che divenne presto un'attrazione per viaggiatori e visitatori. Per stroncare queste voci sul nascere, decise inoltre che avrebbe sempre firmato le sue opere.

In "Allegoria della pittura", autoritratto del 1658, Elisabetta si è ritratta come una donna ricca e dai tratti gentili, che guarda con fiducia lo spettatore. La sua formazione classica si rivelò fondamentale per la sua opera, ispirata anche agli scrittori antichi come Plutarco.
Lo stile di Elisabetta Sirani era molto simile a quello della sua contemporanea Artemisia Gentileschi: entrambe si dedicarono alla raffigurazioni di figure femminili forti come quella di Giuditta, Porzia (moglie di Bruto) e Timoclea, che getta il suo tormentatore in una fontana.
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Elisabetta Sirani ebbe il grande onore di essere una delle prime donne ad essere accettate all'Accademia di San Luca - fino ad allora infatti, la formazione artistica era vietata alle donne. Non si accontentò però di questo e decise poco tempo dopo di fondare la sua accademia, dedicata unicamente alle ragazze.
L'educata e talentuosa Elisabetta Sirani era una personalità rispettata e popolare in tutta Bologna. Quando morì, il 28 agosto 1665 all'età di soli 27 anni, sorsero immediatamente delle voci legate a un possibile avvelenamento. Suo padre accusava la domestica Lucia Tolomelli, che aveva rinunciato al lavoro con la famiglia Sirani pochi giorni prima della morte di Elisabetta.

Il tutto venne chiarito a processo: Elisabetta morì di ulcera, segno di molto stress - il che sembra plausibile, considerando che Elisabetta realizzò circa 200 dipinti, centinaia di disegni e alcune incisioni in poco più di dieci anni. Si dice anche che sia stata in grado di completare un ritratto a mezzo busto in una sola sessione.
Il grande lutto per la scomparsa di Elisabetta Sirani portò a un grande servizio funebre che attirò tutta la città di Bologna e fu pagato da alcuni dei suoi ricchi clienti. L'artista trovò il suo ultimo luogo di riposo nella stessa cappella della Chiesa di San Domenico dove Guido Reni era stato sepolto ventitré anni prima.




