Il catalogo dei Dipinti Antichi del 21 settembre 2021 a Genova, offre la possibilità di acquistare opere di grande qualità, in alcuni casi inedite sul mercato, che possono soddisfare il piacere collezionistico del raffinato conoscitore come dell’appassionato collezionista. Numerosi i lotti eccellenti di questa imperdibile asta, organizzata dalla maison Wannenes.

Nella figura di Giove (lotto 125, stima 10.000 – 15.000 euro) realizzata nella prima metà del secolo – tra il quarto e quinto decennio, da un’artista verosimilmente di formazione francese che è a conoscenza della coeva scena artistica italiana, cogliamo una straordinaria sintesi tra un mediato naturalismo e una squisita sensibilità classicista.

Un pittore francese del XVII-XVIII secolo è l’autore di una preziosa tela raffigurante la storia di Filemone e Bauci (lotto 151, stima 3.000 – 5.000 euro) che, oltre a mostrare una bella conservazione, esibisce una qualità eccellente ben percepibile osservando le figure, i brani di natura morta e l’ambientazione scenica, caratterizzata da una tenue luminosità. Il tema raffigurato descrive l’episodio saliente della “favola” di Filemone e Bauci tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, storia meravigliosa ad elogio dell’ospitalità e dell’amore coniugale. Escludendo un’antica attribuzione ad Adam Elsheimer (Francoforte sul Meno, 1578 - Roma, 1610), l’opera evidenza influssi dal realismo dei fratelli Le Nain, cosa che conferma un’autografia a un’artista d’Oltralpe.

La Maddalena di Pier Dandini (Firenze, 1646 - 1712), è stata attribuita alla mano dell’artista da Federico Zeri e si distingue come una delle migliori creazioni dell’artista fiorentino. Interprete estroso e originale del tardo barocco toscano e quanto mai attento alle influenze romane di Pietro da Cortona, attivo tra il 1637 e il 1647 a Palazzo Pitti, e di Luca Giordano, che durante i primi anni Ottanta è impegnato a Palazzo Medici Riccardi (lotto 139, stima 5.000 – 8.000 euro). Una tela di identico soggetto realizzata da un pittore veneto, forse operante nella bottega di Tiziano, ripropone il prototipo che il maestro di Pieve di Cadore dipinse tra il 1530 e il 1535 per il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere (oggi custodita alla Galleria Palatina di Firenze) ma con una capigliatura più ordinata e una sola mano che porge al petto (lotto 165, stima 4.000 – 7.000 euro).

Di grande fascino il Ritratto d’uomo di Luciano Borzone (Genova, 1590 - 1645) dove l’artista mette in atto un’anomalia di straordinaria modernità, raffigurando l’effigiato con lo sguardo rivolto altrove, come se qualcosa o qualcuno avesse rapito la sua attenzione (lotto 193, stima 4.000 – 7.000 euro), trasgredendo con talentuoso estro la regola iconografica di celebrazione dell’effigiato, ponendosi in linea con la ritrattistica di Velasquez e la sua capacità di catturare l’uomo in quanto tale. È Vittorio Sgarbi ad azzardare il confronto tra il ritratto qui presentato con quello di Francesco Righetti realizzato da Guercino tra il 1626 – 1628.

Interessante una tela raffigurante l’Annunciazione, databile al nono decennio del XVI secolo, che prima è stata giudicata di mano di Annibale Carracci (Bologna, 1560 - Roma, 1609) poi riferita a Ludovico Carracci (Bologna, 1555 - 1619) e adesso in cerca di un'autografia certa che sia supportata da notizie documentarie, da una storia delle provenienze o da disegni preparatori che la possano riferire alla mano di uno o l’altro dei Carracci. La difficoltà filologica è dettata dal fatto che in quegli anni Annibale, Ludovico e Agostino lavoravano in stretta collaborazione e spesso in modo intercambiabile. È quindi di estremo interesse la scoperta di quest’opera che suggerirebbe una genesi romana (lotto 310, stima 3.000 – 5.000 euro).

Dulcis in fundo, fra i lotti che ci hanno ammaliato, vale la pena menzionare la splendida Natura morta con bacile d’argento e fiori, ciliegie, susine e melograno, che Alberto Cottino ha attribuito a Abraham Brueghel (Anversa, 1631 - Napoli, 1697) con una datazione alla fine del XVII secolo (lotto 311, stima 3.500 – 5.500 euro). Caratteristica di quest’opera sono l'esuberanza decorativa barocca, la puntuale descrizione dei frutti d’ascendenza nordica e l'ambientazione all'aperto, tipica della natura morta capitolina del secondo Seicento.
Per gustarvi questi e molti altri lotti straordinari, consultate il catalogo di Wannenes su Barnebys!



