Bere vino è uno dei piaceri della vita, ma spesso anche il semplice atto di stappare una bottiglia ha un certo fascino, soprattutto se siamo in presenza di un tappo di sughero. Si rimuove con cura il sigillo di stagnola, lasciando esposta la parte superiore del tappo, si posiziona la punta del cavatappi al centro e la si fa affondare nel sughero fino a perforarlo, si gira la maniglia del cavatappi in senso orario e, con un attento movimento di rotazione e trazione, si estrae infine il sughero, con un leggero "pop". Et voilà, il delizioso nettare contenuto nella bottiglia è pronto per essere versato.
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Considerato un oggetto piuttosto comune nelle nostre case, il cavatappi racchiude una storia ricca e affascinante che si intreccia con l'evoluzione dell'imbottigliamento. In particolare, la sua nascita è strettamente legata alla diffusione su larga scala del sughero per sigillare le bottiglie di vetro. Pare che la forma originaria sia legata alla produzione di armi da fuoco, per via della somiglianza con il gun-worm, ovvero il cavapallottole. Questo era uno strumento metallico spiraliforme comparso sui campi di battaglia verso il 1630 e usato per estrarre i bossoli inesplosi dalle canne dei fucili.
Nel XVIII secolo, in Inghilterra, venivano fabbricati cavatappi preziosi destinati alle persone particolarmente abbienti, realizzati con materiali come oro e argento. Del resto, l'uso delle bottiglie di vetro era allora relativamente raro e riservato a coloro che potevano permetterselo.
Il primo vero e proprio brevetto di un cavatappi risale all'anno 1795, ed è legato al nome del reverendo inglese Samuel Henshall, che rivoluzionò la modalità di estrazione introducendo un semplice disco fra il fusto e la vite (chiamata anche verme). Il sistema brevettato da Henshall favorì il passaggio dalla produzione artigianale a quella in serie e aprì le porte a numerosi altri brevetti, dal design di volta in volta più funzionale.

Alcuni esemplari possono essere considerati delle vere opere d'arte. La storia dei cavatappi offre infatti oggetti unici, talora eccentrici e dal design audace. Tra i cavatappi più provocatori ci sono quelli a tema erotico, spesso raffiguranti figure ermafrodite. Alcuni cavatappi erano persino nascosti all'interno di bastoni da passeggio dal manico svitabile. Decisamente divertenti i cavatappi-caricatura (camuffati da statuine), come quello con la faccia di Andrew Volstead, senatore americano autore del Volstead Act, una legge del 1919 che vietava la produzione e la vendita di bevande alcoliche. Nel Novecento, il cavatappi diviene anche veicolo pubblicitario, arricchito da loghi e slogan. Famosi furono, intorno al 1950, i cavatappi della serie Barman ideati dall'artista Carlo Gemelli, con un design reso spiritoso dalle sorridenti figure antropomorfe.
Non mancano, ovviamente, i collezionisti che si appassionano a questi oggetti apparentemente semplici, ma intrisi di significato storico e curiosità. Uno di essi è Paolo Annoni, ex farmacista divenuto avido collezionista dopo aver ricevuto in dono da un amico un cavatappi antico. Nei locali di una storica cantina adiacente al Castello Comunale di Barolo, nella Terra del rinomato vino, ha aperto nel 2006 il Museo dei Cavatappi. Qui, ben 19 sezioni tematiche narrano la storia e l'evoluzione di questo utensile e il percorso di visita offre un'affascinante collezione di 500 esemplari di cavatappi antichi provenienti da ogni angolo del mondo, con produzioni che risalgono alla seconda metà del 1600.
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Il cavatappi è in effetti un oggetto da collezione di grande interesse. Gli appassionati hanno diverse modalità per collezionarli: per modello, per marca, per materia prima, per periodo. Secondo alcuni, l'aspetto affascinante di questo tipo di collezionismo non risiede solo nella sfida a trovare i cavatappi più rari e antichi, ma anche in un lato più misterioso e poetico: quello di risalire al loro viaggio attraverso il tempo e immaginare quante e quali bottiglie hanno aperto nel corso della loro vita.
Un antico cavatappi può acquisire un notevole valore monetario, sia per i materiali pregiati impiegati nella sua realizzazione, come oro, argento o avorio, sia per la rarità del modello, nel caso ne esistano pochi esemplari al mondo. Il cavatappi più costoso all'asta è stato venduto in UK a un prezzo di 49.600 sterline, nel 2014.

Il cavatappi, dunque, con il suo affascinante passato e la sua importanza nella cultura del vino, non va apprezzato solo come un utensile pratico. Il suo valore va oltre il materiale con cui è stato realizzato: racconta storie e rappresenta epoche diverse, nella sua continua evoluzione di componenti e tecnologie.
La presenza di un cavatappi vintage o antico a tavola aggiunge sempre un tocco di cerimonia a ogni apertura di bottiglia, in un gesto che unisce tradizione e praticità. La prossima volta che stappate una bottiglia di vino, prendetevi un momento per riflettere su questo piccolo, incantevole attrezzo... e brindate alla sua bellezza!




