Uno studio condotto a Oslo dagli scienziati Fred Prata, Alan Robock e Richard Hamblyn sostiene di avere individuato la ragione dietro al cielo sanguigno che accomuna tutte le 4 versioni dell’Urlo di Munch, uno dei quadri più celebri del movimento espressionista. Oltre che per il suo valore artistico, il quadro è ben noto per i due furti che lo hanno visto protagonista, nel 1994 e nel 2004. In particolare, quello più recente aveva provocato un grande clamore mediatico: sottratto al museo di Oslo da due uomini armati, il dipinto era stato recuperato soltanto due anni dopo con lievi danni alla tela.

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L’Urlo di Edvard Munch è considerato uno dei dipinti più angoscianti dell’arte occidentale ed è sempre stato interpretato come espressione dello stato emotivo dell’artista, che ne ha dipinto numerosi bozzetti e quattro versioni tra il 1893 e il 1910.
L’origine del dipinto è documentata in una nota scritta dal pittore norvegese:
Camminavo sulla strada con due amici, il sole tramontava, sentii come una vampata di malinconia. Il cielo divenne all’improvviso rosso sangue. Mi arrestai, mi appoggiai al parapetto, stanco da morire. Vidi le nuvole fiammeggianti come sangue e una spada. Il mare e la città di un nero bluastro. I miei amici continuarono a camminare. Io rimasi là, tremante d’angoscia, e sentivo come un grande e interminabile grido che attraversava la natura.
E ancora:
Mi sono messo a gridare, ma nessuno mi stava ascoltando. Ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori. Non mi riconoscete, ma quell'uomo sono io.
Tutto faceva sembrare, insomma, che il grido di angoscia e solitudine della figura in primo piano fosse quello dell’autore e dell’umanità intera, emblema dell’angoscia esistenziale insita nella nostra specie. Un’interpretazione che rimane sempre valida, ma che si arricchisce di un particolare che rende il quadro ancor più interessante anche dal punto di vista scientifico.

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Nel 2000, uno degli scienziati dello stesso team (Robock) aveva fatto risalire l’origine fisica del rosso sangue del cielo della tela all’eruzione del vulcano di Krakatoa del 1883, che avrebbe potuto causare l’insolito colore del cielo anche a migliaia di chilometri di distanza. I quadri di Munch però sono datati 10 anni dopo quell’evento ed è un po’ inverosimile che tale fenomeno ne sia stato lo spunto.
Il nuovo studio dà un’altra spiegazione: si tratta, secondo gli scienziati del Dipartimento di Fisica Atmosferica, Oceanica e Planetare dell’Università di Oxford, di un fenomeno meteorologico dall’affascinante nome di “nuvole di madreperla”. Il fenomeno, che nasce a temperature molto basse, provoca alcune volte la formazione di nuvole a strisce, simili ai cirri; altre dei blocchi quasi monocromi, dai colori spettrali.
Dopo aver controllato alcune testimonianze che confermavano che l’evento si era verificato a Oslo proprio in quegli anni, gli scienziati hanno fatto un’analisi dei colori del dipinto, comparandolo con foto più recenti dell’avvenimento: i colori e la forma delle nuvole non sembrano lasciare molti dubbi.
Se così fosse, si tratterebbe della prima rappresentazione grafica ad oggi conosciuta del fenomeno delle “nuvole di madreperla”.




