La fine
Questa storia inizia dalla fine. È l’8 settembre del 1985 quando la giovane ma già ben conosciuta artista Ana Mendieta precipita dal 34esimo piano di un grattacielo di New York nel Greenwich Village - dove viveva con il marito Carl Andre, sposato solo otto mesi prima. Andre, celebre pittore e scultore americano della corrente minimalista, chiamò quella sera il 911 pronunciando queste parole: “Mia moglie è un’artista, e anch’io sono un artista, abbiamo litigato per il fatto che io fossi, eh, più esposto al pubblico di lei. È andata in camera, l’ho seguita, ma poi è caduta dalla finestra.” (The New York Times. Estratto, 13 febbraio 2015.)

Carl Andre, inizialmente arrestato, durante il processo fu assolto come non colpevole per “ragionevole dubbio”. La morte di Ana fu un incidente, o un suicidio, secondo i giudici - anche se i due avevano bevuto molto e alcuni testimoni raccontano di aver sentito un violento litigio tra loro poco prima della morte di Mendieta. In molti ritengono improbabile l’ipotesi del suicidio: Mendieta era, in quegli anni, in un momento felice della sua vita. Altri invece, vicini alla coppia, giudicano Andre incapace di poter fare del male alla moglie.
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Denunciamo il mondo dell'arte razzista e patriarcale che ha lavorato contro di lei per sostenere il suo assassino.
“Where is Ana Mendieta?”
Ad oggi, il dubbio sulla prematura scomparsa dell'artista non smette di far parlare di quanto accaduto. O meglio, la strana morte di Mendieta, giovane immigrata cubana, femminista e compagna di un uomo di 13 anni più grande e ben affermato sulla scena artistica internazionale, ha dato vita a un movimento attivista in onore e difesa di Mendieta. WHEREISANAMENDIETA è un “collettivo internazionale di persone che lottano contro l'indifferenza delle istituzioni culturali nei confronti di donne / donne di colore / minoranze etniche / trans / gruppi oppressi ed emarginati”. Lo scopo è principalmente quello di fare luce sulla morte di Mendieta in occasione di mostre ed eventi dedicati a lei o alla cerchia di artisti che le gravitavano attorno durante gli anni della sua carriera.

“Denunciamo il mondo dell'arte razzista e patriarcale che ha lavorato contro di lei per sostenere il suo assassino. Andre è solo un uomo in una lista infinita di nomi di uomini il cui passato violento è sistematicamente eclissato dal loro status e privilegi e che continuano ad essere celebrati, mentre le voci e le eredità delle loro vittime sono sistematicamente messe a tacere.”
(Da Activism // The Art World is Complicit: An Interview with WHEREISANAMENDIETA - Berlinartlink.com)
Durante il procedimento giudiziario contro Andre, diverse figure del mondo dell’arte presero parte alla sua difesa. Frank Stella pagò 50.000 $ di cauzione per l’amico, che dal 1988 - anno in cui fu definitivamente assolto - in poi, continuò la sua promettente e redditizia carriera. Durante il processo, l’arte di Ana Mendieta fu usata come “prova” di una sua presunta instabilità mentale e alcune persone a lei vicine parlano da tempo di una sorta di campagna di diffamazione sussurrata per farla passare come una “cubana pazza”.

L'inizio
Cuba, inizio anni Sessanta. Quattordicimila bambini vengono imbarcati su voli di linea della Pan American e fatti sbarcare in Florida, per essere smistati in centri di accoglienza e famiglie. Chiamata “Operazione Pedro Pan”, quest’azione post rivoluzione cubana fu un tentativo degli Stati Uniti di destabilizzare l’assetto socio politico di Cuba, puntando su ciò che ogni famiglia aveva di più caro: i propri figli.
Con la promessa di ricongiungimenti familiari e diffondendo false notizie rispetto al governo castrista, gli Stati Uniti portarono via dall’isola numerosi bambini completamente ignari del loro destino.
Tra questi bambini c’è la dodicenne Ana, che espatria, nel 1961, insieme alla sorella Raquelín per volere del padre, implicato nell’invasione della Baia dei Porci. Dopo una breve permanenza in un centro d'accoglienza e in alcune famiglie, arriva in Iowa. Le sorelle vengono separate e Ana non vedrà più parte della famiglia fino al 1966. Il padre, incarcerato per slealtà nei confronti di Castro fino al 1979, morirà poco dopo essere arrivato in America.

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Tra Land Art e Body Art
Il tema dell’appartenenza, dei legami e dello sradicamento sono molto presenti nell’opera di Mendieta, la cui produzione si delinea come un continuo dialogo tra Land Art e Body Art. Il suo lessico visivo si compone dagli elementi della natura - terra, fuoco, aria, acqua - e l’uso del suo corpo nell’esplorazione del mondo, nella ricerca di una connessione con l’universo.
Ana inizia ad avvicinarsi all’arte all’Università dell’Iowa, laureandosi in Pittura (1972) e Intermedia (1977). Durante quegli anni ha una relazione con l’artista e accademico Hans Breder, una figura fondamentale nella sua formazione, che le fa scoprire la nozione di “pratica interdisciplinare”, citando artisti del calibro di Marcel Duchamp, Yves Klein e gli azionisti viennesi come pietre miliari del mondo dell’arte. È al college che capisce anche cosa vuol dire “discriminazione” ed è lì che si avvicina ai temi della violenza e del sangue. Dopo lo stupro e l’omicidio di Sara Otten, avvenuti nel campus, Ana realizza la performance Rape Scene (1973) nel suo appartamento universitario, ricostruendo i fatti di cronaca così come raccontati dalla stampa.

Durante un viaggio in Messico, nella metà degli anni Settanta, Ana dà vita alle Siluetas, opere in in cui il suo corpo lascia un’impronta nel terreno, che decora poi con pietre, foglie, fiori, legni e che a volte delinea con il fuoco o riempie di vernice rossa. Scrisse: "La mia arte è fondata sulla convinzione che esista un'energia universale che corre attraverso tutto, dall'insetto all'uomo, dall'uomo all'anima, dall'anima alla pianta, dalla pianta alla galassia."
Nel 1978 arriva a New York. Stringe amicizia con le grandi artiste femministe dell’epoca e si unisce alla Artists in Residence Inc (A.I.R. Gallery), la prima galleria d’arte americana dedicata esclusivamente alle donne. Due anni dopo, conclude la sua collaborazione con A.I.R. con queste parole: “Il femminismo americano per com’è ora, è riservato esclusivamente ai bianchi della middle class". Il suo lavoro, da lì in avanti, fu quello di sfidare questi limiti imposti dalla società.

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Nel frattempo però, conosce Carl Andre, e sembra che le sue dimissioni dalla galleria siano legate anche ad una disputa con il compagno. I due artisti, sebbene le personalità opposte - tangibili anche nelle loro creazioni artistiche - si innamorano. Liliana Porter, artista argentina amica della coppia, raccontò: “Carl era molto metodico nella sua vita quotidiana, seguiva le routine, Ana era l'opposto. Le piaceva la sua personalità forte (...) e in qualche modo aveva bisogno di un punto di riferimento più maturo e costante."
Nel 1983, Ana si trasferisce a Roma, in una residenza per artisti dell’American Academy. Quello italiano è per lei un periodo positivo e fruttuoso: si innamora della capitale italiana e dichiara di sentirsi accettata come mai prima di allora. Mendieta si sente totalmente sé stessa. Con una cerimonia privata, nel gennaio 1985, Ana Mendieta e Carl Andre si sposano a Roma.
La mia arte è fondata sulla convinzione che esista un'energia universale che corre attraverso tutto.
Pochi mesi dopo essere tornati a New York, Ana confida ad un'amica il sospetto che Andre abbia avuto un'altra relazione mentre lei si trovava a Roma e lui era impegnato per lavoro a Berlino. In quel periodo la coppia appare comunque rilassata e i due si dedicano alla loro arte e alla vita mondana nella Grande Mela, spesso ospiti di cene con celebri amici. La sera dell'8 settembre però decidono di rimanere a casa, ordinando cibo cinese e una bottiglia di champagne.
Il corpo di Ana Mendieta verrà ritrovato la mattina dopo sul tetto di un negozio, dopo un volo dal 34esimo piano dalla finestra dell'appartamento dove la sera prima aveva cenato con il marito. La triste fine della vita della giovane artista, che si dedicò anima e corpo all'arte, è tutt'oggi un mistero dai risvolti poco chiari.
Where is Ana Mendieta?




