Se tutti suonassero un ukulele, il mondo sarebbe un posto migliore.
Più piccolo di una chitarra, facilmente trasportabile ovunque, semplice da imparare e con un suono allegro e divertente: negli ultimi anni l'ukulele – a volte abbreviato in uke – sembra aver conquistato il cuore di moltissime persone, in particolare dei giovanissimi. Persino il nome suona simpatico: pulce saltellante, è questo il significato del termine ukulele in lingua hawaiana, probabilmente per via della velocità con cui viene suonato, con le dita che si muovono rapidissime sulle corde. Scopriamo insieme qualcosa in più su questo strumento musicale tanto particolare.

L'ukulele fu inventato nella seconda metà del XIX secolo, intorno al 1879, da immigrati portoghesi originari di Madeira trasferitisi nelle Hawaii per lavorare nei campi di canna da zucchero. Alcuni di essi, infatti, erano esperti liutai e idearono questo nuovo strumento dalla combinazione della braguinha e del rajão, cordofoni tipici della regione da cui provenivano. In America, l'ukulele fu reso popolare da musicisti come Roy Smeck (6 febbraio 1900 - 5 aprile 1994), che venne persino soprannominato The Wizard of the Strings (Il Mago delle Corde). La Grande Depressione che colpì gli USA negli anni Trenta ebbe ripercussioni anche sull'ukulele, che tuttavia visse nello stesso periodo un momento di splendore in Gran Bretagna grazie a George Formby (26 maggio 1904 - 6 marzo 1961), un attore, cantautore e comico inglese che divenne famoso per i suoi film degli anni '30 e '40 e per le canzoni comiche e leggere suonate con l'ukulele o il banjolele. Dalla fine degli anni '40 alla fine degli anni '60, l'italiano Mario Maccaferri (1900 - 1993), liutaio, chitarrista, uomo d'affari e inventore, realizzò circa 9 milioni di ukulele dal prezzo decisamente contenuto, contribuendo alla diffusione di questo strumento, che rimase popolare per alcuni anni, utilizzato anche in alcune canzoni jazz.

Gli anni '60 videro un nuovo rifiorire della popolarità dell'ukulele negli Stati Uniti grazie anche a gruppi come i Beach Boys, che a volte lo usavano per comporre le loro canzoni. Nello stesso periodo sorsero in tutto il mondo club di appassionati di questa simpatica chitarrina.
Dopo gli anni '60 l'ukulele cominciò a perdere popolarità fino ai '90, quando ci fu un revival e lo strumento iniziò ad essere utilizzato da un numero sempre maggiore di musicisti. Divenne famoso in questi anni l'artista hawaiano Israel Kamakawiwo'ole, che realizzò un medley a ritmo reggae delle canzoni What a Wonderful World e, in particolare, della notissima Somewhere over the Rainbow, apparendo su vari media e contribuendo a rendere ancora più popolare l'ukulele. Sfortunatamente, Israel Kamakawiwo'ole venne a mancare a soli 38 anni nel 1997, ma lo spirito sognante della sua voce, accompagnata dalle melodie spensierate del suo ukulele, continua a far sognare milioni di persone tramite i video che lo hanno reso celebre.
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L'avvento di YouTube e l'interpretazione di brani famosi da parte di alcuni youtubers ha contribuito ulteriormente a far appassionare la gente a questo strumento. Fra tutti, il video della canzone While My Guitar Gently Weeps di George Harrison, suonata dal compositore americano Jake Shimabukuro, è diventato virale superando 17 milioni di visualizzazioni. Oltre a questo video, Shimabukuro è noto anche per la frase Se tutti suonassero un ukulele, il mondo sarebbe un posto migliore, che riassume un po' la natura giocosa e gioiosa dell'ukulele.

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Sempre parlando di YouTube, vale la pena menzionare il fatto che questa piattaforma web pullula di video relativi all'ukulele: cover di canzoni famose, tutorials, consigli di vario tipo su "Come suonare l'ukulele", "Quale ukulele comprare per iniziare", "Canzoni per principianti", "I primi accordi", ecc. I contenuti multimediali dedicati a questo strumento sono innumerevoli. Durante la pandemia da covid-19 molte persone hanno deciso di cominciare a suonare l'uke, per via della facilità con cui è possibile impararlo (rispetto ad altri strumenti), ma soprattutto per la sua natura di happy instrument, in grado di tirare su il morale a molti in un momento davvero difficile.

A proposito della natura allegra di questo strumento, va detto che esistono in commercio anche ukulele colorati nelle tonalità più svariate e persino ukulele di plastica. Questi ultimi hanno il pregio di essere resistenti, impermeabili e ottimi compagni di viaggio, ma dal punto di vista della qualità sonora quelli in legno risultano preferibili, in quanto il materiale restituisce un suono migliore. Inoltre, non tutte le marche di ukulele in plastica hanno una buona qualità costruttiva.
Ma quanti tipi di ukulele esistono?
Ci sono sei diverse tipologie di ukulele: il Sopranino viene considerato il “piccolino” della famiglia, ha delle dimensioni molto ridotte ed è poco comune. Il Soprano è uno dei più comuni e risulta perfetto per chi vuole cominciare a suonare l’ukulele; inoltre, essendo lungo appena cinquanta centimetri, è adatto ad essere suonato anche dai bambini. L'ukulele Concerto è leggermente più grande del "soprano" (circa 60 centimetri), ha una sonorità migliore ma un costo più elevato. Abbiamo poi il Tenore che è il preferito dai solisti e dai suonatori provetti, è lungo circa sessantacinque centimetri, ha una sonorità più calda e profonda e risulta adatto per suonare sia gli accordi che le singole note. Il Baritono è molto meno diffuso, forse perché per dimensioni (circa 75 cm) e suono somiglia più alla chitarra e riduce la portabilità peculiare dello strumento. Infine, il Basso risulta meno maneggevole rispetto agli altri ukulele per via delle dimensioni, poco più grandi del baritono, ed è anch’esso poco diffuso.

E per quanto riguarda il mercato vintage? Sembra esserci un certo interesse fra collezionisti e appassionati verso gli uke Martin, i soprano in particolare e più specificamente quelli degli anni '20 del secolo scorso. Martin & Co. è il più antico costruttore di ukulele sopravvissuto al mondo, che produce strumenti di alta qualità dai primi anni del Novecento. Gli uke Martin sono considerati i migliori per artigianato e suono, in particolare i modelli in legno di Koa, che sono anche più collezionabili rispetto ai modelli in mogano.
Come sapere quanto è antico un ukulele Martin? I primi uke di questo produttore, costruiti nel 1916, hanno numeri di serie che vanno da uno a meno di 200. Gli ukulele prodotti dopo il 1916 non hanno numeri di serie e possono essere datati in base ad alcune specifiche. Ad esempio, gli uke recano il marchio Martin sul retro della paletta fino al 1935; le decalcomanie sulla paletta non compaiono nelle foto dei cataloghi fino a dopo la seconda guerra mondiale; nel 1962 Martin & Co. aggiunse la scritta "Made in USA" all'etichetta interna, e via dicendo.
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Questa chitarrina dal suono acuto e allegro ha conquistato anche i bambini. Essendo abbastanza facile imparare i primi tre accordi di base e cominciare subito a suonarlo, questo strumento risulta particolarmente simpatico ai più piccoli, tanto che alcune scuole lo hanno sostituito al classico flauto, anche in virtù del fatto che, a differenza dello strumento a fiato, consente di cantare mentre si suona, rendendo l'esperienza ancora più divertente.
Se non vi siete ancora innamorati dell'ukulele, ecco un paio di ultime piccole curiosità che finiranno col conquistarvi: in alcuni ospedali, ci sono clown di corsia che danno sollievo ai degenti, intrecciando le dita su un ukulele e diffondendo nei reparti le loro note allegre. La cassa armonica di questo strumento risuona come un piccolo tamburo, cosa che lo fa apprezzare dagli ipovedenti. L'uke è inoltre entrato a far parte della Musicoterapia e viene utilizzato nell'interazione fra psicoterapeuta e paziente.
L’ukulele ha dunque importanti caratteristiche di socialità, in quanto consente di unire e stare in compagnia, ma risulta uno strumento piacevolissimo da suonare anche da soli. Dalle Hawaii, patria indiscussa dell'ukulele, l'allegro strumento si è diffuso in breve tempo in tutto il mondo, conquistando il cuore di milioni di persone. E siamo certi che questo "piccoletto" a quattro corde che fa tornare tutti un po' bambini avrà in futuro un successo ancora più ampio.
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