Nella musica moderna, i sintetizzatori sono presenti in quasi tutti i generi musicali, dal funk, alla disco al pop, alla house e persino alla musica classica. Eppure c'è stato un tempo in cui i musicisti, timorosi di essere sostituiti dalle macchine, erano tra i più scettici nei confronti dei sintetizzatori. Dalla resistenza all'onnipresenza nel mondo della musica, ecco come il sintetizzatore ha plasmato il paesaggio sonoro dell'industria musicale.
La nascita del suono elettronico
Il primo strumento musicale elettronico apparve in America nel 1876 con il Telegrafo musicale di Elisha Gray, frutto dei suoi esperimenti e delle sue ricerche nel campo della telegrafia e della comunicazione elettrica. Il telegrafo musicale fu uno dei primi dispositivi di comunicazione elettrica a utilizzare frequenze armoniche per trasmettere più messaggi contemporaneamente su un unico filo. Gray presentò il telegrafo musicale per la prima volta il 2 aprile 1877, durante un "concerto telefonico" alla Steinway Hall di New York. Con grande sorpresa del pubblico newyorkese, il pianista Frederick Boscovitz si esibì sul telegrafo musicale trasmesso dall'ufficio della Western Union di Philadelphia.

Influenzato dal telegrafo musicale di Gray, Thaddeus Cahill progettò nel 1897 il Telharmonium, un primo organo elettrico che generava musica utilizzando ruote sonore rotanti e poteva trasmettere musica attraverso le linee telefoniche. Molti considerano il Telharmonium di Cahill il predecessore del sintetizzatore.
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Il Theremin
Negli anni Venti, lo scienziato russo Leon Theremin inventò l'omonimo strumento musicale elettronico, che può essere suonato senza contatto fisico controllando l'altezza e il volume del suono con movimenti della mano vicino alle sue antenne. Il Theremin ebbe un grande successo e fu suonato persino da Vladimir Lenin. È apparso anche in film classici come Spellbound (1945) di Alfred Hitchcock e, successivamente, nella canzone Good Vibrations (1966) dei Beach Boys.

Harald Bode: nasce il sintetizzatore
Negli anni '30, l'ingegnere tedesco Harald Bode iniziò il suo lavoro pionieristico nel campo della musica elettronica. Il risultato dei suoi sforzi fu l'organo Warbo Formant, presentato nel 1937. Questo strumento fu il primo sintetizzatore controllato in tensione e servì come prototipo per i moderni sintetizzatori polifonici. Il controllo di tensione, oggi una caratteristica essenziale dei sintetizzatori, permette ai musicisti di manipolare con precisione le caratteristiche del suono controllando la tensione applicata ai vari componenti.

Il sintetizzatore Moog e Wendy Carlos
Partendo dalle basi di Bode, l'ingegnere americano Bob Moog inventò il primo sintetizzatore modulare, il Moog Modular Synthesizer, a metà degli anni Sessanta, segnando un significativo progresso nella tecnologia della musica elettronica. Il sintetizzatore modulare permetteva ai musicisti di creare musica elettronica collegando vari moduli come oscillatori, filtri e inviluppi tramite cavi patch, consentendo loro di manipolare e modellare il suono attraverso il controllo della tensione.

Molti considerano l'album Switched-On Bach del 1968 della compositrice Wendy Carlos il primo brano di musica popolare a incorporare i sintetizzatori. Carlos registrò un disco di brani strumentali di Bach rielaborati su un sintetizzatore Moog, che divenne una delle registrazioni di musica classica più vendute fino ad allora.
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L'era del synth-pop
Negli anni '70, produttori come Moog, Korg e Yamaha hanno avuto un impatto significativo sull'industria musicale introducendo i sintetizzatori analogici nel mercato mainstream, segnando un periodo di notevole crescita per questi strumenti. Questo ha portato allo sviluppo della musica elettronica, in particolare in Germania con i Kraftwerk e i Tangerine Dream, che hanno scioccato il pubblico con il loro suono non convenzionale che fonde musica e tecnologia. Autobahn dei Kraftwerk, ad esempio, presentava i suoni di camion, automobili e ponti ricreati con i sintetizzatori. Questi primi esperimenti diedero vita all'era del synth-pop, che raggiunse il suo apice tra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta.

Non è solo la musica pop o elettronica a utilizzare i sintetizzatori. Negli anni '70 anche i gruppi rock iniziarono a incorporarli nelle loro canzoni. Dark Side of the Moon (1973) dei Pink Floyd, ad esempio, contiene canzoni i cui riff sono essenzialmente prodotti con i sintetizzatori, dando all'album la sua familiare atmosfera futuristica.
Il suono degli anni '80
I progressi compiuti negli anni '70 hanno aperto la strada al suono mainstream degli anni '80, quando i sintetizzatori erano presenti in quasi tutti i brani mainstream. Tainted Love dei Soft Cell, del 1981, è un classico esempio del suono synth degli anni '80.

Dagli anni '80, i sintetizzatori sono stati utilizzati in tutti i generi musicali e in tutti i brani, dall'hip-hop alla disco all'house. I diversi sintetizzatori hanno "voci" diverse e gli appassionati passano il tempo a ricercare e discutere i sintetizzatori utilizzati in determinati brani.
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Per la loro importanza nella storia della musica, i sintetizzatori vengono anche collezionati e venduti all'asta, con prezzi che dipendono dalla loro rarità e provenienza. I sintetizzatori vintage, in particolare quelli legati a musicisti famosi, sono spesso molto ricercati dai collezionisti. Tra i modelli da tenere d'occhio ci sono il Minimoog Model D, un leggendario sintetizzatore analogico che è stato l'archetipo di tutte le tastiere elettroniche successive; il Roland TR-808, una drum machine analogica nota per i suoi iconici suoni di batteria elettronica; l'ARP 2600, un classico sintetizzatore analogico semi-modulare; il Moog Voyager Signature Edition, un sintetizzatore Moog in edizione limitata; l'Oberheim OB-Xa, un sintetizzatore polifonico analogico degli anni '80 noto per il suo suono ricco e caldo; e il Sequential Circuits Prophet-5, introdotto nel 1978 e noto per le sue rivoluzionarie capacità di memoria delle patch.




