Nata nel 1887 in una fattoria presso Sun Prairie nel Wisconsin, trascorrerà gran parte della sua vita nel New Mexico, terra che nonostante non possa chiamare natia, sarà il suo posto nel mondo. Dopo gli studi all’Art Institute of Chicago e all’Art Students League, nel 1916 conobbe Alfred Stieglitz (1864-1946), fotografo affermato a capo del movimento della Photo Secession, nonché proprietario della 291 gallery sulla Fifth Avenue a Manhattan. Fu Anita, un’intima amica di Georgia a mostrare, per la prima volta, una serie di suoi carboncini ad Alfred che esclamò “At last, a woman on paper!”. Un incontro che si rivelerà fatale per i due, se si pensa che di lì a poco sarebbero divenuti marito e moglie. Stieglitz, più grande di ventitré anni e già sposato ne fu stregato. Georgia divenne la sua musa ispiratrice, l’oggetto della sua ossessione tanto che tra il 1918 e il 1925 la fotografò continuamente creando un ricco portfolio di lavori: “Riesco a vedere me stessa (nelle foto scattate da Stieglitz) e questo mi aiuta a capire cosa voglio dire in pittura”, scriverà la O’Keeffe.

Ma ben presto l’ombra del suo Pigmalione, Alfred sarebbe calata su di lei. Il loro rapporto si fece via via sempre più turbolento, oppressa dall’imponente figura di suo marito, carismatico e narcisista, Georgia sentì il disperato bisogno di andare alla ricerca di sé stessa, di trovare nuove fonti d’ispirazione. Individuò nel New Mexico l’antidoto alla luccicante New York di Stieglitz. “Significhi così tanto per me che non ti dovresti avvicinare, stare vicino a me ti porterebbe l’oscurità invece della luce, ed è della luce eterna che dovresti vivere”, scrisse Alfred in una lettera poco prima della sua partenza. Quella terra, semplice e pura, dai colori caldi ed esotici presto si sarebbe rivelata la cura di tutti i suoi mali. Georgia scriverà:
Non avevo mai visto niente di simile prima, quella era la mia terra [...] il cielo è diverso, il vento è diverso
Lontani dagli occhi ma mai lontani dal cuore, i due si scambiarono oltre 25.000 lettere, alcune lunghe oltre quaranta pagine, raccolte da Sarah Greenough nel volume “My Faraway One: Selected Letters of Georgia O'Keeffe and Alfred Stieglitz: Volume One, 1915-1933”. Lettere struggenti che raccontano un amore passionale talmente travolgente da non riuscire a preservare ciò che di più puro ci fosse tra di loro.
Ti amo, se solo fossi capace di amarti […] c’è molta più vita in me [...] Ho scelto di andarmene perché qui almeno mi sento bene […] Forse non mi amerai per questo ma per me sembra essere la cosa migliore che possa fare per te, spero che questa lettera non ti faccia male, è l’ultima cosa che voglio al mondo
Nel 1940, Georgia acquistò una casa estiva nota come Rancho de los Burros, situata su sette degli oltre 21.000 acri del Ghost Ranch. Acquistò il suo piccolo appezzamento di terreno del Ghost Ranch da Arthur Pack, uno degli allora proprietari del ranch. Ghost Ranch si trova a circa quindici miglia a nord-ovest del villaggio di Abiquiú, dove, nel 1945, O'Keeffe acquistò una proprietà separata dall'Arcidiocesi Cattolica che utilizzò come casa e studio.
"Vorrei che tu potessi vedere quello che vedo fuori dalla mia finestra", scrisse all'artista Arthur Dove, "una scogliera di terra rosa e gialla a nord... alcune colline rosa e viola di fronte e sottili cedri opachi, una sensazione di grandezza, è davvero un mondo bellissimo qui". My Backyard, dipinto nel 1945, è la traduzione visiva delle parole scritte a Dove. Questo straordinario dipinto è stato venduto da Sotheby's il 19 novembre 2019 all'asta "American Art" per 1.340.000 dollari.

I suoi dipinti sono poesie del deserto, avvolte da un lirismo senza tempo. Come progressive semplificazioni delle sfumature del reale, Georgia lavora sul soggetto sino a ridurlo alla sua essenza, alla sua idea archetipica, senza però rinunciare alla figurabilità. Non vuole rappresentare le apparenze del mondo nella loro essenza transeunte ma ricercare la verità, il vero carattere delle cose. La sua è una pittura di meditazione. Non dipinge l’impressione ma la sensazione che a differenza della prima non è qualcosa di immediato ma che si forma con il tempo.

E’ soltanto per selezione, per eliminazione, per enfasi che si arriva al vero significato delle cose […] Voglio creare l’equivalente di quello che sento quando lo guardo, non una copia di esso
Ghost Ranch divenne il collegamento tra due mondi opposti: quello degli scienziati che lavoravano alla creazione della bomba atomica per il Progetto Manhattan e quello dell'arte riflessiva di O'Keeffe. Situata a circa 55 miglia a sud di Ghost Ranch, Los Alamos è stata la sede del laboratorio segreto in cui sono state progettate e costruite le prime armi nucleari negli anni Quaranta. Il 16 luglio 1945, alle 5:29 del mattino, un'abbagliante luce dorata e violetta, che nessun essere umano aveva mai visto prima, fu prodotta dall'onda d'urto del primo test nucleare, che ebbe luogo a Trinity, nel deserto del Jornado del Muerto, nel New Mexico meridionale.
"Fu uno spettacolo commovente e solenne, che mi fece pensare che la vita non sarebbe più stata la stessa", scrisse J. Robert Oppenheimer. Fu allora che O'Keeffe scoprì la vera identità delle persone con cui aveva condiviso il suo ranch: Oppenheimer, Niels Bohr ed Enrico Fermi.

Neanche un anno dopo, all’inquietudine di Georgia si aggiunse la dolorosa perdita di Stieglitz. Solo la sua casa, le sue montagne desertiche le avrebbero potuto far ritrovare quella pace che tanto sognava. Passava le sue giornate a dipingere, a raccogliere bucrani e sassi durante le sue lunghe passeggiate nel deserto, oggetti che ricorrono più volte nelle sue opere. A metà degli anni Settanta una degenerazione maculare le comprometterà la vista. Come Monet con le sue Cattedrali, anche la O’Keeffe ritornerà a dipingere soggetti a lei cari, come Untitled (City Night) un’opera che rivisita le forme del suo quadro precedente intitolato City Night del 1926. Una pittura fatta di ricordi, a memoria. All’inizio degli anni Ottanta , sperimenterà un nuovo medium, la creta, aiutata da un giovane ceramista, Juan Hamilton. Georgia si sarebbe dedicata alla scultura sino alla sua morte, avvenuta all’età di 99 anni.
Articolo di Giulia Mastropietro



