Non bisogna far sentire le persone giudicate perché non capiscono, ma bisogna bensì guidarle nel capire meglio e far sì che poi queste vadano ai musei, alle mostre, in galleria.
Un vulcano di energie e idee, un imprenditore che crede nelle nuove tecnologie applicate all’arte, in grado di divulgare il mondo dell’Arte per valorizzarlo. Abbiamo avuto il piacere di incontrare nuovamente Andrea Concas, che ci ha parlato del connubio fra Arte e Tecnologia e delle avvincenti sfide che ogni start-up deve affrontare.
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Ci siamo salutati alla metà di ottobre del 2019, poco prima dell’inizio della pandemia. Ci sono stati dei progetti che, forse, non sarebbero mai nati o si sarebbero evoluti in modo diverso se non ci fosse stato questo periodo di “pausa obbligata”?
Senza dubbio, sotto ogni aspetto: umano, personale e professionale. La pandemia in qualche modo ha accelerato e rallentato alcuni aspetti della nostra vita. Nel mio penultimo libro edito per Piemme L’arte post-coronavirus si parla proprio di questo, di come la pandemia abbia accelerato, almeno per quanto riguarda il settore dell’arte, l’utilizzo delle tecnologie. Nel nostro caso specifico vi è stato un utilizzo maggiore di strumenti digitali di varia natura. Di conseguenza nell’attività di divulgazione (le famose dirette-fiume), così come per gli NFT (i cosiddetti non fungible tokens), la Crypto Arte è stata per noi una grande accelerazione professionale e umana, che ha fatto capire a molte persone la potenza di questi strumenti e la sua utilità.

Andrea Concas e Barnebys hanno due grandi cose in comune: il connubio fra Arte e Tecnologia e il desiderio di rendere accessibile a tutti il mondo dell’Arte. Quali credi che siano gli ingredienti essenziali per rendere l’Arte accessibile?
Quello che proviamo a fare tutti i giorni, ovvero convincere il più alto numero di persone che al di là dei grandi numeri e di un’elitaria apparenza, l’Arte è un bene di tutti, anche nel mercato, nell’informazione e nella fruizione di questa. È un mondo fantastico, che spesso si presenta inaccessibile a molti e disponibile solo per pochi, ovvero per i potenti collezionisti, le istituzioni, ecc. Per me è importante far capire a quante più persone come funziona questo mondo, le parti più interessanti, cosa c’è dietro le quinte, il perché questa passione muova migliaia di persone e soprattutto che l’arte si può collezionare, si può vivere, si può acquistare... si può andare a una Fiera d’arte non per forza per comprare ma anche solo per vedere le opere, come se fosse una grande mostra. In realtà questo spesso rimane un qualcosa per gli addetti al settore, ma ha degli aspetti incredibilmente interessanti. E questo è l’obiettivo da raggiungere. Le tecnologie possono essere la chiave contemporanea per avvicinare quel pubblico di Millennials e della Gen Z, che in qualche modo sono più sensibili a queste tematiche. La partita più grande sarà questa: fare da trait d’union fra quello che è il sistema canonico del mondo dell’arte e la comunicazione diretta al più grande numero di persone. Questa è la divulgazione. Penso sia inutile ribadirlo: non bisogna far sentire le persone giudicate perché non capiscono, ma bisogna bensì guidarle nel capire meglio e far sì che poi queste vadano ai musei, alle mostre, in galleria.

Come pensi che possa evolversi il mercato delle aste in futuro? Scompariranno le aste “in presenza” o pensi che possa esserci un revival?
Tornando all’argomento pandemia, paradossalmente le aste erano le uniche pronte alla digitalizzazione, grazie alle piattaforme di vendita. La pandemia ha permesso che quelle piattaforme non battessero solo i multipli e le stampe, ma bensì anche opere da svariati milioni di euro e questa è una cosa che ci rimarrà: il gusto della presenza. Ripeto, è una di quelle emozioni che, per chi le ha provate, fanno venire la pelle d’oca, al di là che tu possa comprare o meno. Essere presenti durante queste iniziative o vedere dal vivo questi capolavori in un’unica stanza è un qualcosa di più unico che raro e di conseguenza credo che il fisico rimarrà, perché comunque è bello vivere l’arte. Il digitale non sostituirà mai il fisico, però facilita alcune procedure di acquisto. Io partecipo a molte aste dal mio smartphone, ad esempio, per eventi che non richiedono un viaggio. Il digitale mi permette di farlo in maniera sicura – più o meno agevole, a seconda delle varie piattaforme – in maniera automatizzata. La risposta delle case d’asta negli ultimi anni è stata repentina: abbiamo la possibilità di partecipare ad aste online settimanalmente per tutte le maggiori case d’asta come Sotheby’s, Christie’s, Phillips, Bonhams. Questo significa che vi è domanda e vi è anche una facilità di partecipazione. Ritengo questa una grande opportunità e uno dei fattori positivi di quello che è successo e che è rimasto inalterato. Per questo, se da una parte è diminuita da parte degli operatori la presenza sui social per condizione quotidiana, le aste invece stanno aumentando e devo dire con un certo successo. Secondo me diventerà un lusso partecipare in presenza.
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L’ultimo libro è dedicato al fenomeno della Crypto Arte, che ha avuto grande risonanza in tutto il mondo dopo la vendita milionaria dell’opera di Beeple. Questo evento ha visto l’accelerazione di un mercato incredibile come quello degli NFT, che ci ha visti coinvolti personalmente in tantissimi progetti. In questa pubblicazione intitolata “CRYPTO ART - Begins”, edita da Rizzoli Illustrati su idea e progetto del nostro The NFT Magazine, si racconta l’evoluzione della Crypto Arte attraverso saggi di professionisti e il dialogo con cinquanta crypto artisti tra i migliori del movimento. Emerge come quello che è avvenuto sia fondamentalmente un qualcosa non legato all’arte ma legato prevalentemente alle cryptovalute con tutto quello che ne deriva. Il libro “CRYPTO ART - Begins” sarà disponibile in Italia a partire dal 15 novembre e dal 2023 anche negli USA, ma l’innovazione editoriale è il fatto che si tratta del primo libro Phygital venduto in NFT. Il volume racconta dell’entusiasmante movimento della Crypto Arte tramite la storia e le opere di 50 crypto artisti – tra i quali HACKATAO, Refik Anadol, Kevin Abosch, Osinachi, Federico Clapis, Giant Swan, DADA.Art – che hanno contribuito alla nascita e sono parte con i loro NFTs del presente e del futuro di questo nuovo mondo. Inoltre tutti gli artisti hanno realizzato delle copertine personalizzate vendute in formato NFT su Nifty Gateway, uno dei maggiori marketplace. Il 19 settembre è stato fatto il primo drop di vendita degli NFT, garantendo la possibilità di acquistare non solo l’NFT, ma di ricevere in anteprima assoluta il libro nel suo formato fisico e in edizione speciale.
Ora il libro è acquistabile nel suo formato NFT e il suo possesso garantisce la possibilità di richiedere il formato cartaceo, viceversa coloro che acquistano il libro cartaceo in tutte le librerie hanno diritto a ricevere un NFT gratuitamente: si tratta così del primo progetto editoriale fortemente legato al WEB3. Parlando dei contenuti del libro, al suo interno teorizzo per la prima volta il “Sistema della Crypto Arte”, con il quale si va oltre le soluzioni tecnologiche, individuando i suoi protagonisti, insieme alle dinamiche che dietro questa rivoluzione intercorrono tra community, piattaforme digitali e artisti.
Il dialogo con gli artisti è stato affidato da The NFT Magazine alla curatrice di Crypto e Digital Art Eleonora Brizi, pioniera del movimento. Abbiamo scelto di raccontare l’evoluzione della Crypto Arte attraverso la visione e il lavoro dei 50 artisti selezionati. Il libro è presentato per la prima volta in Italia presso il MEET Digital Culture Center di Milano il 19 Novembre ore 16, con partecipazione gratuita previa registrazione.
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Fra tutti i progetti in cui ti sei avventurato ultimamente, quale ricordi con maggiore intensità, perché più coinvolgente o più “challenging”?
In questi ultimi 6 anni non c'è stato un singolo progetto che non sia stato challenging, perché stiamo andando incontro alla digitalizzazione di un mondo come quello dell’Arte che non è incline ai cambiamenti, e anzi li ostacola, perché fortemente basato su regole non scritte, su dinamiche fisiche ben rodate. In un mondo in cui nessuno parlava di queste cose io fui uno dei primi a farlo. Siamo stati i primi a realizzare libri chatbot, a fare una divulgazione in maniera costante e questa per me e il mio team è una delle più grandi soddisfazioni: aver parlato di Arte a tante persone e venduto tanti libri dove si parla di arte, anche indirettamente. Professionalmente siamo riusciti a parlare di Blockchain dal 2016; oggi è facile parlare di NFT, ma ricordo che nei primi convegni le persone chiedevano sempre come funzionasse la tecnologia: oggi vogliono solo farne parte. Questa è una delle soddisfazioni più grandi: esser riusciti a stare in piedi in un mercato difficile, aver avuto la forza di proseguire nel nostro percorso e aver raccolto i fondi per poterlo fare, aver supportato vari artisti e tuttora poterlo fare.
Devi credere in quello che fai, perché se non ci credi tu non potrai mai convincere nessun altro a farlo.
Se dovessi dare un consiglio a un giovane che vuole seguire le tue orme, cosa suggeriresti di fare? C’è qualcosa che consiglieresti assolutamente di non fare?
Innanzitutto bisogna avere la passione. Per me, passione e studio sono due cose fondamentali. Devi credere in quello che fai, perché se non ci credi tu non potrai mai convincere nessun altro a farlo. Bisogna studiare, tenersi aggiornati. Ogni viaggio è un investimento in termini economici, ma anche di tempo da dedicare per conoscere altri professionisti e avviare il dialogo e il confronto, come avvenuto nel 2018 per il primo Art&Tech Summit dedicato alla Blockchain di Christie’s a Londra. Molte delle start up incontrate in quell’occasione oggi non esistono più. Un altro ragionamento da prendere in considerazione è legato all’innovazione e al modello di business delle start up: il time to market è fondamentale. Il consiglio più vero che do perché vissuto con la nostra Art Backers è: non perdete tempo ad aspettare che tutto sia perfetto. Uscite, testate, provate e aggiustate. Non sarà mai perfetto un figlio, non sarà mai perfetta una start up, bisogna solo lavorare affinché sia la migliore possibile e in questo momento di mercato così veloce, con questi cambiamenti, bisogna testare e acquisire le prove, i numeri; bisogna testare sul mercato e vedere cosa succede. Ovviamente non bisogna andare allo sbaraglio, ma consapevoli di quello che si sta facendo e pronti a correggere il tiro laddove qualcosa non andasse bene. Questo per me è il consiglio più importante, vissuto anche sulla nostra pelle ed è quello che oggi ripeto più spesso.
Ringraziamo Andrea Concas per i preziosi consigli e vi invitiamo ad ascoltare anche l’interessantissimo podcast in cui ci parla di NFT, del loro fascino e del loro valore sul mercato.




