L’asta dedicata ai Dipinti del XIX secolo in programma per il 14 giugno ha un respiro internazionale in quanto, oltre ad opere di importanti artisti italiani come Stefano Bruzzi, Salvatore Fergola, Beppe Ciardi, Gaetano Esposito, Pietro Sassi, spiccano artisti come Émile-René Menard, e i preraffaelliti inglesi John Bernard Partridge e Charles Sillem Lidderdale, con bellissimi acquerelli raffiguranti figure femminili provenienti da un'importante collezione privata italiana. La natura è uno dei temi chiave, ricorrente in molti dei capolavori disponibili.

Una natura maestosa e monumentale quella che troviamo nella pittura di Stefano Bruzzi (Piacenza, 1835 – 1911), uno dei più sensibili interpreti dell’arte figurativa italiana del paesaggio del XIX secolo. La sua fama varcò le Alpi grazie all’amicizia con il pittore svizzero Arnold Böcklin. Forte è il legame che lo unisce a un paesaggio montano che egli sente affine alla sua indole solitaria, e che si sostanzia in un costante studio dal vero che rende la sua arte tanto romantica e appassionata nello spirito, quanto trasparente e schietta nella resa pittorica.
Nei Mulattieri sull'Appennino, un olio su tela del 1880 (stima 8.000 – 12.000 euro), la luce del paesaggio innevato è luminosa e cristallina, il biancore della neve avvolge ogni cosa, mentre le figure a cavallo, protagoniste della scena, assumono toni netti e incisi proiettandosi contro il cielo limpido dove la luce si riverbera. Il manto nevoso si accende di tonalità delicate dove i colori rosati e gli azzurri si fondono come per incanto, creando un'atmosfera magica e molto suggestiva. Le sue opere ritraggono spesso greggi di pecore o mandrie di bovini con i pastori, al pascolo sui verdi pendii o gli innevati altopiani dell'Appennino piacentino, che sfilano in una beata e silente solitudine. Ma è nei paesaggi imbiancati, resi vibranti da una luce cristallina e tersa, che si amplifica all’infinito il profondo sentimento di condivisione con una natura che è amica e musa del suo mondo poetico.

Gustoso Il frutto proibito di Pio Sanquirico (Guido Visconti, 1847 – Milano, 1900), considerato una delle opere più importanti dell'artista (stima 7.000 – 9.000 euro). Venne inviata all'Esposizione Nazionale Artistica di Venezia nel 1887 e rappresenta al meglio la vivacità della sua maniera nella scena rappresentata: un gruppo di giovani fanciulle incrocia una fila indiana di preti che guardano furtivi un frutto proibito che mai coglieranno.

Nell’Armonia della sera di Michel Simonidy (Bucarest, 1870 – Parigi, 1933) la pennellata dell’artista è leggera, i colori sfumati, l'insieme crea un'atmosfera quasi magica e sospesa nel tempo: vi si coglie l'ispirazione ai lavori di Puvis de Chavannes e all'atmosfera di borghese privilegio dell'epoca vittoriana (stima 5.000 – 7.000 euro).

Luminoso, infine, il dipinto di Richard Karlovich Zommer (1866 – 1939) con un Paesaggio con cosacco a cavallo, dove la figura eretta del cavaliere si staglia altera ed elegante nell’immensità del cielo terso e azzurro (stima 5.000 – 7.000 euro).
Nell’asta dei Dipinti Antichi, in programma per il 15 giugno, spicca la vitalità espressiva, unitamente alla stesura abbreviata, sorretta da un virtuoso talento creativo del raro bozzetto di Giovanni Battista Crosato (Treviso, 1697 - Venezia, 1758).

L'opera, raffigurante Clizia abbandonata da Apollo (stima 4.000 – 7.000 euro), riflette un preciso riferimento con le scene mitologiche raffiguranti le storie tratte dalle “Metamorfosi di Ovidio” custodite in Palazzo Madama a Torino, che per qualità e conservazione si possono considerare una preziosa testimonianza della sua arte pittorica. Dopo un inizio ‘tenebroso’, l'artista sviluppò un’originale maniera di gusto settecentesco che fondeva con elegante equilibrio esempi piazzetteschi e ammaestramenti emiliani, rielaborati con i migliori testi pittorici del primo Settecento lagunare, che si manifestano in tutto il loro splendore in questo meraviglioso abbozzo pittorico.

Delizioso il bozzetto con la Contrizione di monaci davanti al confessore di Alessandro Magnasco (Genova, 1667 - 1749) dove, oltre a scoprire le influenze venete desunte da Marco e Sebastiano Ricci, l’artista affronta le figure con rapide pennellate e guizzanti lampi di lume. Il suo stile è fluido ed espressivo e conferisce alla sua pittura energia e tensione. Stima: 50.000 – 80.000 euro.

Grande forza espressiva per la Scena di caccia di Pauwels Franck, detto Paolo Fiammingo (Anversa, 1540 circa - Venezia, 1596), una preziosa testimonianza per comprendere l'evoluzione del pittore in relazione con la pittura del Tintoretto. Maestro ad Anversa nel 1561, si forma sul gusto paesistico di sapore italianizzante e tizianesco diffuso dalle stampe e i disegni di Hieronymus Cock. Sappiamo che l'artista si trasferì a Venezia all'inizio dell'ottavo decennio e, miscelando sapientemente la tradizione fiamminga con quella veneziana, riscosse uno straordinario successo. Stima: 8.000 – 12.000 euro.

Lussureggiante il Giardino con fiori, fontana e figura di Giovanni Stanchi (Roma, 1608 - 1675), che rende splendidamente la temperie culturale che caratterizza il genere della natura morta tra la severità arcaica o post-caravaggesca e l'esuberanza barocca, qui tesa a magnificare la "grande decorazione" o, per meglio dire, quel realismo di lusso che, pur aderente al vero, soddisfa le esigenze di arredo. Nel nostro caso si avverte come le allusioni simboliche che caratterizzavano le nature morte arcaiche si stemperano, privilegiando l'impatto magniloquente, altresì avvalorato dalla bella conservazione. La stima per questo meraviglioso dipinto è 8.000 – 12.000 euro.



