La prima asta italiana dedicata all’Arte Moderna e Contemporanea del secondo semestre è quella di Finarte, che inaugura la stagione con un catalogo di oltre 270 opere dai primi anni del Novecento a oggi. Ripercorriamo oltre un secolo di storia dell'arte proponendovi alcuni dei lotti più interessanti dell'asta di giovedì 22 ottobre.
Inizio del Novecento

Sono due le opere che hanno catturato la nostra attenzione tra i tanti lotti prestigiosi della prima parte del catalogo. Uno è un dipinto di Giacomo Balla, “Villa Borghese - Erma a Parco dei Daini”, un particolare olio su cartone applicato su tavola, con aggiunta di sabbia, che esce dall’immaginario tipico dell'artista futurista e testimonia i suoi inizi come pittore divisionista.

Del 1921 invece è un esemplare unico in terracotta di Arturo Martini, “Marinella”, esposta anche alla Biennale di Roma nel 1925. Frutto del suo avvicinamento all’espressività dell’Arte Etrusca, la scultura segna un'importante trasformazione nella sua produzione, che in quegli anni si allontana gradualmente dal purismo radicale e dalla teoria del sasso.
Metà secolo

Al centro della sessione spicca un meraviglioso "Crocifisso" di Lucio Fontana, in ceramica smaltata a lustro e dipinta in bianco, grigio e rosso con lumeggiature oro. L’opera, del 1951, è uno di quei superbi esemplari di sculture di Fontana dedicati al tema della Crocifissione. Lontanissimo dal concetto del taglio o del buco nella tela, Fontana rielabora il soggetto religioso per eccellenza con la lavorazione della materia, allontanandosi dallo stereotipo classico ma non dallo spirito di devozione. Una curiosità per chi volesse approfondire il tema: Lucio Fontana nasce in Argentina, dove il padre, originario di Varese, era proprietario di un’azienda specializzata in scultura cimiteriale e monumentale. Il suo interesse verso l’arte sacra, nato proprio dalla sua infanzia, lo porta anche alla realizzazione delle sculture per il Cimitero Monumentale di Milano.

Dello stesso decennio è anche l’opera “Macchina Inutile” (1956) di Bruno Munari, che spicca in catalogo tra un interessante corpus di cinque opere che coprono un periodo di cinquant’anni (dal 1956 al 1990). Nel Natale del 1956, il celebre artista e designer realizza una delle sue Macchine Inutili in una piccola serie di 20 esemplari utilizzando un foglio rettangolare di alluminio anodizzato scomponibile in 40 moduli quadrati. Le venti opere sono differenti le une dalle altre per i colori impiegati: rosso, verde, giallo, blu, nero e arancione e per la disposizione degli stessi sulle lamine.
Ecco come Munari spiegava l'interpretazione delle sue Macchine Inutili: “non sono altro che oggetti mobili colorati, appositamente studiati per ottenere quella determinata varietà di accostamenti, di movimenti, di forme e di colori. Oggetti da guardare come si guarda un complesso mobile di nubi dopo essere stati sette ore nell’interno di un’officina di macchine utili (...) ogni pezzo deve avere la sua funzione logica tanto in rapporto al movimento quanto al senso artistico di proporzione, di colore e di forma; e tutto l’assieme deve essere l’armonica fusione plastica, pittura e moto.”
Dal 1980 a oggi
La sezione dedicata all’arte contemporanea è altrettanto interessante. Ci spostiamo però dall’Italia (anche se non del tutto) e rivolgiamo la nostra attenzione a due grandi esponenti americani del graffitismo e della Street Art.

Del 1981 è un’interessante opera di Keith Haring, un frammento storico di un suo graffito nella metropolitana di New York: si tratta di un gesso bianco su carta nera di 39 x 29 cm. In quello stesso anno si tenne anche la prima mostra personale di Haring al Westbeth Painter's Space e l'anno seguente l’artista fece il suo debutto a Soho, alla Tony Shafrazi Gallery, dove la sua esposizione ebbe un enorme successo, lanciando Haring nell’olimpo degli artisti più importanti di sempre.
Non capita spesso di avere un'opera così internazionale ed emblematica, un chiaro messaggio di pace e di unione tra i popoli che, in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, è come un faro nel mare in tempesta

Vi stupirà invece la storia di “St. Mark’s Square, Venice”, un’opera di grandi dimensioni (5.87 x 9.56 metri) realizzata da Shepard Fairey aka OBEY per Piazza San Marco nel 2009. Georgia Bava, Capo Dipartimento Arte Moderna e Contemporanea (Roma), ha affermato: “Non capita spesso di avere un'opera così internazionale ed emblematica, un chiaro messaggio di pace e di unione tra i popoli che, in un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, è come un faro nel mare in tempesta”.
Era il 2009 quando Shepard Fairey, più conosciuto come Obey, realizzò l'immagine iconica di "St Mark’s Square": l'opera fu esposta su un'impalcatura in Piazza San Marco grazie al sostegno di SMS Venice Foundation, in occasione di una raccolta fondi per la salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico della città lagunare. L'opera racchiude in sé tanti degli elementi della poetica dell'artista. Oltre alla “soldatessa” vientamita compare, in primo piano, un’altra delle figure preferite dall’artista, l’attivista degli anni Settanta Angela Davis famosa, oltre, che per la sua capigliatura a “casco”, per il suo impegno per il riconoscimento dei diritti degli afroamericani.
L'opera di Obey sarà visibile in anteprima il giorno precedente all'asta, mercoledì 21 ottobre dalle 17 alle 20, nella sede di Finarte in Via Paolo Sarpi (su appuntamento!). La vendita dedicata all'Arte Moderna e Contemporanea invece avrà luogo giovedì 22 alle ore 16. Per tutte le modalità di partecipazione, vi invitiamo a consultare il sito della casa d'aste.



