Trecento anni fa, nell’ottobre del 1720, nacque a Venezia (o a Mogliano Veneto, secondo alcune fonti), uno dei più grandi architetti, incisori e teorici dell’architettura del XVIII secolo: Giovanni Battista Piranesi, detto anche Giambattista.
Il padre, tagliapietre e capomastro, insieme allo zio materno Matteo Lucchesi - magistrato delle acque della Serenissima e amante dell'antico sui modelli di Andrea Palladio e di Vitruvio - lo introdussero all’architettura, mentre il fratello Angelo, frate domenicano, lo avvicinò allo studio del latino ma soprattutto, alla passione per la storia di Roma. Furono infine i fratelli Zucchi e dargli le basi dell’arte incisoria.

È il 1740 l’anno in cui il giovane Piranesi, scontento a causa delle scarse possibilità lavorative in Veneto, decide di partire alla volta della Città Eterna, partecipando come disegnatore alla spedizione diplomatica dell'ambasciatore di Venezia, Francesco Vernier. Piranesi rimane impressionato dalle bellezze romane, da quelle “parlanti ruine che di simili non arrivai di potermene mai formare sopra i disegni, benché accuratissimi che di queste stesse ha fatto l’immortale Palladio, che io pur sempre mi teneva inanzi agli occhi».

Dopo alcune esperienze di apprendistato, in cui impara le tecniche di incisione all’acquaforte, nel 1743 esegue la sua prima raccolta di tavole, “Prima parte di architetture e prospettive inventate e incise da Gio. Batta Piranesi architetto veneziano” - a cui seguiranno la prima edizione delle “Carceri d’invenzione” (1745) e “Vedute di Roma” (una raccolta pubblicata dal 1748 al 1778). Nel frattempo apre la sua bottega in Via del Corso, di fronte all’Accademia di Francia. Tra il 1756 e l’anno seguente pubblica la sua raccolta più amata, Antichità Romane, divisa in quattro tomi. In breve raggiunge un grande successo, e la sua fortuna si consolida sotto il pontificato di Clemente XIII, che diventa suo mecenate e protettore.

Definito dalla scrittrice francese Marguerite Yourcenar come “mente nera”, le opere di Piranesi sono cariche di drammaticità e malinconia, caratteristiche che lo rendono precursore dello spirito romantico sebbene la sua prima fonte d'ispirazione fosse la classicità, rivista in chiave rococò. Le sue incisioni sono da lui chiamate “invenzioni capricciose”, termine con il quale indica il carattere immaginoso delle sue creazioni.
Non ha solo esplorato i monumenti antichi da disegnatore che cerchi una prospettiva da riprodurre; ne ha personalmente frugato i ruderi (...) soprattutto per penetrare il segreto delle loro fondazioni, per imparare e per dimostrare come vennero costruiti.
Grazie al supporto di Clemente XIII e alle commissioni del nipote del pontefice, il cardinale Giovanni Battista Rezzonico, Piranesi realizza finalmente anche il suo sogno architettonico: tra i numerosi progetti, il più importante è il rifacimento della Chiesa di Santa Maria del Priorato, di cui restaura la facciata - impiegando uno straordinario apparato iconografico - e realizza magnifiche decorazioni in stucco negli interni. Iniziato nel 1764, il cantiere si conclude due anni dopo, con la restituzione alla città di Roma di uno dei suoi grandi monumenti religiosi.

La maturità artistica è raggiunta con le raccolte Il Campo Marzio dell’antica Roma (1762) e le Diverse maniere di adornare i cammini (1769), in cui si testimonia anche l'attività commerciale del Piranesi, conosciuto per essere stato uno dei più grande imprenditori della sua epoca, impegnato nella vendita di oggetti d'arredo, marmi e antichità. Alla sua scomparsa, avvenuta nel 1778, il figlio Francesco prende in mano la sua eredità, dando seguito alla diffusione delle sue meravigliose opere. Per volere del cardinale Rezzonico, Giovanni Battista Piranesi viene sepolto proprio nella Chiesa di Santa Maria del Priorato, il suo progetto più amato.

In occasione del terzo centenario dalla nascita di Piranesi, la casa d'aste Cambi lo omaggia con una superba selezione di incisioni, con un lotto di 19 tomi, contenenti un migliaio di acqueforti. Proveniente da una collezione privata e acquistato sul mercato antiquario negli anni cinquanta del novecento, il lotto, preziosissimo e di grande valore storico, verrà proposto in occasione dell'asta dedicata a "Incisioni, vedute, carte e libri rari", con una stima di 100.000 - 150.000 euro.
Tra la selezione di oltre 460 lotti, volumi antichi, incisioni di maestri del Rinascimento italiano, opere di cartografia e vedute, spiccano anche diverse opere di un gruppo di importanti incisori - come Marcantonio Raimondi, Agostino Veneziano, Marco Dente e il Maestro del Dado - con i quali collaborò il grande Raffaello (di cui ricorre invece un altro anniversario, i 500 anni dalla scomparsa).

L'appuntamento con quest'asta imperdibile per gli appassionati di arte grafica antica è per il prossimo 11 giugno. I lotti saranno visibili previo appuntamento nei giorni 4 - 5 e 8 - 9 giugno dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00, a Genova nella sede di Castello Mackenzie. L'asta si svolgerà a porte chiuse, si potrà partecipare al telefono, online e lasciando offerte scritte.



