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A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770

A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770 COPPIA DI PAGÒ PORTAOROLOGIO, MILANO, MANIFATTURA CLERICI, 1745-1770 in maiolica policroma decorata con colori "a freddo", modellata a stampo. Raffigurano due giovani cinesi sorridenti, seduti a gambe incrociate su un cuscino rettangolare, le mani levate a reggere un vaso posto sopra il cappello, contenitore che originariamente ospitava un orologio. I colori predominanti sono il giallo, colore prestigioso perché esclusivo delle porcellane di destinazione imperiale in Cina, e il bruno, invertiti nelle due sculture tra la veste e gli stivali, mentre gli incarnati sono resi in bianco e il cuscino in blu, con dorature sparse a sottolineare i profili. Secondo Raffaella Ausenda la denominazione settecentesca milanese di queste sculture "pagò" deriva sicuramente dalla troncatura del termine pagode, con cui venivano chiamate le rappresentazioni del monaco cinese Pu-tai Hoshang, altrimenti e più frequentemente chiamate anche "magot", e sempre secondo la studiosa è probabile che l'autore di queste figure sia Carelo Martinelli, modellatore citato nelle "Liste del personale" della fabbrica come "figurista" dal 1754 al 1759, data dell'ultima lista nota; cm 34x26x22,2 e cm 33,8x25,8x22 Comparative literature R. Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, Milano 2025, pp. 312-317 nn. 145-147, A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770 COPPIA DI PAGÒ PORTAOROLOGIO, MILANO, MANIFATTURA CLERICI, 1745-1770 in maiolica policroma decorata con colori "a freddo", modellata a stampo. Raffigurano due giovani cinesi sorridenti, seduti a gambe incrociate su un cuscino rettangolare, le mani levate a reggere un vaso posto sopra il cappello, contenitore che originariamente ospitava un orologio. I colori predominanti sono il giallo, colore prestigioso perché esclusivo delle porcellane di destinazione imperiale in Cina, e il bruno, invertiti nelle due sculture tra la veste e gli stivali, mentre gli incarnati sono resi in bianco e il cuscino in blu, con dorature sparse a sottolineare i profili. Secondo Raffaella Ausenda la denominazione settecentesca milanese di queste sculture "pagò" deriva sicuramente dalla troncatura del termine pagode, con cui venivano chiamate le rappresentazioni del monaco cinese Pu-tai Hoshang, altrimenti e più frequentemente chiamate anche "magot", e sempre secondo la studiosa è probabile che l'autore di queste figure sia Carelo Martinelli, modellatore citato nelle "Liste del personale" della fabbrica come "figurista" dal 1754 al 1759, data dell'ultima lista nota; cm 34x26x22,2 e cm 33,8x25,8x22 Comparative literature R. Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, Milano 2025, pp. 312-317 nn. 145-147, A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770 COPPIA DI PAGÒ PORTAOROLOGIO, MILANO, MANIFATTURA CLERICI, 1745-1770 in maiolica policroma decorata con colori "a freddo", modellata a stampo. Raffigurano due giovani cinesi sorridenti, seduti a gambe incrociate su un cuscino rettangolare, le mani levate a reggere un vaso posto sopra il cappello, contenitore che originariamente ospitava un orologio. I colori predominanti sono il giallo, colore prestigioso perché esclusivo delle porcellane di destinazione imperiale in Cina, e il bruno, invertiti nelle due sculture tra la veste e gli stivali, mentre gli incarnati sono resi in bianco e il cuscino in blu, con dorature sparse a sottolineare i profili. Secondo Raffaella Ausenda la denominazione settecentesca milanese di queste sculture "pagò" deriva sicuramente dalla troncatura del termine pagode, con cui venivano chiamate le rappresentazioni del monaco cinese Pu-tai Hoshang, altrimenti e più frequentemente chiamate anche "magot", e sempre secondo la studiosa è probabile che l'autore di queste figure sia Carelo Martinelli, modellatore citato nelle "Liste del personale" della fabbrica come "figurista" dal 1754 al 1759, data dell'ultima lista nota; cm 34x26x22,2 e cm 33,8x25,8x22 Comparative literature R. Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, Milano 2025, pp. 312-317 nn. 145-147, A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770 COPPIA DI PAGÒ PORTAOROLOGIO, MILANO, MANIFATTURA CLERICI, 1745-1770 in maiolica policroma decorata con colori "a freddo", modellata a stampo. Raffigurano due giovani cinesi sorridenti, seduti a gambe incrociate su un cuscino rettangolare, le mani levate a reggere un vaso posto sopra il cappello, contenitore che originariamente ospitava un orologio. I colori predominanti sono il giallo, colore prestigioso perché esclusivo delle porcellane di destinazione imperiale in Cina, e il bruno, invertiti nelle due sculture tra la veste e gli stivali, mentre gli incarnati sono resi in bianco e il cuscino in blu, con dorature sparse a sottolineare i profili. Secondo Raffaella Ausenda la denominazione settecentesca milanese di queste sculture "pagò" deriva sicuramente dalla troncatura del termine pagode, con cui venivano chiamate le rappresentazioni del monaco cinese Pu-tai Hoshang, altrimenti e più frequentemente chiamate anche "magot", e sempre secondo la studiosa è probabile che l'autore di queste figure sia Carelo Martinelli, modellatore citato nelle "Liste del personale" della fabbrica come "figurista" dal 1754 al 1759, data dell'ultima lista nota; cm 34x26x22,2 e cm 33,8x25,8x22 Comparative literature R. Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, Milano 2025, pp. 312-317 nn. 145-147, A PAIR OF CLERICI PAGÒ CLOCK STANDS, MILAN, 1745–1770, COPPIA DI, PAGÒ, PORTAOROLOGIO, MILANO, MANIFATTURA CLERICI, 1745-1770, in maiolica policroma decorata con colori "a freddo", modellata a stampo. Raffigurano due giovani cinesi sorridenti, seduti a gambe incrociate su un cuscino rettangolare, le mani levate a reggere un vaso posto sopra il cappello, contenitore che originariamente ospitava un orologio. I colori predominanti sono il giallo, colore prestigioso perché esclusivo delle porcellane di destinazione imperiale in Cina, e il bruno, invertiti nelle due sculture tra la veste e gli stivali, mentre gli incarnati sono resi in bianco e il cuscino in blu, con dorature sparse a sottolineare i profili. Secondo Raffaella Ausenda la denominazione settecentesca milanese di queste sculture "pagò" deriva sicuramente dalla troncatura del termine, pagode, , con cui venivano chiamate le rappresentazioni del monaco cinese Pu-tai Hoshang, altrimenti e più frequentemente chiamate anche "magot", e sempre secondo la studiosa è probabile che l'autore di queste figure sia Carelo Martinelli, modellatore citato nelle "Liste del personale" della fabbrica come "figurista" dal 1754 al 1759, data dell'ultima lista nota; cm 34x26x22,2 e cm 33,8x25,8x22, Comparative literature, R. Ausenda, La maiolica a Milano nel Settecento, , Milano 2025, pp. 312-317 nn. 145-147
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