La creatività di Piero Fornasetti (1913 – 1988) era un fiume in piena che non ha mai avuto un momento di siccità. La produzione del designer, scultore e pittore milanese è stata tra le più vaste del ‘900: durante la sua proficua carriera ha infatti disegnato più di 13.000 oggetti.

Piero Fornasetti. Piero Fornasetti.

Agli inizi del '900, a Milano e in Italia regna un grande ottimismo, dettato da un maggiore benessere e una aumento della produzione industriale. La città diventa così un centro di rivoluzione ed innovazione visiva in cui cresce una nuova generazione di designer e artisti che riscriverà la storia delle arti visive.

Ed è in questo contesto di fibrillazione che cresce Fornasetti, iniziando a disegnare quello che la sua mente immagina e prendendo la decisione di diventare un artista. La ricca famiglia borghese dai cui proviene, però, non accetta di buon grado la sua vena artistica e tantomeno la decisione di intraprendere gli studi presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, da cui verrà per altro espulso in quanto insofferente a quella che percepisce come una grande mancanza: lo studio del nudo.

Inizia così per Fornasetti una formazione da autodidatta, lontana dalle aule universitarie e vicina al mondo reale. Nonostate l'abbandono degli studi accademici, gli anni ‘30 sono molto proficui e rappresentano per il designer un momento di svolta: con la sua fantasia e una dedizione incessante definisce le linee guida di un mondo surreale, teatrale, ironico.

Nel 1933 partecipa alla V Triennale di Milano con una collezione di foulard in seta. In questa occasione, il suo genio decorativo viene notato da un membro della giuria, Gio Ponti: i due, grazie alle moltissime affinità che li legano, diventeranno presto amici e collaboreranno fino agli anni ‘60.

L’energia di Gio Ponti è tanto vulcanica quanto quella di Fornasetti - a tal punto che getterà la sua sedia "Superleggera" dal quarto piano di un palazzo per dimostrarne la resistenza ai produttori, certi che la leggerezza vada di pari passo con la fragilità. Come Fornasetti, anche Gio Ponti ama oltrepassare i confini e non circoscrive la sua produzione all'architettura, ma anzi abbraccia ogni aspetto del suo estro creativo lavorando nel design e nell'editoria.

Giò Ponti. Immagine: ilsussidiario.net Gio Ponti. Immagine: ilsussidiario.net

Grazie a questo approccio così olistico e acuto che tanto lo accomuna a Fornasetti, Ponti diventerà una delle icone della creatività italiana, cambiando radicalmente ogni suo settore: dall’editoria (con la rivista Domus) al design industriale (con, per esempio, la macchina da caffè Pavoni), all'architettura (suo il progetto, tra gli altri, del grattacielo Pirelli).

Gli anni '50 rappresentano forse il decennio più proficuo per Gio Ponti e Piero Fornasetti, sia a livello di carriera personale che nell'ambito delle collaborazioni tra i due: un'epoca d'oro in cui questo legame si fa sempre più stretto. L'amicizia tra Ponti e Fornasetti è dettata da una vera affinità elettiva che non più essere ascritta a una relazione tra “maestro” (Gio Ponti è una ventina di anni più grande di lui e ne intuisce il talento alla V Triennale) e “discepolo” (la carriera di Fornasetti esplode quando Ponti lo invita ad illustrare i suoi progetti).

 

 

I due, infatti, instaurano un legame alla pari, collaborando “a quattro mani” in molti lavori: Giò Ponti progetta i pezzi con la sua sapiente esperienza e Piero Fornasetti li decora con la sua fantasia, in una continua rottura del sottile confine tra architettura e arti decorative. Tra i molti lavori a cui collaborano insieme, in una perfetta fusione di saperi, vi è l'arredo degli interni del translatlantico Andrea Doria: disegnati da Ponti, vengono poi decorati da Fornasetti.

L’eclettismo di entrambi è originato dalla ferma convinzione che l'innovazione nasca dal superamento dei limiti canonici che tradizionalmente separano design, architettura e arte in compartimenti stagni. Per questo, come Gio Ponti non è stato solo un architetto, Piero Fornasetti non può essere etichettato come un semplice designer. Il grande apporto di questi due geni del secolo scorso è vivo ancora oggi: i loro lavori  hanno ridefinito l’immaginario visivo del '900 e ancora oggi decorano le nostre case.

La grande asta di Design di Aguttes del 7 maggio include lavori di Ponti e Fornasetti, ma anche di Sottsass, Parisi, Ceroli e Gismondi. Oltre all'Italia, saranno presenti anche i grandi del design francese (Charlotte Perriand, Pierre Jeanneret, Le Corbusier) e svedese (Hans Agne Jakobsson, Eero Saarinen).

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