Scultori a confronto: da Fausto Melotti a Paolo Icaro

La scultura contemporanea è l'esito delle lunghe ricerche artistiche dal Modernismo a oggi. Il catalogo della prossima asta di Martini Studio d'Arte raccoglie i nomi essenziali per un'analisi passo passo. In attesa della vendita di Arte Moderna & Contemporanea del 18 e 19 giugno, vi raccontiamo di alcuni dei più importanti scultori italiani dal Novecento a oggi!

Scultori a confronto: da Fausto Melotti a Paolo Icaro

Per arrivare a parlare di scultura contemporanea è necessario partire dall’avvento del Modernismo. Prima di allora, il classicismo e la ricerca della figura perfetta andavano per la maggiore. In realtà, già dalla fine dell’Ottocento con tutte quelle rivoluzioni artistiche conseguenti alla nascita dell’Impressionismo, anche la scultura subì un piccolo, iniziale terremoto. Testimonianza assoluta ne è Medardo Rosso che abolisce il concetto di perfezione e bellezza nella scultura a favore di nuova carica emotiva data dalle opere modellate in cera o gesso (materiali che prima venivano usati quasi esclusivamente per le figure preparatorie).

Mart di Rovereto, mostra "Umberto Boccioni. Genio e memoria" installation view. Photo: Mart Jacopo Salvi
Mart di Rovereto, mostra "Umberto Boccioni. Genio e memoria" installation view. Photo: Mart Jacopo Salvi

Durante i primi decenni del Novecento le Avanguardie dominarono la scena artistica mondiale. Ed ecco che anche nella scultura si assiste alla rottura definitiva con le regole dei tempi passati. Arriva il cubismo, con Picasso: le sculture si scompongono; poi il futurismo, con Boccioni: le sculture ricreano il movimento; il dadaismo, con Duchamp: le sculture non sono più sculture; l’arte cinetica, con Calder: le sculture si muovono. Proprio Calder fu di grande ispirazione per la produzione di Fausto Melotti, tra i primi artisti di cui parleremo.

Fausto Melotti

Melotti nasce a Rovereto ma cresce a Firenze, ispirato dai grandi maestri del Rinascimento. Si laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano e da 1922 si dedica alla scultura, studiando all’Accademia di Brera come allievo di Adolfo Wildt, insieme a Lucio Fontana. Nel 1930 inizia il sodalizio con Gio Ponti, che segna l’avvio della produzione ceramica di Melotti: un materiale che lo stesso artista definiva “un pasticcio”. Quell’anno partecipa alla IV Triennale di Milano con alcune piccole sculture realizzate per la manifattura Ginori e cinque anni dopo aderisce al movimento Abstraction-Création con lo scopo di promuovere e diffondere l’opera di artisti non figurativi. Arriva la sua prima personale alla Galleria Il Milione. La seconda guerra mondiale fu un periodo molto difficile per Melotti: il suo atelier venne distrutto dai bombardamenti. Nei quindici anni a seguire si dedicherà quasi totalmente alla ceramica aprirà il suo nuovo studio, Melotti Ceramiche.

Fausto Melotti, Vaso, 1954 ca. - scultura in ceramica smaltata, cm. 31 x 15 x 6,5. Foto: Studio d'Arte Martini
Fausto Melotti, Vaso, 1954 ca. - scultura in ceramica smaltata, cm. 31 x 15 x 6,5. Foto: Studio d'Arte Martini

Dalla fine degli anni Cinquanta, Melotti si concentra in maniera più specifica sulle sculture in acciaio, ispirate - come dicevamo all’inizio - proprio da Calder, ma anche da Bach e dai principi dell’astrattismo. Mentre Melotti si dedicava alle sue iconiche sculture in acciaio, a Milano un altro grande artista iniziava a farsi conoscere.

Arnaldo Pomodoro

Romagnolo, nato nel 1926 e formatosi come geometra, Pomodoro si appassiona alla scultura e si trasferisce nel capoluogo lombardo nel 1954, dove vive e lavora tutt’oggi.

Il linguaggio di Pomodoro, che si evolve nel tempo, rimane dominato dalle forme geometriche essenziali: la sfera su tutte, ma anche il parallelepipedo, il cono, il cilindro… insomma, dei solidi che l’artista taglia di netto e dai quali fa uscire viscere di ingranaggi. Le opere all’esterno risultano perfettamente levigate e delineate, in netto contrasto con la complessità celata all’interno, a metafora della complessità dell’ignoto. Negli anni Sessanta, Pomodoro prende parte del gruppo informale “Continuità”, avviando e raffinando da quel momento in poi il suo linguaggio. Del 1962 è infatti l’opera La Colonna del Viaggiatore, che segna il grande passaggio alla scultura volumetrica. L’opera si trova oggi a Spoleto, in Via Flaminia - ad arricchire, come in tante altre città in cui sono collocate le sculture di Pomodoro, il paesaggio urbano.

Arnaldo Pomodoro, Disco - Multiplo, scultura in bronzo lucidato, cm. ø 15, con base h cm. 17. Opera n. 79/95. Foto: Martini Studio d'Arte
Arnaldo Pomodoro, Disco - Multiplo, scultura in bronzo lucidato, cm. ø 15, con base h cm. 17. Opera n. 79/95. Foto: Martini Studio d'Arte

Le sue opere cercano spesso il dialogo con il pubblico e con lo spazio circostante: nel loro essere massicce e imponenti, appaiono dinamiche (ed ecco che torna l’ispirazione Futurista). Il Grande Disco collocato in Piazza Meda era stato progettato per ruotare su stesso, ma per motivi di sicurezza è stato fissato ad un supporto. Arnaldo Pomodoro è sicuramente un orgoglio italiano: è stato nominato cavaliere della Repubblica nel 1996 e ha ricevuto la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte nel 2005. A 93 lavora ancora.

Curiosità: Pomodoro, insieme a Fontana, fu il maestro del prossimo scultore di cui parleremo.

Giuseppe Spagnulo

Nato in Puglia, Spagnulo si trasferisce a Milano in cerca di una propria identità artistica. Appena arrivato, Spagnulo entra in contatto con Fontana e Piero Manzoni, che lo introdurranno all’ambiente artistico di Albisola.

Alla fine degli anni ’60 introduce il metallo nei suoi lavori, a segnare la fisicità della materia: Spagnulo lavorava infatti nelle acciaierie, negli altiforni e nelle officine, forgiando le proprie sculture insieme agli operai.

Le opere degli anni ’70 sono segnate da aspetti concettuali che evidenziano i suoi interessi per i processi ideativi e performativi dell’arte. Spagnulo viaggia, ed espone al Newport Harbor Museum, in California. Questa apertura verso la cultura artistica americana lo porta ad interessarsi al tema della scultura orizzontale, che ricorda per certi versi le esperienze del minimalismo statunitense.

Giuseppe Spagnulo, Senza titolo, 1974
Scultura in acciaio, cm. 30 x 55 x 30. Foto: Martini Studio d'Arte
Giuseppe Spagnulo, Senza titolo, 1974 Scultura in acciaio, cm. 30 x 55 x 30. Foto: Martini Studio d'Arte

Gli anni Ottanta e Novanta sono di nuovo decenni di ricerca: Spagnulo sfida la gravità della materia con la creazione di enormi blocchi di ferro sospesi. Anche Paolo Icaro, il prossimo scultore di cui parleremo, lavora con i metalli, ma non solo. Icaro ha superato la concezione della scultura in quanto oggetto per trasformarla in esperienza.

Paolo Icaro

Paolo Icaro, torinese, studia scultura con Umberto Mastroianni. Nel corso della sua carriera si divide tra l’Italia e gli Stati Uniti: proprio oltreoceano nascono le Forme di spazio (1967), ribattezzate Gabbie, strutture in profilati metallici in cui la scultura da occupare lo spazio si fa luogo. Da lì avanti, la ricerca di Icaro va verso le possibilità dei diversi materiali e la loro collocazione negli ambienti circostanti. Alla fine degli anni Sessanta partecipa all’affermazione delle tendenze dell’arte povera e dell’arte concettuale. Il decennio successivo lo trascorre negli Stati Uniti, nel Connecticut, dove si avvicina alla modellazione del gesso, che diventa per lui materia d’eccellenza e che spesso combina con pietra, piombo, legno o carta.

Paolo Icaro, Rilievo, 1988, Scultura in gesso e metallo, cm. 53 x 84 x 10. Foto: Martini Studio d'Arte
Paolo Icaro, Rilievo, 1988, Scultura in gesso e metallo, cm. 53 x 84 x 10. Foto: Martini Studio d'Arte

All’inizio degli anni Ottanta, Icaro torna definitivamente in Italia. Ad oggi vive e lavora a Tavullia, in provincia di Pesaro.

Potremmo parlare ancora di molti altri grandi nomi della scultura, ma vi lasciamo con la voglia di sfogliare il catalogo della prossima asta di Martini Studio d’Arte: troverete sia le opere di cui abbiamo trattato, ma anche tante altre. Significativa infatti è la presenza di artisti italiani e internazionali, tra i quali Sol Lewitt, Max Bill, Getulio Alviani, Julio Le Parc, Nanda Vigo e Dadamaino.

L'asta 44, dedicata all'Arte Moderna & Contemporanea, si terrà il 18 e il 19 giugno nella sede di Martini Studio d'Arte a Brescia.

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