Quando finì la pittura

Gli anni Sessanta, conosciuti per quel clima di ribellione e libertà che portò a tante conquiste sociali, furono un decennio rivoluzionario. Così fu anche nel mondo artistico: la pittura tradizionale venne soppiantata dall'arte concettuale e in questo cambiamento ebbe un ruolo fondamentale il GRAV, il Gruppo di Ricerca sull'Arte Visuale. Scopriamo la storia dell'Arte Programmata grazie ad alcune opere eccezionali che andranno in asta da Borromeo Studio d'Arte a metà giugno.

Quando finì la pittura

Gli anni Sessanta. Anni di rivoluzioni e di prese di posizione, anni di trasgressione e voglia di libertà. Boom economico, lotte antirazziali, pacifismo, rock’n’roll… Insomma, il decennio che rimarrà per sempre nella storia grazie a quei grandi cambiamenti che ne seguirono. Anche per quanto riguarda l'arte, gli anni Sessanta furono rivoluzionari. Talmente rivoluzionari che l’esaurirsi dell’astrattismo e dell’informale decretarono a tutti gli effetti la “fine” della pittura e la nascita dell’arte concettuale in tutte le sue molteplici derivazioni.

Georges Mathieu, Composition pour Cicina Turio, 1965. Biro colorate e pennarello nero su carta
cm 15x21. Foto © Studio d'arte Borromeo
Georges Mathieu, Composition pour Cicina Turio, 1965. Biro colorate e pennarello nero su carta cm 15x21. Foto © Studio d'arte Borromeo

“Niente pittura né scultura. L’opera d'arte dovrà essere liberata dalle pastoie della tradizione e resa apertura a nuove opportunità di ricerca. Inoltre, anche la figura tradizionale dell’artista va cassata: il culto della personalità e il mito della creazione come pure la produzione di opere uniche per l’élite e la dipendenza dal mercato dell’arte vanno abbandonati.”

Ecco cosa recitava la Dichiarazione programmatica del 1961 del gruppo GRAV (Gruppo di Ricerca sull’Arte Visuale) - un collettivo di giovani artisti legati all’arte cinetica e programmata che miravano a superare la concezione tradizionale di artista come autore di opere immortali, sostenendo la necessità della creazione collettiva, coinvolgendo lo stesso spettatore al processo artistico.

Victor Vasarely, Koska-quemer, 1971, Olio su tavola, cm 64x64, firma al fronte. Foto © Studio d'arte Borromeo
Victor Vasarely, Koska-quemer, 1971, Olio su tavola, cm 64x64, firma al fronte. Foto © Studio d'arte Borromeo

Il Groupe de Recherche d'Art Visuelle nasce a Parigi nel luglio del 1960, dopo aver esposto a Milano, alla galleria Azimuth il 15 aprile dello stesso anno, col nome Motus. Membri principali del gruppo furono Horacio Garcia Rossi, Julio Le Parc, François Morellet, Servanes, Francisco Sobrino, Joen Stein e Vasarely (che all’epoca era chiamato Yvaral). Alcuni dei fondatori - tra cui Demarco, Miranda, Molnar e Moyano - abbandonarono il gruppo già durante il primo anno. Nel 1962 arriva la prima esposizione del gruppo e inizia anche la collaborazione con i loro “fratelli” italiani dell’arte cinetica: il Gruppo N di Padova e il Gruppo T di Milano. Nasce così l’idea di quella Nouvelle Tendance che incarnava l’aspirazione alla creazione di un movimento internazionale: il GRAV partecipa all’esposizione Arte Programmata - che si tenne prima a Milano, poi nel resto d’Italia e infine, a livello mondiale, grazie anche al supporto di Adriano Olivetti, che sponsorizzò l’esposizione.

Julio Le Parc, Modulation 1098, 2003, Acrilici su tela
cm 60x60x2. Foto © Studio d'arte Borromeo
Julio Le Parc, Modulation 1098, 2003, Acrilici su tela cm 60x60x2. Foto © Studio d'arte Borromeo

Il GRAV, i gruppi italiani N e T, in generale tutta la Nuova Tendenza basava la sua ricerca creativa, appunto, sull’Arte Programmata. Il termine fu inventato da un grande inventore: Bruno Munari, che guidava all’epoca il Gruppo N dopo aver fondato, anni prima, il Movimento per l’Arte Concreta.

Bruno Munari, Senza Titolo (Colori della Curva di Peano), 1985, Acrilici su tela. Foto © Studio d'arte Borromeo
Bruno Munari, Senza Titolo (Colori della Curva di Peano), 1985, Acrilici su tela. Foto © Studio d'arte Borromeo

L’Arte Programmata rifiutava l’impeto dell'artista e lo sostituiva con uno studio logico e razionale dei meccanismi della visione. L’opera era realizzata in base a un programma di calcolo che consentiva la variazione delle figure (ripetizione, combinazione, accadimenti casuali) entro un certo ordine temporale. Ovviamente è un paradigma dire di poter “programmare l’arte”: ecco perché la pianificazione si manifesta nello studio preventivo dell’opera, analizzandone ogni dettaglio.

François Morellet, Grands Tirets 0°, 90°, 1971, Pittura serigrafica su tavola, cm 80x80. Foto © Studio d'arte Borromeo
François Morellet, Grands Tirets 0°, 90°, 1971, Pittura serigrafica su tavola, cm 80x80. Foto © Studio d'arte Borromeo

Ma torniamo a noi, forse con le idee un poco più chiare. A metà degli anni Sessanta, il GRAV arrivò a New York con il terzo Labirinto (opere che potevano essere percorse dallo spettatore), dopo che i primi due Labirinti furono allestiti a Parigi da Julio Le Parc, Morellet e Stein. La ricerca dell’Arte Programmata arrivò anche in america latina. Già nel 1964 la mostra "L'instabilità" arrivò in Argentina e in Brasile, a cui seguì una retrospettiva che fu anche occasione per un viaggio di gruppo.

Gruppo Grav - immagine via EduEda
Gruppo Grav - immagine via EduEda

Si giunse così, tra grandi successi e riconoscimenti, al Sessantotto, un anno importante che tutti conosciamo. Il Maggio Francese, la contestazione, le lotte e le proteste. Le Parc viene espulso dalla Francia. Il gruppo prosegue la sua ricerca, ma nel frattempo si fa sempre più urgente la necessità di seguire una propria affermazione individuale. Il sistema dell’arte stava cambiando: le lusinghe commerciali e le nuove tendenze portarono allo scioglimento, proprio alla fine di quel famoso anno rivoluzionario, del gruppo Gruppo di Ricerca sull'Arte Visuale.

Tutte le opere in questo articolo saranno in asta da Borromeo Studio d'Arte, insieme a tanti altri interessanti lotti di artisti moderni e contemporanei, sia italiani che internazionali. I cataloghi di Borromeo non si smentiscono mai e, come di consueto, propongono una raccolta di opere eccezionali e ricercate.

L'appuntamento con l'Asta n. 24 - Arte Moderna & Contemporanea è per il 15 giugno da Borromeo a Senago (Milano): prima sessione alle 10.00, seconda sessione alle 15.30. Le offerte online sono già aperte, così come l'esposizione in sede.

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