Cos’hanno in comune Anish Kapoor, Wolfgang Tillmans e Damien Hirst? Tutti e tre hanno vinto il Turner Prize, rinomato premio britannico che dal 1984 viene assegnato al migliore artista visivo della Gran Bretagna.

Dal 1991 sino al 2017, la selezione era soggetta ad una limitazione di età: i candidati dovevano avere meno di 50 anni. L’anno scorso è stato annunciato un cambio di rotta e il requisito è stato eliminato, lasciando così un’unica regola: gli artisti selezionati dalla giuria devono essere inglesi di nascita o operare nel Regno Unito.

L'interno della Tate Britain, dove ogni anno viene assegnato il premio. © Tate L'interno della Tate Britain, dove ogni anno viene assegnato il premio. © Tate

La responsabilità della scelta dei 4 finalisti ricade sulle spalle di un panel di esperti che cambia ogni anno, pur essendo sempre presieduto dal Direttore della Tate, l'istituzione a capo dell’evento. I fondatori del premio lo chiamarono così in onore di J.M.W Turner, uno degli artisti più celebri del Regno Unito che in vita fu considerato estremamente controverso.

L’obiettivo che si pone il Turner Prize - che assegna al vincitore un premio di 25.000 sterline e organizza presso la Tate Britain una mostra dei suoi lavori più recenti - è proprio quello di generare un dibattito positivo nel mondo dell’arte. Caratteristica, quella della provocazione, che ha causato spesso molte polemiche e una grande risonanza - tanto che il premio ha anche un suo parallelo: il Turnip Prize, che ogni anno premia la peggiore arte prodotta nei 12 mesi precedenti.

Il 25 aprile sono stati annunciati i 4 finalisti dell’edizione 2018 del Turner Prize: una selezione eterogenea tra cui la giuria indicherà un vincitore alla fine di quest’anno.

Forensic Architecture

Forensic Architecture, "Counter Investigations" at ICA Immagine: Mark Blower. ©Tate Forensic Architecture, "Counter Investigations". Immagine: Mark Blower. ©Tate

Forensic Architecture è un pool di architetti, registi, sviluppatori di software, giornalisti investigativi e scienziati fondato nel 2010 e con base presso l’Università di Londra Goldsmith. Il gruppo utilizza metodi tecnologici (come immagini satellitari e piattaforme di data sharing) e opera con comunità segnate da atti di violenza politica e sociale, ONG e attivisti. Il loro lavoro investigativo, che a livello artistico si concretizza in video ed installazioni, ha fornito prove decisive in molti casi internazionali.

Naeem Mohaien

Naeem Mohaiemen, Still From Tripoli Cancelled 4. ©Tate Naeem Mohaiemen, Still from "Tripoli Cancelled", 2017. ©Tate

Naeem Mohaien ha 49 anni, è nato a Londra nel 1969 ed è cresciuto nel Bangladesh. Il suo lavoro di ricerca include film, installazioni e saggi e si concentra sui concetti di identità, razza, memoria e famiglia combinati con elementi autobiografici. Le sue opere più recenti sono state esposte, tra gli altri, al MoMa PS1 di New York, a documenta 14 e alla Biennale di Venezia.

Charlotte Prodger

Charlotte Prodger, Bridgit 2016, still 3. Immagine ©Tate Charlotte Prodger, Still, "Bridgit", 2016. Immagine ©Tate

La terza candidata della rosa dei finalisti è Charlotte Prodger. L’artista, nata nel 1974, lavora con l'’immagine (in movimento o stampata), la scultura e la scrittura. Come quelle di Naeem Mohaien, anche le opere di Prodger, che nascono da un approfondimento del difficile rapporto tra corpo, esterno, identità e tempo, presentano elementi autobiografici.

Luke Willis Thompson

Luke Willis Thompson, Chisenhale Gallery ©Tate Luke Willis Thompson, Chisenhale Gallery ©Tate

Il più giovane è invece Luke Willis Thompson: nato in Nuova Zelanda nel 1988 e formatosi in Germania, lavora a Londra. I film, le performance, le installazioni e le sculture dell’artista nascono da un interesse per le tensioni sociali come diseguaglianza, razzismo e violenza istituzionale. Nel giugno del 2018, le sue opere verranno esposte alla Kunsthalle Basel, rinomata istituzione svizzera.

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