Il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano affaccia su via Palestro - dall’altra parte della strada, il parco di Porta Venezia. In quella stessa via, la sera del 27 luglio 1993 del fumo bianco usciva da una Fiat Uno: l’auto era stata rubata qualche giorno prima da alcuni membri di Cosa Nostra, che vi nascosero una bomba che avrebbe ucciso cinque persone e danneggiato il PAC e la Galleria d'Arte Moderna lì affianco.

Teresa Margolles, installation view, ©PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano Teresa Margolles, installation view, ©PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano

Era il periodo degli attentati del ‘92-’93: insieme agli anni di piombo, sono forse quanto di più vicino l’Italia abbia vissuto all’esperienza del narcotraffico messicano. Le vittime della dilagante violenza perpetrata dai narcotrafficanti è entrata nel nostro immaginario grazie ai media. In modo edulcorato, però: né ora né durante le stragi mafiose le prime di copertina dei nostri quotidiani erano tappezzate da gigantografie di teste mozzate accanto alla notizia dell’ultimo flirt di Jennifer Aniston.

Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano Teresa Margolles, installation view, ©PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano

Dal 1990 al 2000, Teresa Margolles ha lavorato a Città del Messico come medico legale per il collettivo “Servicio Médico Forense”, fondato con l’obiettivo di denunciare la violenza sistematica nella società contemporanea. Un decennio di contatto quotidiano con una brutalità che non risparmia nessuno: donne, transessuali, bambini.

Ed è da questa esperienza che l’artista attinge i materiali per le sue opere: come in “Mesa y dos bancos”, un tavolo con due panchine in cemento e sostanze che sono state raccolte in un’area del confine messicano in cui è stato rinvenuto un cadavere, o in “Joyas”, gioielli realizzati da un orafo che contengono frammenti di vetro prelevati da cadaveri giunti all’obitorio in cui lavorava.

Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles ha un particolare interesse nei confronti delle donne e delle transessuali che cadono vittima del crimine organizzato e del maschilismo della società messicana. Un esempio tra i tanti, le fotografie della serie “Pistas de baile” ritraggono prostitute transessuali nei luoghi in cui lavoravano, che negli anni ‘90 furono distrutti nell'ottica di una politica di riqualificazione urbana.

Gli ambienti di Ciudad Juárez ritornano anche in “La búsqueda”: una sala accoglie 5 pannelli prelevati da un treno che attraversa la città, installati così come sono stati rinvenuti: pieni di volantini che ritraggono giovanissime donne scomparse e che ne indicano le generalità - cosa indossavano al momento della scomparsa, qual era il colore dei loro capelli.

Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano

Il lavoro di Margolles è visivamente minimalista: le opere, che solo all’apparenza sono un semplice “spostamento” e ricollocamento di oggetti dal loro ambiente originario in uno spazio espositivo, sono in realtà frutto di anni di ricerca medico-visiva. Se venissero esposte in Messico, probabilmente non avrebbero un impatto così forte sullo spettatore: ma lo sono per un pubblico non così esposto a questo tipo violenza, rafforzando una riflessione su quanto l’abitudine possa essere pericolosa.

Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano Teresa Margolles, installation view, © PAC Milano 2018. Foto: Nico Covre, Vulcano

Margolles non è l’unica artista contemporanea ad indagare, con le sue opere, temi come la violenza e l’immigrazione con un taglio “investigativo”: lo stesso fa, per esempio, il collettivo Forensics Architecture, recentemente selezionato tra i finalisti del Turner Prize. Un’altra prova di come, negli ultimi anni, l’arte contemporanea abbia una tendenza sempre più sociale e politica.

La personale di Teresa Margolles è aperta sino al 20 maggio 2018. Più informazioni sul sito del PAC.

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