Per tutti gli amanti dell’arte e, più in generale, degli eventi culturali, Venezia è una meta speciale. Tra calli, ponti e vaporetti, c’è praticamente l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda musei, gallerie e festival, in ogni periodo dell’anno.

Les Amoureux de la Bastille, Paris, 1957, Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis Les Amoureux de la Bastille, Paris, 1957, Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis

Oggi noi di Barnebys, però, ci lasciamo alle spalle l’affollata Piazza San Marco e ci spostiamo sull’isola della Giudecca, una stretta lingua di terra che si affaccia alla Fondamenta di Zattere, attraverso il maestoso Canale della Giudecca. Il battello si ferma alla fermata di Zitelle, poco prima di quella dell’Isola di San Giorgio Maggiore, e subito ci si pone davanti un caratteristico palazzo, in perfetto stile neo-gotico veneziano, con tre grandi finestre che danno il caratteristico nome alla Casa dei Tre Oci.

I Tre Oci dal 2012 hanno aperto i loro preziosi spazi espositivi al pubblico offrendo un focus eccezionale sul panorama del genere fotografico, dalla mostra su Lachapelle nel 2017 sino alla retrospettiva su Fulvio Roiter, terminata lo scorso agosto.

"Fondamente Nuove, Venise, 1959", Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis "Fondamente Nuove, Venise, 1959", Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis

Willy Ronis, un altro grande maestro dello scatto, vi accoglie dal 6 settembre al 6 gennaio 2019 in un percorso fatto di 120 immagini vintage, tra cui 10 inedite che hanno come protagonista proprio la magica Venezia. Vi raccontiamo il nostro incontro con l’artista parigino, uno dei maggiori protagonisti della fotografia umanista, insieme a nomi come quelli di Henri Cartier Bresson, Robert Doisneau e Raymond Depardon.

L’allestimento a cura di Matthieu Rivallin non lascia spazio alle domande, e raccoglie ogni punto di vista sulla longeva produzione di Ronis. Il bianco e nero assumono tutte le sfumature dell’animo umano, tra le vie di una Parigi sognante, in una fabbrica che sciopera, nel ritratto di un’infanzia semplice e delicata.

La Ville Lumière che abbiamo davanti è un album di istanti, momenti catturati e rubati ai passanti presi dalla routine, da una passione amorosa, dallo spensierato divertimento di una notte nelle caves di Saint- Germain-des-Prés. Nei suoi scatti c’è la poesia del cambiamento, della rivoluzione degli scioperi, dello scontro sociale novecentesco, con un focus umano sulla vita degli operai.

Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis

Willy Ronis si definisce con decisione come un “ebreo nato francese e ben deciso a restarlo”, con la necessità di mantenere le sue idee di sinistra e di tenerle a mente ogni giorno. È proprio questo carattere fermo che si respira camminando per la mostra, il cervello pulsante di un fotografo che prima di tutto è un uomo che pensa, che ha qualcosa da dire sulla contemporaneità che attraversa.

Venezia si innesta come una felice parentesi in un denso percorso di vita. Affascinano gli scorci che oggi riconosciamo piuttosto cambiati, di una vita lagunare umile e autentica, attimi che sembrano disegnati sulla pellicola, frutto di una lenta e paziente attesa. Non delude nemmeno l’interpretazione che Willy Ronis dà del nudo, mai volgare o esibizionista, in cui si apprezza la morbida armonia delle forme che sembrano prendere colore e vita.

Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis

Molto apprezzato ed esaustivo è un contributo video in cui si raccontano quei chiaro-scuri della personalità che rendono Willy Ronis un uomo con i suoi punti di forza e le sue debolezze, prima che un fotografo affermato. Colpisce, a questo proposito, l’aneddoto in cui si descrive il momento esatto in cui Ronis, ormai novantenne, decise di scattare l’ultima foto per poi riporre e chiudere tutto in una scatola. L’immaginazione del maestro non era più supportata da una resistenza fisica e questo lo portò ad allontanarsi per sempre dall’obiettivo senza più ritornarvi.

Nu au tricot rayé, Paris, 1970, Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis Nu au tricot rayé, Paris, 1970, Willy Ronis, Ministère de la Culture / Médiathèque de l’architecture et du patrimoine /Dist RMN-GP © Donation Willy Ronis

Della fotografia di Ronis non rimangono banalmente solo degli scatti, ma la vita di un certo periodo storico, l’eternità di una Parigi sognante, di una campagna francese attraversata in bicicletta, i passi di persone sconosciute tra pozzanghere e Grands Boulevards. Willy Ronis ci ha lasciato il significato dell’aspettare pazientemente, dell’osservazione, ovunque ci si trovi, che sia di un panorama sulla Tour Eiffel, o in una stanza di una casa di operai.

La mostra "WILLY RONIS. FOTOGRAFIE 1934-1998" è aperta al pubblico presso fino al 6 gennaio 2019. Tutte le informazioni sul sito della Casa dei Tre Oci di Venezia.

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