Un vero e proprio mercato a cielo aperto racchiude il genio di Fiorucci al secondo piano di uno dei palazzi storici che si affacciano sul maestoso Canal Grande.

Nella mostra "Epoca Fiorucci", neon colorati e locandine pubblicitarie delle iconiche campagne del brand italiano - tra cui alcune del fotografo Oliviero Toscani - si mescolano a capi, maglioni e abiti dalle tonalità fluo dalle linee anni ’70, ’80 e ’90, riportando il visitatore indietro nel tempo con uno sguardo al futuro della moda, che prende sempre spunto da se stessa.

Una veduta della mostra. Tutte le fotografie dell'autrice. Una veduta della mostra. Tutte le fotografie dell'autrice.

La filosofia pacifica e poliedrica dello stilista prende concretamente forma a Milano, in Galleria Passerella: un contenitore creativo dove nasce e fermenta quel gusto che sarà la firma distintiva delle nuove generazioni.

Sulla precocità delle idee e sulla predilezione per l’osservazione di Fiorucci, Aldo Colonetti, curatore della mostra insieme al direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia Gabriella Belli e alla direttrice del Museo Elisabetta Barisoni, ravvede e sottolinea una somiglianza con l’artista Marcel Duchamp “nel disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra l’oggetto e la persona”.

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E qui non si può non menzionare il legame tra Elio Fiorucci e i grandi architetti: De Lucchi, Sottsass, Mendini e Branzi rispecchiano nell'architettura questa stessa rivoluzione creativa. Per questo, una sala della mostra di Ca’ Pesaro è dedicata al rapporto tra Fiorucci e gli architetti, in un dialogo innovativo e costante che ci svela un’altra sorprendente sfumatura dello stilista.

Dal “mercato” allo “studio”, fino alle opere di Keith Haring e Basquiat, outsider e pionieri artistici della seconda metà del’900. Di Haring fu l’incredibile performance che ebbe luogo nel negozio Fiorucci in Galleria Passerella, nell’ottobre del 1983: chiavi in mano, lo store venne interamente svuotato per 24 ore, durante le quali l'artista americano lo travolse con i suoi celebri graffiti.

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Dunque, opere d’arte in un felice tripudio tra abiti e immagini, foto di repertorio concesse dall’Archivio di Franco Marabelli e da quello di Floria Fiorucci in cui si mescolano pubblico e privato, contemporaneo e passato, sacro e profano. C’è tutto un sentimento di frizzante avanguardia che si riconosce nel Manifesto “Liberi Tutti!”.

Il grande Gillo Dorfles, a cui la mostra è dedicata, ha affermato: “Le merci per Fiorucci non sono soltanto prodotti: rappresentano valori, pensieri, relazioni, modi di vivere. Si potrebbe dire che Fiorucci ha fatto in modo che tutta la sua attività creativa non si consumasse nel tempo, ma via via acquistasse una sorta di potere 'ermeneutico', infinito.”

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Tutto, quindi, non può che partire dalla necessità spirituale della “Terapia dell’Amore”, che permea il mondo Fiorucci: un arcipelago di persone, suggestioni, visioni. L’attento percorso filologico che è stato fatto sulla figura di questo iconico stilista dimostra come e quanto la moda e il suo mondo debbano essere considerate espressione reale del mondo contemporaneo. Studiare lo stile Fiorucci e come esso ha risposto alle necessità e al desiderio del suo pubblico è in qualche modo ricreare un fedele specchio antropologico della società di quegli anni.

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Elio ha voluto comunicare un modo d’essere prima che di vestire: quella voglia di espressione, libertà e vita che si traduce nella Love Therapy che dal 23 giugno al 6 gennaio 2019 anima il secondo piano di un museo coraggioso e lungimirante.

A volte basta un jeans con un tocco anni ’80 e colori fluo per gridare al mondo: “LIBERI TUTTI!”.

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