MILANO - C’è tempo fino al 30 settembre per visitare la retrospettiva “BONALUMI 1958/2013” che, curata da Marco Meneguzzo e promossa da Palazzo Reale, dedica gli ampi spazi del primo piano a ben 120 opere realizzate dall'artista durante la sua lunga carriera.

Il percorso della mostra offre una panoramica completa della ricerca pittorica, materica e spaziale di Bonalumi a partire dall’esordio accanto ad Enrico Castellani e Piero Manzoni a cavallo tra gli anni '50 e '60, passando per il dialogo con i principali gruppi europei e terminando con la sua finale consacrazione.

A sinistra: © ALTO//PIANO Agostino Osio A destra: Agostino Bonalumi, 1968. Foto di Gottfried Junker A sinistra: © ALTO//PIANO Agostino Osio
A destra: Agostino Bonalumi, 1968. Foto di Gottfried Junker

Il percorso espositivo della mostra si apre con tre opere che rappresentano le pricipali tappe della rigorosa e costante ricerca di Bonalumi, esposte senza ordine cronologico: in un colpo d’occhio, la sala mappa in modo efficace nella mente del visitatore il percorso artistico di Bonalumi, ovvero l’esplorazione delle infinite varianti dell’estroflessione, cifra dell’artista e di Enrico Castellani.

Mantenendo ciascuno uno stile riconoscibile, Bonalumi e Castellani sono andati oltre l’informale (rappresentato in Italia da Lucio Fontana) a partire dallo spazio di rappresentazione stesso, ovvero la tela nella sua fisicità: il tessuto teso, gli angoli, la cornice. Una sperimentazione che parte dal bidimensionale e lo considera nella sua “realtà oggettuale”.

Agostino Bonalumi, Bianco e nero, 1968, 120x100 cm, Cire estroflesso Agostino Bonalumi, Bianco e nero, 1968, 120x100 cm, Cire estroflesso

Attraverso la tecnica dell’estroflessione (in inglese shaped canvas), si crea una dilatazione spaziale verso l’esterno della tela. Nelle opere di Bonalumi l’estroflessione, come affermò l’artista stesso in un’intervista del 2008, “a volte esce dal perimetro dell’opera: anche il perimetro è parte della forma, e diventa parte dell’opera: il limite dell’opera diventa parte di essa”.

Nella maggior parte dei casi monocrome, le pitture di Bonalumi diventano così plastiche e invadono letteralmente lo spazio. Il passo successivo nella carriera dell’artista consiste nella creazione di veri e propri ambienti come "Blu abitabile", esposta nel 1967 in occasione della mostra “Lo spazio dell’immagine” a Foligno, o vere e proprie installazioni come "Struttura modulare bianca", presentata nel 1970 alla XXXV Biennale d’Arte di Venezia.

Una veduta della prima sala della mostra a Palazzo Reale. © ALTO//PIANO – Foto Agostino Osio Una veduta della prima sala della mostra a Palazzo Reale. © ALTO//PIANO – Foto Agostino Osio

“Agostino Bonalumi" - afferma il curatore Marco Meneguzzo - "appartiene a quella generazione che ha preso molto da Lucio Fontana, ma che è riuscita a dare il senso dello spazio in una maniera assolutamente moderna, così come avevano fatto i due suoi amici e sodali, Piero Manzoni ed Enrico Castellani, pur mantenendo ciascuno una propria e ben riconoscibile cifra espressiva”.

© ALTO//PIANO – Foto Agostino Osio © ALTO//PIANO – Foto Agostino Osio

Nelle sale di Palazzo Reale, la lunga ricerca di Bonalumi è analizzata nel dettaglio attraverso un percorso che dai primi esperimenti passa per le sue opere più importanti fino agli anni ‘90, in cui l’artista introdusse quello che definì come “segno libero”, un filo d’acciaio curvato su cui poi si stende la superficie della tela.

Ad arricchire la mostra, anche il documentario “L’intelligenza dei materiali” che include interventi di Gillo Dorfles, suo caro amico, e della gallerista Fernanda Bonino che lo portò a New York, oltre che l’ultima intervista concessa dall’artista pochi mesi prima della sua morte.

La mostra “Bonalumi - 1958-2013”, ad ingresso gratuito, è visitabile fino al 30 settembre 2018. Più informazioni sul sito di Palazzo Reale.

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