Tra i due esili - il primo scatenato dalla revoca anti-protestante da parte di Luigi XIV dell'Editto di Nantes nel 1685, e il secondo successivo alla rivoluzione russa del 1917 - la famiglia Fabergé, originaria della provincia francese della Piccardia, perseguì una carriera nel mondo dei gioielli e lanciò l'uovo di Pasqua - al di là delle sue associazioni religiose - come uno degli oggetti d'arte più emblematici del XX secolo: un simbolo di lusso e raffinatezza che continua ancora oggi a polverizzare record.

Gustav e la moglie. Immagini via Images via Wikipedia e the Universal Compendium. Gustav e la moglie. Immagini via Images via Wikipedia e the Universal Compendium.

L'infanzia russa

È a San Pietroburgo che, nel 1842, l’orafo Gustav Fabergé fondò la sua prima gioielleria. Il negozio, che si guadagnò rapidamente un seguito sulla Bolshaya Morskaya Street, una delle strade più eleganti della città, fu lasciato nelle mani di manager affidabili nel 1860, quando la famiglia si trasferì a Dresda.

All'epoca, Gustav e la moglie Charlotte Jungstedt, figlia di un artista danese, avevano un figlio di 14 anni: Pierre-Karl, noto come Karl. Dopo l’infanzia in Russia, Karl studiò alla scuola d’arte di Dresda prima di partire, nel 1864, per un tour europeo con l'obiettivo di perfezionare la sua tecnica di gioielliere.

Il primo negozio di Fabergé. Il primo negozio di Fabergé.

Nel 1872, Karl tornò a San Pietroburgo dove sposò Augusta Julia Jacobs, con cui avrebbe avuto cinque figli. Lì rilevò l'azienda di famiglia, assistito da uno degli ex dipendenti di suo padre, Hiskias Pendin. Alla fine del XIX secolo, la Maison Fabergé ebbe un ruolo importante nel restauro e nella valorizzazione dei gioielli del Museo dell’Ermitage, incontrando il favore degli zar Alessandro II e III.

Il  business si sviluppò a tal punto che Karl dovette trasferirsi in nuovi e più pratici locali - sempre su Bolshaya Morskaya Street. Nel 1882 ottenne finalmente il titolo di Maestro Orafo e, poco dopo, sostenne il fratello Agatone, anch'egli diplomato alla scuola d’arte di Dresda, nella produzione di oggetti altrettanto grandiosi che fecero ancor di più breccia nelle corti europee.

L’orafo ufficiale degli zar

Due anni dopo, Maison Fabergé divenne il fornitore ufficiale della corte imperiale di Alessandro III, che nel contempo ordinò all'Ermitage di fare spazio alle creazioni di Karl e Agathon. I fratelli rimasero sotto la protezione dello zar anche dopo l'ascesa al potere di Nicola II.

Alla vigilia della prima guerra mondiale, l'azienda produceva circa 100.000 gioielli l'anno. Oltre alla boutique-officina sulla Bolshaya Morskaya Street a San Pietroburgo, la famiglia aveva anche due filiali a Mosca e ad Odessa.

Altri esemplari di uova Fabergé. Immagine: saint-petersburg.com Altri esemplari di uova Fabergé. Immagine: saint-petersburg.com

Quando scoppiò la rivoluzione russa, Maison Fabergé - associata allo stile di vita della dinastia dei Romanov - cadde nelle mani di un comitato operaio e divenne una cooperativa che presto incanalò le sue risorse nella produzione di armi da guerra. Karl, che era riuscito a sollevare l'attività di gioielleria di famiglia fino a renderla un piccolo impero del lusso, fu costretto a lasciare il suo paese natio per la Svizzera. Morì a Losanna nel 1920 e fu sepolto nel cimitero del Grand Jas a Cannes.

L’uovo: simbolo di rinascita e resurrezione

Anche se Maison Fabergé eccelleva nella realizzazione di una vasta gamma di gioielli e oggetti in oro (tra cui statuette, orologi e scatole), sono soprattutto le sue uova - la cui paternità è attribuita a Karl - a garantire la fama del marchio in tutto il mondo. Un durevole successo che è perfettamente in armonia con l’uovo, simbolo di rinascita e resurrezione.

Il primo uovo realizzato da Fabergé. Immagine via jewellerymag.ru. Il primo uovo realizzato da Fabergé. Immagine via jewellerymag.ru.

Lo zar Alessandro III fu il primo cliente a ordinare un uovo di Pasqua da Fabergé nel 1885, come regalo per la moglie. Da bambina, l'imperatrice Maria Feodorovna era stata affascinata da un oggetto decorativo simile che apparteneva ad una sua zia danese. Conosciuta come “l'uovo di gallina”, la creazione di Karl Fabergé si apriva, come una matrioska, per rivelare una prima sorpresa - un tuorlo d'oro - che a sua volta conteneva una gallina d'oro che nascondeva un ciondolo con una replica della corona reale.

Una gallina dalle uova d’oro

Il dono fu un successo e l'uovo Fabergé divenne parte integrante della tradizione pasquale della coppia imperiale. Complessivamente sono 54 le uova realizzate su richiesta di Alessandro III e di suo figlio Nicolas II, che ha continuato regalare alla madre e alla moglie queste creazioni. Durante questo periodo sono state prodotte altre diciassette uova per clienti facoltosi.

Un uovo Fabergé della nuova collezione. Immagine © Fabergé Un uovo Fabergé della nuova collezione. Immagine © Fabergé

Vendute per sostenere lo sforzo bellico contro la rivoluzione russa, queste uova divennero presto oggetto di speculazione. Una di esse, abbinata ad un orologio Vacheron-Constantin e scoperta per caso in un mercato delle pulci negli Stati Uniti, fu acquistata nel 2014 da un collezionista anonimo per 24 milioni di euro. Se la Russia post-comunista ha aperto il portafoglio e riportato in patria un paio di uova imperiali, oggi oltre quaranta uova appartengono ai musei e ai collezionisti privati ​​di Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Svizzera e Francia.

Le ultime uova che sono andate all’asta avevano una stima che variava da 10 a 25 milioni di euro ciascuna. Ma sette di questi storici oggetti sono ancora dispersi, e forse lo saranno per sempre. Oggi, Maison Fabergé ha creato una nuova collezione di uova, lanciata nel 2017 dalla pronipote di Karl. I prezzi sono - per così dire - più convenienti...

Commento