Unendo le forze con il maestro vetraio Andrea Rioda, nel 1921 i due uomini fondarono a Murano Cappellin-Venini & C., azienda che avrebbe dato nuova linfa alla tradizione vetraia dell'isola, che dalla fine del XVIII secolo costituiva il principale centro europeo della produzione del settore. Poco dopo la fondazione, l’azienda assunse il pittore Vittorio Zecchin: sotto la sua direzione artistica, l’Art Nouveau avrebbe influenzato le prime creazioni che uscirono dai suoi forni.

Paolo Venini. Immagine via theducker.com Paolo Venini. Immagine via theducker.com

Venini, dal canto suo, non era di certo un ardente difensore della tradizione: avrebbe infatti cercato di liberarsene per tutta la sua vita, sperimentando sempre nuove tecniche. In particolare, fu uno dei primi produttori dell'isola ad utilizzare il metano, aprendo così la produzione ad una gamma infinita di colori e portando avanti una ricerca stilistica costellata di collaborazioni.

Lasciare il segno

Dal 1923 in poi, Venini avrebbe esposto le sue creazioni alla mostra internazionale di arti decorative di Monza e alle Biennali di Venezia, Milano, Roma e Torino. L’azienda suscitò l'interesse dei musei internazionali, che a partire dal 1930 ne acquistarono le opere per ampliare le loro collezioni: così fecero il MoMA di New York e alcune istituzioni scandinave, zona in cui il design di Venini era molto apprezzato.

La terza Biennale di Monza, 1927. “Sala del labirinto”, Ponti, Lancia, Venini, Chiesa. Immagine via inexhibit.com La terza Biennale di Monza, 1927. “Sala del labirinto”, Ponti, Lancia, Venini, Chiesa. Immagine via inexhibit.com

La collaborazione Cappellin-Venini non durò molto: nel 1925 Paolo si ritrovò, a soli 30 anni, al comando della VSM Venini & C. Sotto la sua guida, e con la direzione artistica di Napoleone Martinuzzi, l’inclinazione modernista della vetreria - ancora oggi ospitata all'interno di una chiesa settecentesca di Murano - venne rafforzata e diversificata nella produzione.

L'arte di scovare i talenti

Il visionario imprenditore, i cui antenati possedevano una fornace nei pressi del Lago di Como, aveva la capacità scovare individui di grande talento. Gli architetti Tommaso Buzzi e Giò Ponti, l'artista Carlo Scarpa, la ceramista svedese Tyra Lundgren -  che creò il piatto a forma di foglia che avrebbe ispirato molte varianti -, il pittore americano Ken Scott e il designer Fulvio Bianconi sono solo alcuni dei grandi nomi associati a Vetrerie Venini nel periodo tra le due guerre e la fine degli anni '50.

I vasi di Vittorio Zecchin disegnati per Cappellin Venini & C. Immagine via theveniceglassweek.com I vasi di Vittorio Zecchin disegnati per Cappellin Venini & C. Immagine via theveniceglassweek.com

In particolare, Bianconi ideò il famoso Fazzoletto, vaso ancora oggi considerato come uno dei "classici" della prestigiosa vetreria veneziana. Oltre a queste fruttuose collaborazioni, Paolo Venini sviluppò nuove tecniche decorative per il vetro soffiato.

Una questione di famiglia

Il fondatore della vetreria morì nel 1959. A quel punto l'architetto Ludovico Diaz de Santillana, suo generò, si trovò a capo dell'azienda di famiglia. L’uomo perpetuò lo spirito di innovazione tecnica e di collaborazione con artisti contemporanei portato avanti da Paolo.

Ed è così che Tobia Scarpa (figlio di Carlo), il finlandese Taplo Wirkalla e gli architetti e designer italiani Alessandro Mendini, Gae Aulenti ed Ettore Sottsass contribuirono alla compilazione del catalogo e alla promozione dell'azienda, che sarebbe rimasta nelle mani della famiglia fino alla fine del 1980.

Oggetti realizzati da Napoleone Martinuzzi per VSM Venini & C. Immagine via lestanzedelvetro.org Oggetti realizzati da Napoleone Martinuzzi per VSM Venini & C. Immagine via lestanzedelvetro.org

Nel 1972, un incendio ne distrusse gli uffici e gli archivi privando gli storici del settore di dati preziosi, senza tuttavia danneggiare gli strumenti di produzione. Fu proprio la paura del fuoco a spingere le autorità veneziane a "esiliare" i maestri vetrai a Murano alla fine del XIII secolo.

Le acquisizioni degli ultimi decenni

Negli anni '90, Venini divenne una vera forza economica e strategica agli occhi dei maggiori gruppi finanziari italiani grazie al contributo di personalità quali Arturo Ferruzzi e Raul Gardini, che alla metà del decennio finirono per detenere una quota di maggioranza della società.

Alla fine degli anni ‘90, dopo varie acquisizioni nel settore di attività (vetreria e illuminazione), l'azienda generava un fatturato di 20 miliardi di lire e aveva oltre un centinaio di dipendenti. Il mercato italiano non rappresentava più del 50% della vendita della società, la cui attenzione si era spostata dall'Europa agli Stati Uniti.

Carlo Scarpa for Venini. Immagine via pamono.co.uk Carlo Scarpa for Venini. Immagine via pamono.co.uk

Quello stesso anno, Gardini vendette la vetreria al gruppo Royal Scandinavia. Quest'ultimo l’avrebbe venduta dopo soli quattro anni ad Italian Luxury Industries, un gruppo che ha proseguito il piano di sviluppo internazionale creando accordi di distribuzione esclusiva.

Nel 2016 è stata la gioielleria Damiani ad acquisire la società, fiore all’occhiello italiano che non è rimasta incolume dalla crisi alla fine degli anni 2000. Tra il 2008 e il 2015 il fatturato di Venini è sceso da 15 a 10 milioni di euro e, prima della sua acquisizione, i 70 dipendenti hanno dovuto passare attraverso una fase di licenziamento temporaneo. L'azionista di maggioranza intende rafforzare le sinergie con le proprie attività progettando linee di gioielli in vetro.

Un lampadario Venini in una residenza privata a Mosca, Russia. Immagine via venini.com Un lampadario Venini in una residenza privata a Mosca, Russia. Immagine via venini.com

Guido Damiani ha recentemente dichiarato a Fashion Network che Venini è "un marchio fantastico con una storia forte che è necessario comunicare per presentarlo ai consumatori emergenti del lusso. Possiamo aiutarlo commercialmente e internazionalmente sui nostri mercati più importanti, come il Giappone."

Il settore della decorazione e dell'illuminazione orientato agli hotel e alle boutique di lusso (alcuni lampadari vengono venduti per oltre 100.000 euro) ha un potenziale di sviluppo significativo per la vetreria di Murano, che tra tre anni festeggerà il suo centenario.

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