Il colpo di fulmine di Picasso per la ceramica è piuttosto tardivo: tutto ha inizio nell'estate del 1946 quando l’artista, di passaggio a Golfe-Juan, nel sud della Francia, visita un’esposizione di ceramiche nel paese di Vallauris. La partecipazione all’evento rappresenta un punto di svolta nella sua carriera: da sempre incline alle novità, si butta a capofitto alla scoperta di questo nuovo materiale, esplorando i diversi tipi, metodi di produzione, cottura e decorazione.

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Nel 1948, l’artista instaura un rapporto di collaborazione con Suzanne e Georges Ramié, i proprietari di una fabbrica di ceramica conosciuti all’esposizione di due anni prima, che gli offrono la possibilità di sperimentare liberamente nel loro studio, il Taller de Madoura. Senza pensarci due volte, Picasso si trasferisce nel sud della Francia per dedicarsi stabilmente alla creazione di oggetti in ceramica: di lì al 1973, l’anno della sua morte, produrrà oltre 4000 pezzi dai colori, forme e decorazione più svariati. Lungo il percorso, scoccherà un altro amore: quello con la seconda moglie Jacqueline Roque, conosciuta proprio a Vallauris nel 1951.

L’esplorazione della pratica è come un parco giochi per Picasso, meravigliato dalla plasticità della terra e dal suo rigoroso processo di cottura. I diversi tipi di ceramiche (grès, porcellana, argilla, terracotta), le tecniche di modellazione, l’importanza di padroneggiare la fase di cottura, le infinite possibilità decorative...per il cubista, la ceramica è tutto fuorché un’arte minore: una tecnica ardua, che sperimenta creando e decorando vasi, piatti, bottiglie e pentole grazie all’esperienza della coppia Ramié.

L’intenzione di Picasso non è soltanto quella di lavorare ad oggetti su scala minore, fisicamente meno impegnativi rispetto ai quadri, ma anche di creare opere più accessibili. È anche per questa ragione che a Madoura ne produce così tanti esemplari, ma non mancano i pezzi unici che realizza interamente a mano. Anche qui ritornano i motivi tipici della produzione pittorica di Picasso, ma le ceramiche più belle e apprezzate in sala d’asta sono quelle zoo-antropomorfiche: donne e uomini-anfora, vasi a forma di uccelli, tori, pesci, civette.

Degli oggetti d’artista, sì, ma anche decisamente funzionali, che negli ultimi anni sono sempre più oggetto di vendite all’asta dedicate, sia per la gran quantità in circolazione, che per la loro economicità rispetto ai quadri di Picasso, decisamente non alla portata di tutti. Se i pezzi unici vengono battuti per cifre che si aggirano intorno ai 70.000 euro, le stime medie per le ceramiche prodotte a Madoura solitamente non superano i 5.000 euro. Ma il mercato delle aste è sempre imprevedibile: e allora chissà che comprare uno di questi pezzi non possa presto rivelarsi un ottimo investimento!

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