Banksy cita il MUDeC in giudizio per utilizzo improprio del suo nome

Pest Control accusa 24 Ore Cultura di aver usato impropriamente il marchio 'Bansky' per la promozione della mostra 'The Art of Banksy. A visual protest', dichiaratamente non ufficiale e non autorizzata. Ecco cosa ha deciso il giudice.

Banksy cita il MUDeC in giudizio per utilizzo improprio del suo nome

Banksy cita il MUDeC in tribunale. O meglio, Pest Control, società istituita dallo stesso artista per tutelare le sue opere e il suo marchio, ha citato in giudizio la 24 Ore Cultura, colpevole a suo avviso di aver usato impropriamente il suo nome nel merchandising venduto al bookshop, nel materiale promozionale della mostra e di aver riprodotto senza autorizzazione le opere di Banksy nel catalogo della rassegna.

Il giudice ha respinto tutte le contestazioni di Pest Control, esclusa una: il MUDeC dovrà ritirare tutto il merchandising della mostra venduto al bookshop, in quanto meramente commerciale e senza riferimenti alla mostra.

Dall'altro lato invece, l'uso del nome 'Banksy' e la riproduzione di due opere, Girl with balloon e Flower Thrower è legittima nell'intento promozionale della mostra e del progetto culturale. Sulla linea di confine si pone invece la questione del catalogo - legata soprattutto al concetto di illecito concorrenziale. I diritti delle riproduzioni fotografiche sono un tema complicato: i privati che hanno acquistato le opere con autorizzazione dello stesso Banksy, hanno ceduto a 24 ore Cultura anche i diritti di riproduzione, ma di base manca la certezza che fossero effettivamente loro - in quanto proprietari delle opere. In questo caso potrebbe essere una violazione del diritto d'autore, visto che il catalogo sarebbe in diretta concorrenza con altre pubblicazioni autorizzate invece da Banksy. In ogni caso, il giudice ha sentenziato che Pest Control non è stata in grado di dimostrare di essere effettivamente titolare dei diritti di riproduzione delle opere, avendo avanzato una rivendicazione derivante da questioni legate all'uso del marchio.

Non è la prima volta che Banksy attacca l'uso improprio del suo nome a fini promozionali. L'artista infatti, pur dichiarando spesso che il copyright è da perdenti ("copyright is for losers"), è molto attento alla questione delle speculazioni commerciali.

Banksy ha più volte messo in vendita oggetti e merchandising ma sempre a scopo benefico, come ad esempio la lotteria in collaborazione con la Ong Choose Love Help Refugees che ha messo in palio una scultura creata nel 2015 in occasione di Dismaland, a supporto dei migranti. Anche le mostre sono un tema scottante per lo street artist, nel caso del MUDeC, 'The Art of Banksy. A visual protest' è un'esposizione dichiaratamente unofficial e unauthorized: a tutela della feroce decontestualizzazione che spesso caratterizza le opere esposte, rubate dalla strada e riposizionate in eleganti sale, Banksy rifiuta di autorizzare gran parte delle mostre a lui dedicate.

Viene da chiedersi cosa lo street artist più famoso al mondo pensi davvero dei prezzi record delle sue opere e delle case d'asta che usano il suo nome a fini promozionali, ma questa è un'altra storia...

Foto di copertina: Paolo Poce

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