Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, nasce a Budapest, Ungheria, nel 1913. Fugge dal suo paese natale intorno al 1930, quando il nuovo governo fascista non ne vede di buon occhio la militanza nel partito comunista. Abbandonato il paese, il giovane passa per Germania, Danimarca e Francia. A Parigi conosce Gerda Taro, fotografa tedesca che diventerà sua compagna di vita e di lavoro.

Una delle prima agenzie per cui Capa lavora è la “Black Star", incaricata nel luglio del 1937 di fornire un’immagine per il dodicesimo numero della rivista LIFE. Sarà proprio la Leica di Capa a catturare quella fotografia, annoverata dalla rivista TIME tra i 100 scatti più emblematici della storia. Parliamo de “Il miliziano colpito a morte”, scattata durante la Guerra civile spagnola mentre Capa documenta il conflitto nella trincea dei soldati repubblicani.

Quello che pochi sanno è che la foto del miliziano viene pubblicata per la prima volta non su LIFE, ma nel numero 447 del settimanale francese “Vu”. Da lì, l'immagine viene ripresa da molti altri periodici con titoli diversi: “soldato lealista”, “soldato morente”, “milizia lealista” o “morte di un soldato”, diventando così emblematica da essere considerata ancora oggi  una delle migliori fotografie di reportage del XX secolo.

Pur essendo uno dei primissimi lavori della carriera fotogiornalistica di Capa, “Il miliziano colpito a morte” ben rappresenta il suo modus operandi. Con le stesse parole del fotogiornalista, “le immagini sono lì: basta catturarle”. E la genesi della fotografia è proprio questa: nei momenti concitati di un attacco alle truppe di Franco, Capa inizia a scattare con la macchina sopra la sua testa premendo l’otturatore senza guardare l’obiettivo. Da quella pellicola emerge la prima immagine della storia che ritrae un soldato nel preciso momento della sua morte.

Negli anni successivi Capa lavora molto in Europa, documentando soprattutto i principali eventi della Seconda guerra mondiale. Tra i suoi scatti più celebri, è imprescindibile ricordare quelli dello sbarco dei soldati americani in Normandia. Delle 106 fotografie scattate con una Compax durante il D-Day ne restano soltanto 11, conosciute come le “Magnificent Eleven”.

Lo scatto rappresenta per Capa l’ultima, più pura frontiera della verità: ed è dal suo istinto, dalla sua sincerità, che sono nate fotografie così potenti da restare ancora oggi un punto di riferimento per i reporter di guerra di tutto il mondo. Oltre a questo spirito, a Capa non è mai mancato il coraggio: la sua fede cieca verso l’importanza dell’immagine come testimonianza diretta lo ha portato a mettersi in gioco anche nelle situazioni più pericolose, arrivando dove altri fotografi avrebbero fatto un passo indietro.

Nel 1943-1944, Capa passa anche dall’Italia, dove è testimone delle principali fasi del conflitto nella penisola, dallo sbarco in Sicilia a quello di Anzio. Terminata la Seconda guerra mondiale Capa fonda l’agenzia Magnum insieme a Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e William Vandivert.

La pausa dal reportage di guerra, però, è breve: l’anno successivo lo troviamo a Tel Aviv a documentare la nascita dello stato di Israele. Poi, la tragica fine sul campo della prima guerra d’Indocina, dove muore a causa di una mina, ennesima prova di una coerenza e una passione uniche: “Il più intenso desiderio di un fotografo di guerra"  - diceva - "è la disoccupazione”.

Le fotografie di Robert Capa andranno all’asta da Be-Hold il 27 giugno, insieme agli scatti di altri fotografi internazionali. Scopri il catalogo cliccando qui!

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