1. Finì in una rissa con l’artista inglese George Underwood

David Bowie mostrò sin da piccolo una grande inclinazione verso l’arte e negli anni ‘60 frequentò il Bromley College of Art. Uno dei suoi compagni di scuola era George Underwood, l’artista che avrebbe firmato moltissime copertine del Duca Bianco e di altri gruppi che sono entrati nella storia del pop-rock.

In realtà la loro amicizia ebbe un inizio piuttosto burrascoso: durante gli anni del college, i due litigarono per una ragazza al punto da prendersi a pugni e uno dei colpi sferrati da George Underwood finì per danneggiare l’occhio destro in modo permanente. L’evento è la causa degli occhi “bicolore” di Bowie: non si trattava infatti di lenti a contatto ma di midriasi, ovvero una malattia che impedisce alla pupilla di aprirsi e chiudersi a seconda della luce. Un “look” accidentale che è finito per diventare uno dei segni particolari più riconoscibili di Bowie.

2. La copertina di “The Man Who Sold the World”  doveva essere disegnata da Andy Warhol

 

Era il 1970 quando sotto l’etichetta discografica Mercury Records uscì “The Man Who Sold the World”: ai tempi il disco non vendette molto, ma fu ben accolto dalla critica. Quasi 50 anni dopo, è considerato come uno dei migliori della carriera dell’artista e della storia del pop-rock, tanto da essere al 57º posto nella classifica dei 100 migliori album di tutti i tempi del New Musical Express.

Il camaleontico, incredibile David Bowie aveva da poco iniziato la sua carriera da solista - ma con questo album mostrava già una particolare inclinazione nei confronti della Pop Art e una grande fascinazione verso l’iconica figura di Andy Warhol. Il Duca Bianco aveva pensato di chiedere proprio a lui di disegnare la copertina di quest’album: alla fine venne realizzata dal disegnatore Michael Weller, ma la grafica strizza comunque l’occhio allo stile del capofila della Pop Art.

3. Dedicò una canzone al Re della Pop Art (e lo ha interpretato in un film)

Warhol non disegnò mai alcuna copertina per Bowie, ma i due si sarebbero conosciuti di persona nel settembre del 1971: l’incontro lasciò così tanto il segno che il suo quarto album “Hunky Dory” include una traccia dedicata proprio a Warhol. Il cantante gliela fece persino ascoltare in anteprima con uno show alla Factory.

I due non si sarebbero mai più incontrati, ma la loro connessione artistica sarebbe durata per molti anni a venire. Bowie stesso dichiarò più volte di essere stato molto influenzato sia dalla sua arte che dalla sua musica tanto che Ziggy Stardust, uno dei suoi alter-ego più riusciti, prende ispirazione dalle opere di Warhol e dalle canzoni dei Velvet Underground. Nel 1996, Bowie incoronò un suo sogno interpretando l’artista nel film “Basquiat”.

4. Realizzò un dipinto con Damien Hirst

Bowie e Hirst, uno degli artisti viventi più facoltosi e quotati al mondo, si conobbero negli anni ‘90 in occasione di un’intervista per la rivista Modern Painters. Da quell’incontro nacque una profonda amicizia tra i due, accomunati dalla controversia, dalla fama e dall’amore per la Pop Art.

Nel 1995 gli artisti britannici nello studio di Hirst a Brixton, dove realizzarono insieme il dipinto “Beautiful, Hallo, Space Boy” con lo “spin painting”. La tecnica, che Hirst aveva iniziato a sperimentare quattro anni prima, consiste nel dipingere su una superficie circolare in rotazione, come un vinile sul giradischi. A detta di Hirst, Bowie si divertì come un bambino a dipingere: “David capiva e amava l’arte e percepiva lo sforzo, il colore e la giocosità che stanno dietro alla creazione degli Spin Paintings”. Nel novembre del 2016 “Beautiful, Hallo, Space Boy” è stata venduta all’asta per 785.000 sterline raddoppiando la stima iniziale.

5. Era un collezionista di arte moderna e contemporanea

Musicista, editore, pittore, attore…e collezionista. Il Duca Bianco era anche un appassionato collezionista di arte e design di ogni epoca. La sua collezione d’arte includeva infatti opere di Damien Hirst e Basquiat, ma anche sculture africane, mobili di Ettore Sottsass e del gruppo Memphis, dipinti di Frank Auerbach (uno dei suoi pittori preferiti), pitture di Rubens e Tintoretto.

In un’intervista del 2016 al New York Times, il re del Glam Rock dichiarò che “l'arte era davvero l'unica cosa che avrei mai voluto possedere. Per me è sempre stata una costante forma di nutrimento. La uso, può cambiare il modo in cui mi sento al mattino. Lo stesso lavoro può cambiarmi in modi diversi, a seconda di quello che mi succede”. I dipinti che amava finirono per influenzare la sua musica, tanto da affermare che guardare le opere la mattina lo spingeva ad esprimere la sua arte.

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