Max Bechmann nel 1938. Immagine via Grisebach. Max Bechmann nel 1938. Immagine via Grisebach.

Nel 1942 l’Olanda, dove Beckmann risiedeva dopo aver abbandonato nel 1937 il suo paese d’origine, era da due anni occupata dai nazisti. Amsterdam, d’altronde, non sarebbe stata né la prima né l’ultima città ad ospitare il lavoro creativo dell’artista: a Firenze, Parigi, Berlino ed Amsterdam sarebbero seguite St. Louis e New York.

Lo spirito curioso di Beckmann ha certamente avuto una grande influenza nei tanti spostamenti dell’artista, ma è altrettanto ovvio quanto le circostanze storiche in cui il suo paese e l’Europa intera versavano durante Seconda Guerra Mondiale abbiano inciso sulle sue scelte. Nonostante “L’Egiziana” di Beckmann, coi suoi tratti orientali e i capelli scuri non rievocano certo lo stereotipo di una donna olandese, è certo che Amsterdam sia il luogo a cui risale la sua genesi.

Come precisa è la data: il 27 luglio del 1942. Quel giorno, Beckmann parlò nel suo diario di una “testa di donna illuminata dal basso”: e questa frase, forse inconsciamente, racchiude degli elementi fondamentali per leggere questo dipinto, considerato come una delle sue opere più belle e misteriose di sempre.

Il dipinto rappresenta, anche in un contesto di grande innovazione come quello della Secessione di Berlino, un unicum dato dal posizionamento della luce del ritratto dal basso - in un’epoca in cui gli smartphone erano ben lungi dall’essere inventati.

L'annotazione sul dipinto nel diario personale di Beckmann. L'annotazione sul dipinto nel diario personale di Beckmann. Immagine ©Grisebach.

Ma la luce è solo il primo di una serie di elementi misteriosi nascosti nella tela: chi è la donna ritratta? E perché viene chiamata “L’egiziana”? Max Beckmann avrebbe dichiarato che quella figura femminile gli era “apparsa in sogno”, ma fermarsi qui sarebbe superficiale. “L'egiziana”, così nominata dagli amici che visitavano lo studio, ha tutte le caratteristiche per essere un archetipo femminile nel senso più classico del termine e ricorda non solo la moglie Quappi, ma anche la bellezza di Nimet Eloui Bey. Nimet era una nota modella egiziana che posò per Man Ray e per Lee Miller, e si suicidò quando quest’ultima ebbe un affair con suo marito Aziz.

A sinistra: Man Ray, Nimet Elouet Ray. Immagine © Centre Pompidou. A destra: Ritratto di una giovane donna, 120/130 d.C. circa. Immagine via Grisebach. A sinistra: Man Ray, Nimet Elouet Bey. Immagine © Centre Pompidou.
A destra: Ritratto di una giovane donna, 120/130 d.C. circa. Immagine via Grisebach.

Quappi e Nimet, dunque, ma anche Nefertiti e l’archetipo della bellezza nella cultura egiziana, culla di quella occidentale. Il nome Nefertiti, curiosamente, significa “La bella è giunta”, un epiteto che potremmo ben applicare a questo olio su tela.

È quindi con ogni probabilità che, seppure Nimet sia stata la musa circostanziale di questo quadro, nella mente dell’artista ci fosse anche il busto di Nefertiti - ipotesi, questa, consolidata dal suo documentato interesse nei confronti dell’arte egiziana: sappiamo che nei suoi anni newyorkesi, per esempio, studiò a fondo la collezione del Metropolitan Museum, in particolare l’ala dell’arte egizia di periodo Halaf.

 Barbara Göpel nel 2011 davanti al dipinto "Autoritratto al bar" di Max Beckmann. Immagine via Grisebach.
Barbara Göpel nel 2011 davanti al dipinto "Autoritratto al bar" di Max Beckmann. Immagine via Grisebach.

C’è un ultimo e importantissimo nome che va menzionato nella storia di quest’olio su tela: quello di Barbara Göpel, storica dell’arte scomparsa un anno fa all’età di 95 anni. Suo marito Erhard, anche lui storico dell’arte, aveva una stretta amicizia con Max Beckmann e si occupò, negli anni ‘40, del fallimentare progetto del museo del Fuhrer a Linz.

Mentre l’artista - i cui lavori erano considerati dai nazisti “Arte Degenerata” - viveva ad Amsterdam, Göpel trasportò illegalmente molte delle sue opere in Germania aiutandolo finanziariamente, oltre che ad acquisire alcune per la sua collezione personale.“L’egiziana” faceva parte di questa collezione, in parte donata al Museo Statale di Berlino, che ha verificato che le opere non siano state razziate ma legittimamente acquistate dalla coppia.

Il dipinto andrà all’asta il prossimo 31 maggio alle 18:00 presso la casa d’aste tedesca Grisebach.

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