L’archeologa della rete

Nata il 19 luglio 1986 a Santa Barbara, in California, Petra Cortright è cresciuta nell'era digitale insieme al World Wide Web, di cui conosce bene codici e misteri nonostante il suo movimento perpetuo. Dopo gli studi alla Parsons School of Design di New York e al California College of Arts di San Francisco, l'artista si è trasferita a Los Angeles dove ha sganciato la sua prima bomba artistica sotto forma di un video girato con una webcam.

Caricato sul suo canale YouTube, il video trabocca di effetti speciali kitsch e dimostra le intense riflessioni della giovane sul consumo di immagini e dati digitali trasmessi ad alta velocità ai quattro angoli del mondo grazie a link, tag e parole chiave.

Uno dei primi video di successo di Petra Cortright, caricato su YouTube nel marzo 2011.

Secondo Petra e alcuni altri artisti della sua generazione come Jon Raffman, Artie Vierkant o Constant Dullart, - noti collettivamente come creativi "post-Internet" - il web non è soltanto un universo artistico a sé stante che offre infinite fonti di ispirazione e materiali riutilizzabili, ma è anche un campo per la sperimentazione, lo scambio e l'interazione con il pubblico.

Nella sua successiva serie di GIF e video eclettici, l'artista ha approfondito le sue riflessioni su Internet come contenuto e contenitore, segnalando, piuttosto che denunciando - come Andy Warhol fece con la Pop Art - la banalizzazione delle immagini, che porta a una perdita o diluizione di un significato continuamente riconfigurato.

Petra Cortright posa davanti a una sua opera. Immagine: Stefan Simchowitz, via palmbeachdailynews. Petra Cortright posa davanti a una sua opera. Immagine: Stefan Simchowitz, via palmbeachdailynews.

Attenta alle evoluzioni tecnologiche e agli effetti speciali, Petra affronta il web nel suo insieme ma agisce anche come un’archeologa che si immerge negli strati sedimentari del Web per estrarre immagini e scarti digitali del passato recente, che riorganizza in nuove opere la cui natura effimera ed eterna può lasciare vacillare gli spettatori.

L’Impressionismo su schermo

Petra Cortright Tale of two city note “take no prisoner”, 2017. Immagine via Ever Gold Projects. Petra Cortright, Tale of two city note “take no prisoner”, 2017. Immagine via Ever Gold Projects.

Oltre alle sue produzioni online, Petra negli ultimi anni ha realizzato anche "dipinti" più tangibili, in particolare per alcune gallerie. Le sue creazioni digitali, composte da collage, sovrapposizioni, riproduzioni e assemblaggi da quella che lei definisce una "cartella madre", acquisiscono una nuova dimensione su plexiglass, alluminio, seta o lino.

L'artista ha così riciclato i temi floreali e paesaggistici cari agli impressionisti. Il suo lavoro strizza l'occhio a Claude Monet, la cui influenza nelle sue opere - e pennellate - riconosce lei stessa, trasponendo l'esperienza sensoriale del vedere e dipingere la Francia nell'Ottocento all’universo globalizzato e iperconnesso del XXI secolo.

Immagine via ArtNowLA. Immagine via ArtNowLA.

Ma se gli impressionisti prediligevano le decorazioni per esterni, l'approccio di Cortright si concentra risolutamente sull'interno, limitandolo agli schermi dei computer e alle interfacce degli smartphone, le cui variazioni di luce e colore sono analizzate attraverso i visori dei gamer. Queste sessioni di pittura con la tavolozza digitale possono durare fino a dodici ore di fila e ricordano in qualche modo il lavoro della performer Marina Abramovic, che Petra cita spesso come modello.

Petra Cortright, ILY, 2015, Foxy Production, New York, NY. Petra Cortright, ILY, 2015, Foxy Production, New York, NY.

Il ruolo delle donne

La pornografia e la rappresentazione del corpo femminile sono altri temi centrali nel lavoro artistico e digitale della creativa californiana. "Niki, Lucy, Lola, Viola" - la sua personale presentata nel 2015 alla Depart Foundation di Los Angeles - immergono il pubblico in un fantastico universo di gigantesche cam girl virtuali, sviluppate grazie a software e tecniche di animazione digitale prese in prestito dal mondo cinematografico, come il greenscreen.

A differenza della narrazione cinematografica classica, Petra Cortright utilizza i codici visivi e narrativi degli utenti della rete per sviluppare una posizione molto personale sullo sfruttamento e la commercializzazione dei corpi nell'era digitale.

Petra Cortright, Niki_Lucy_Lola_Viola, 2015. Immagine via i-D. Petra Cortright, Niki_Lucy_Lola_Viola, 2015. Immagine via i-D.

Nell 2014, Cortright ha collaborato insieme al partner Marc Horowitz con la stilista Stella McCartney, producendo una serie di video che mettono in luce i materiali e i motivi delle collezioni della designer, sfruttando così la sua fama nel web, in particolare su YouTube.

Mentre l'arte digitale è solo agli stadi iniziali in termini di monetizzazione, Petra Cortright, il cui lavoro è stato salutato con ampi elogi in numerosi eventi internazionali di arte contemporanea, è già in vantaggio grazie a una rete di galleristi che vende le sue opere per cifre che superano i 50.000 euro.

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