Georgia O'Keeffe. Immagine via the Met Georgia O'Keeffe. Immagine via the Met

L’influenza del Giappone

Nata il 15 novembre 1887 in una fattoria del Wisconsin da padre irlandese e madre ungherese, Georgia O’Keeffe sapeva che sarebbe diventata una pittrice già all’età di 12 anni. Dopo un periodo all’Art Institute of Chicago, una borsa di studio le permise di frequentare l’Art Students League di New York sotto l’occhio vigile del grande pittore e insegnante William Merritt Chase.

Durante gli studi non mancarono momenti di sconforto in cui Georgia, poco incline agli studi accademici e allergica alla trementina, contemplò l’idea di abbandonare la pittura. A ravvivare la sua passione e restituirle la tenacia di un tempo fu un corso estivo in Virginia: gli insegnamenti di arte giapponese del professore Arthur Wesley Dow e lo studio delle teorie di Kandinsky sull’astrattismo divennero le colonne portanti della sua pratica.

Hibiscus, 1931. Immagine via Barnebys Hibiscus, 1931. Immagine via Barnebys

New York, New York

Solitaria per scelta e viaggiatrice per vocazione, Georgia O’Keeffe visse per alcuni mesi in Texas guadagnandosi da vivere come insegnante di disegno. Grazie all’aiuto di un fotografo che aveva conosciuto alla Columbia, nel 1927 debuttò con la sua prima mostra alla Galleria 291, un importante spazio espositivo di New York. Il suo proprietario, il fotografo Alfred Stieglitz, sarebbe diventato prima suo mentore e poi, nel 1924, suo marito.

L’incontro tra i due diede una svolta positiva alla pittrice del Wisconsin, che tramite il compagno conobbe importanti artisti modernisti che bazzicavano nella sua cerchia di amici: Demuth, Dove, Harley, Steichen… Attraverso questi contatti il suo lavoro - composto di scene urbane, dettagli floreali e paesaggi - prese una piega più intimistica, grazie al passaggio dai colori ad acqua a quelli ad olio e al graduale spostamento verso l’astrattismo. Gli anni ‘20 continuarono sull’onda del successo del suo primo debutto, con una serie di mostre a New York che sparsero ulteriormente la voce sul suo talento. I primi lavori su commissione non si fecero attendere.

Lake-George-Reflection, 1921-1922. Immagine via Barnebys Lake-George-Reflection, 1921-1922. Immagine via Barnebys

Un deserto fertile

All’inizio degli anni ‘30, Georgia fece spesso la spola tra la Grande Mela e il New Mexico alla ricerca di nuove fonti di ispirazione, mettendo su tela gli stati emotivi e le sensazioni che i paesaggi desertici le suscitavano. Dopo aver superato un momento di grave depressione che le impedì di completare un murales per il Radio City Music Hall di New York, nel 1940 si trasferì definitivamente nella regione di Ghost Ranch, nei pressi della cittadina di Abiquiu.A quel punto, il suo lavoro iniziò a tendere al fantastico e le vennero dedicate ben due retrospettive, una all’Art Institute of Chicago e una MoMA in New York, dove divenne la prima artista donna ad avere una personale.

Corn No. III, 1924. Immagine via Barnebys Corn No. III, 1924. Immagine via Barnebys

Nel luglio del 1946 Alfred Stieglitz morì di infarto. Nonostante la relazione si fosse fatta via via più distante, Georgia passò i tre anni successivi a prendersi cura delle proprietà del fotografo, inventariando centinaia di lettere e oltre 4.000 opere.

Gloria e solitudine

Una volta tornata in New Mexico nel 1949, Georgia si fece nomea di eremita, nonostante le piovessero addosso premi e onorificenze: in quegli anni venne nominata membro dell’American Academy of Arts and Letters, socia dell’American Academy of Arts and Sciences, vincitrice della Presidential Medal of Freedom e della National Medal of Arts.

Two Calla Lilies Together,1923. Immagine via Barnebys Two Calla Lilies Together,1923. Immagine via Barnebys

I numerosi movimenti che scossero gli anni Sessanta, insieme al suo isolamento volontario nel deserto, la relegarono in qualche modo sullo sfondo della scena artistica americana, ma il suo lavoro sarebbe comunque stato presentato in una nuova retrospettiva al Whitney Museum of American Art a Manhattan nel 1970.

Near Abiquiu, New Mexico, 1931. Immagine via Barnebys Near Abiquiu, New Mexico, 1931. Immagine via Barnebys

A partire dal 1972 Georgia perse la vista. Non riuscì mai più a dipingere, ma continuò a disegnare fino ai primi anni '80 facendo affidamento su un amico che l’assisteva nel suo lavoro e l’aiutava nella scrittura la sua autobiografia.

Jimson Weed:White Flower No. 1. Immagine via Barnebys Jimson Weed:White Flower No. 1. Immagine via Barnebys

Georgia O'Keeffe morì quasi centenaria nel 1986 a Santa Fe, la capitale del New Messico dove circa dieci anni dopo fu aperto un museo a lei dedicato. Il suo dipinto Jimson Weed / White Flower No.1 (1932), che apparteneva alla collezione del museo, è stato messo all'asta nel novembre 2014 da Sotheby's New York, dove ha stabilito un record di 44,4 milioni di dollari. Nel 2016, la Tate Modern di Londra ha tenuto la prima grande retrospettiva postuma dell'artista americana in Europa. “Gli uomini mi descrivono come la migliore pittrice donna”, disse lei nel 1990, “io penso di essere uno dei migliori pittori.”

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